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Mostra al Brescia Photo Festival

Una mia mostra al Brescia Photo Festival per la Mille Miglia

In occasione della nuova edizione della gara di regolarità per auto storiche Mille Miglia, il curatore del Brescia Photo Festival Renato Corsini mi ha chiesto di realizzare un reportage fotografico su una realtà specifica legata al mondo dei motori: quella relativa alla velocità virtuale. Confesso che me la cavo meglio con la macchina fotografica piuttosto che con il volante o con un joystick: infatti la mia conoscenza relativa al mondo dei video giochi di auto e gare automobilistiche era ferma ai ricordi dell’adolescenza, quando con i compagni dell’Arnaldo ogni tanto, soprattutto durante gli scioperi, si “bruciava” e si faceva una capatina nelle sale giochi di allora,  il mitico Piccadilly all’angolo di via X Giornate (quello  più fighetto, contrapposto a quello della stazione).
Erano luoghi permeati di un’oscura carica trasgressiva, dove le risse erano all’ordine del giorno e dove le “saponette” dell’Arnaldo non erano ben viste.

Da allora non ho praticamente più toccato un computer per giocare ad un videogame: quando ho cominciato ad informarmi sul mondo attuale delle gare automobilistiche elettroniche ho scoperto che le sale giochi tradizionali praticamente non esistono più da anni, soppiantate dalla doppia spinta delle Playstation domestiche e delle sale slot, ben più redditizie per i gestori. Per settimane ho vagato online su siti e forum, per scoprire che i video giochi di auto, se ancora si possono chiamare così, sono una nicchia di un fenomeno vastissimo. Ora parlare di videogames è riduttivo: la parola d’ordine della velocità virtuale è sim racing, con tanto di campionati automobilistici virtuali, live streaming, scuderie ufficiali, televisioni al seguito e fiere dedicate come quella di Nurburg.

Dopo avere frequentato un po’ questo mondo, scoperto che è un mondo molto domestico e non troppo fotogenico (la maggior parte dei driver partecipa ai campionati al proprio pc di casa), aver sbattuto la faccia contro qualche muro confesso che la mia conoscenza dei motori e dei videogames è migliorata solo leggermente.
Per fortuna lungo il percorso ho avuto la fortuna di incontrare due persone, Luca e Davide, che gestiscono due nuovi centri di simulazione di velocità virtuale agli antipodi della provincia bresciana, a Desenzano e Orzivecchi. Grazie a loro ho scoperto che esistono appunto dei saloni specializzati con diverse postazioni dotate di tecnologie avanzatissime che ti consentono di provare l’ebbrezza della guida di una vettura di Formula 1.

 

Fiera dedicata al Sim Racing di Nurburg

Il centro D2D Simulation

Il centro Virtual Racing a Desenzano del Garda

 

Ferdinando Scianna sulla fotografia di matrimonio

Il pensiero di Scianna sul reportage di matrimonio

Scianna ha poi raccontato dei suoi contatti con la fotografia di matrimonio, di alcuni colleghi siciliani che hanno fatto di questa tipologia di fotografia un’arte e di come lui una volta abbia fotografato il matrimonio di una parente per poi sentirsi dire che la sposa avrebbe voluto risposarsi, dato che dalle foto di Scianna non traspariva nulla del matrimonio!

da sinistra: Massimo Minini – Marco Vallora – Ferdinando Scianna

Ci sono stati poi dei gustosi siparietti tra Scianna e Massimo Minini che hanno discusso di arte contemporanea e fotografia. L’approccio di Scianna, pur essendo un uomo dalla cultura vastissima, è molto concreto: “le foto belle non servono a nulla. Al massimo ci possono essere delle foto buone che raccontano”. L’approccio di Minini è inevitabilmente più legato alla sua esperienza di gallerista di successo. Minini ha poi ricordato il primo incontro con Scianna, in occasione della mostra sui fotografi italiani che stava curando in quel periodo. L’esordio non fu dei più felici, ma col tempo si può dire che il rapporto migliorò… 🙂

L’articolo “Scatti proibiti al matrimonio” su La Stampa ed. Nazionale di Marco Vallora

Personalmente il momento migliore con Ferdinando Scianna e quello che ricordo più volentieri è stato il viaggio di ritorno a Milano in compagnia di Alby Mancini alla guida e di Marco Vallora. Scianna ci ha parlato della Magnum e di come le cose non siano mai scontate e semplici, nemmeno nella più grande agenzia del mondo. Anche qui ci sono rivalità e scontri, anche molto duri, diverse visioni della fotografia e del business; anche se tutti i fotografi Magnum sono accomunati a suo dire da un grande orgoglio e senso di responsabilità per far parte di un’icona vivente

Prima parte dell’articolo del Corriere della Sera – Brescia
Seconda parte dell’articolo del Corriere della Sera – Brescia
Terza parte dell’articolo del Corriere della Sera – Brescia

In mostra alla Biennale dei Cedri

Una mia mostra sul cibo in esposizione alla V Biennale dei cedri

Su invito del gallerista Renato Corsini a maggio metto un po’ ordine nel mio archivio con l’obiettivo di ottenere una mostra coerente sul tema del cibo e dell’immigrazione. Corsini infatti, insieme a Ken Damy, altro nome storico della fotografia bresciana che da qualche anno si divide con la Calabria, stanno collaborando alla direzione artistica della V Biennale dei Cedri che per il 2015 è dedicata all’uomo nomade e Peregrinazioni, Terre Lontane, Luoghi, Etnie, Memorie. Un tema  attuale in questi tempi…

Io da anni sto svolgendo un lavoro  (con molte pause) sulla presenza degli immigrati nel territorio bresciano ed inevitabilmente un terreno di contaminazione è il cibo e i relativi ristoranti etnici che da qualche anno sono comparsi anche a Brescia. Oltre agli immancabili kebab e sushi, ci sono ristoranti africani, bosniaci, indiani, russi, marocchini..

Se fino a qualche anno fa la clientela di questi ristoranti era composta da immigrati e da qualche bresciano alternativo, negli ultimi tempi la clientela si è molto diversificata. Al Taj Mahal, il ristorante indiano-rumeno (questa è una delle meraviglie dell’integrazione 🙂 ) di Brescia, ormai i clienti bresciani sono più della metà.

Qui sono pubblicati alcuni dei 25 scatti in mostra. La Biennale si svolge in Calabria e in particolare al Palazzo Rinascimentale di Aieta, Palazzo Cavalcanti a Verbicaro, al Museo della terra a S.Domenica Talao, al palazzo ducale di Maierà e Grisolia, ed anche a Orsomarso, Scalea e Diamante; sono previsti inoltre seminari, workshop ed incontri con gli artisti.

 

Maggiori informazioni: http://www.atelierdufauxsemblant.it/inaugurazione-biennale-fotografica-l-uomo-nomade/

 

Comunicato stampa mostra Il tempo nel Mezzo

Comunicato Stampa:

IL TEMPO NEL MEZZO

Locandina della mostra

Giorgio Baruffi / Andrea Gilberti / Alberto Mancini / Alberto Petrò / Roberto Ricca

“Nel mezzo del tempo ordinario (kronos), il tempo straordinario (kairos) accade.”

Così come ogni fotografia è un racconto di luce e granuli d’argento (oggi pixel), così ogni reportage è una storia a sè. A prescindere dalla storia, il reportage ha il potere di penetrare, attraverso pochi fermi-immagine, un mondo invisibile, svelando tutti i dettagli necessari affinché l’essenziale possa emergere.

Per fare ciò il fotografo deve plasmarsi attorno al mondo che sta per raccontare con intuizione e determinazione, poichè spesso non è l’evento appariscente la chiave di lettura, bensì particolari apparentemente silenziosi. Nel reportage ogni storia ha bisogno di un’estetica che si adatti agli spigoli di una vecchia madia in una masseria del sud Italia, o allo sconfinato paesaggio montano nel Perù amazzonico, o al rispetto di fronte a quel viso che ti guarda implacabile uscendo dal Brooklyn Label e non puoi che ammirarlo per un attimo soltanto. La forza del reportage sta anche nel non fotografare.

Questa storia si ripete da secoli ed è un classico fotografico. Ogni storia, tra un brindisi ed un bacio, nasconde attimi di tiepida intimità, momenti inconsueti di sospensione in un tempo di mezzo, situazioni apparentemente distaccate da ciò che di più importante sta accadendo attorno, riservate ad un occhio sensibile: una telefonata inaspettata, la densità dei pensieri di quell’uomo seduto in disparte, l’attesa di tre persone all’ombra di un portone. Questi dettagli non hanno un valore intrinseco, ma se colti intelligentemente, possono trovare la giusta collocazione nella narrazione, così che il reportage possa diventare davvero un documento veritiero.

La mostra

Cinque professionisti si confrontano sul tema del matrimonio, estraendo dai loro archivi 50 immagini che rappresentano quella storia parallela che non viene raccontata abitualmente, ma che merita di essere vista. Non si tratta di un reportage di ricerca sul matrimonio, bensì di un’attenta selezione di fotografie che vanno ben oltre la committenza. Esse offrono una visione rara, che ribalta la concezione estetica legata a questo evento. Durante il matrimonio i fotografi si prendono il loro momento per poter raccontare in maniera personale il resto, e cioè il tempo nel mezzo: fotografie tra le fotografie, un reportage allo stato puro.

Mostra “Il tempo nel mezzo”

Mostra di fotografia a Brescia Il tempo nel mezzo

Dal 22 al 24 maggio presso Palazzo Mondini a Brescia ho avuto il privilegio di esporre insieme ad altri 4 colleghi (Giorgio Baruffi, Andrea Gilberti, Alberto Mancini, Alberto Petrò) per la mostra Il tempo nel mezzo.

Come nasce l’idea della mostra?

E’ tutto nato da Andrea, che in occasione della pensione di suo papà, il mitico Gino Gilberti, storico fotografo matrimonialista bresciano, decide di fargli un omaggio: una mostra che trascenda i limiti della fotografia di matrimonio, spesso considerata dagli altri fotografi come figlia di un dio minore. Da quel momento ci siamo trovati periodicamente, confrontandoci sulla nostra idea di mostra e più in generale di fotografia, sulle persone da coinvolgere e sulle possibili location.

Tentativi di taglio dei passe-partout
Massimo Minini con noi 5 fotografi bresciani
Istantanea da una delle riunioni settimanali…

Il tempo nel mezzo. Da dove arriva questo nome?

In una delle settimanali riunioni pre-evento che abbiamo tenuto presso lo studio In Limbo abbiamo cominciato a fare  brain storming: serviva un nome evocativo, che richiamasse l’idea che ci accomuna di fotografia e che possibilmente non svelasse troppo, senza esplicitare che si trattava di fotografie di matrimonio.

Giorgio ha introdotto il concetto della parola greca “Kairos” che significa  “il momento giusto”. I greci infatti, più di 2500 anni fa (!!) differenziavano il tempo in ordinario (Kronos), ossia la normale sequenzialità dei momenti che si seguono, e in Kairos, il tempo straordinario in cui “qualcosa” accade. A Traù in Croazia, in un convento, c’era uno bassorilievo che rappresentava il Kairos greco: un giovane fanciullo nudo che correva.
Secondo i greci antichi, Kairos era la divinità (poco conosciuta e rappresentata) del momento che deve essere afferrato (dal ciuffo di capelli sulla fronte del ragazzo); altrimenti il momento è andato per sempre e non può più essere ri-catturato (infatti la parte posteriore della testa del fanciullo è senza capelli).

Il libro de Il Tempo nel Mezzo
Bassorilievo del dio Kairos

E la cosa che mi affascina molto come fotografo è che sei tu che decidi che peso dare a questo tempo straordinario, ponendo un accento sulla normale sequenzialità del tempo ed estraendo un frammento di significato. Se Kronos ha una natura quantitativa quindi, Kairos è essenzialmente quindi un concetto qualitativo.
Insomma un concetto perfetto per dei fotografi di reportage: non a caso Kairos è stato spesso avvicinato al “momento decisivo” di Henri Cartier-Bresson.

Locandina della mostra

 

I tre giorni di evento

La partecipazione del pubblico all’evento è stata pazzesca, abbiamo contato più di 1.000 persone che durante i tre giorni sono venuti a vedere la mostra. E i commenti sono stati davvero entusiastici. Ognuno di noi 5 fotografi è abbastanza adulto e ha visitato abbastanza mostre per riconoscere un commento di cortesia da un giudizio dato col cuore, in modo sincero.

Alcune opere della mostra Il Tempo nel Mezzo
Il pubblico guarda le opere in mostra

La location: Palazzo Mondini

Tanto ha contribuito  la location: il fascinoso Palazzo Mondini (palazzo che in realtà non esiste nella toponomastica bresciana: semplicemente lì viveva il signor Mondini 😉 ) con il suo cortile, le pareti scrostate, il suggestivo lucernario sulla scalinata e il suo fascino retrò e sgarruppato.

Mia figlia Gaia scende la bella scalinata di Palazzo Mondini
Le scale interne di Palazzo Mondini
Il lucernario all’interno di Palazzo Mondini

L’allestimento e le luci

Molto ha contribuito l’allestimento, coordinato in prima persona da Alberto Petrò che ha messo a disposizione di tutti la sua esperienza nell’organizzazione di eventi culturali ed artistici. Le raffinate luci di Catellani & Smith hanno impresso una cifra estetica sofisticata e vagamente misteriosa, alimentate da un impianto elettrico un po’ di “fortuna”. Sì perchè prima della mostra, la parte di palazzo Mondini che abbiamo usato per esporre le 50 fotografie, era ricoperta da cumuli di polvere e abbandono, senza acqua e corrente.

Il tempo nel mezzo – Mostra di fotografia di matrimonio
Una sala interna della Mostra Il Tempo nel Mezzo
le grandi pulizie per l’allestimento
e via di martello…

Gli ospiti e i partner

Una grande parte del successo va sicuramente ai partner: Massimo Minini, il grande gallerista e collezionista bresciano, ci ha onorato della sua presenza all’inaugurazione, scrivendo per la mostra un commento bellissimo e in generale sposando generosamente il progetto espositivo. Il critico d’arte del quotidiano La Stampa Marco Vallora ha portato alla mostra i grandi fotografi Ferdinando Scianna (Magnum) e Mario Cresci, intessendo colte dissertazioni sulla fotografia con il pubblico e con gli ospiti.

Massimo Minini guarda una mia foto 🙂
Massimo Minini alla mostra Il tempo nel Mezzo
Proiezione di foto con intervento del critico d’arte de La Stampa Marco Vallora
Mario Cresci alla mostra
Mario Cresci discute con Alberto Mancini per la proiezione
L’assessore alla Cultura di Brescia Laura Castelletti durante la proiezione

Nicola Falappi e Erminando Aliaj

Nicola Falappi di StudioQuaranta ha allestito con gusto raffinato il cortile e gli spazi della mostra. L’emergente fotografo di moda Erminando Aliaj che con i suoi ritratti per una volta ci ha fatto sentire dall’altra parte dell’obiettivo.

Un allestimento floreale di Nicola Falappi (Studio Quaranta)
Brunch domenicale nel cortile di Palazzo Mondini
Il fotografo Erminando Aliaj (foto Alberto Petrò)

La musica

Per la parte musicale Titti Castrini (compagno di tour di Vinicio Capossela), Dj Webb, Violin & Cello Duo e il pianista Simone Lombardi hanno creato suggestive partiture sonore.

Titti Castrini intrattiene con il suo sound
Violin & Cello durante l’inaugurazione

Food e dintorni

Perimetro Good Food e Fuori di Mente (Mente Locale) hanno pensato a nutrire anche il corpo dopo tanto soul food.. 😉

Fuori di mente mobile catering, Mente Locale Brescia

 

Le fotografie

Credo (spero) che la componente principale del successo della mostra sia stata data però dalla qualità delle 50 fotografie:
5 fotografi di matrimonio, 5 diversi modi di interpretare “il tempo nel mezzo” e la storia parallela che si dipana lungo uno dei giorni più densi di significati e pathos nella vita di ognuno.

 Leggi il comunicato stampa ufficiale della mostra Il Tempo nel Mezzo


 

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