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Brescia Photo Festival

Il più grande evento di fotografia a Brescia degli ultimi anni

Alla fine Renato Corsini ce l’ha fatta ad organizzare a Brescia un grande Festival di fotografia internazionale. E’ riuscito dove molti  avevano provato, pur con ottimi risultati e grandi meriti, si pensi alle Biennali di Ken Damy. Corsini, coadiuvato da Brescia Musei e dall’amministrazione ha organizzato finalmente un festival  di respiro in una città come Brescia che pullula di gallerie d’arte, collezionisti e fotografi. Mettendo insieme istituzioni, Macof e approfittando delle immediata dipsonibilità di una mostra dell’agenzia Magnum (la più prestigiosa al mondo) è stata organizzata in grande fretta la prima edizione del Brescia Photo festival. E tutti in città, compresi gli inevitabili critici e “haters”, sperano che questo appuntamento diventi fisso: è troppo eccitante vedere la città pulsare di fotografia come in questo 7 marzo, data dell’inaugurazione.

La mostra di Uliano Lucas

Tralasciando per una prossima visita le mostre al Museo santa Giulia (la prima mondiale di “Leggere” di Steve McCurry e le mostre dell’agenzia Magnum) io sono andato al Macof a vedere la corposa retrospettiva su Uliano Lucas, un fotoreportagista di carattere, uno di quei mostri sacri che sono il pane di Renato Corsini gallerista. Molto belle le serie sul lavoro, sulle tensioni sociali degli anni ’70 e sulle prime ondate di immagrazione in Europa.
Immagini analogiche che hanno il pregio di documentare grandi trasformazioni sociali: a guardarle oggi, a distanza di 40 anni, sembra che siano passate ere geologiche. In realtà basta cambiare i nomi e le logiche sono sempre quelle: i poveri si spostano sempre verso il benessere e la modernità, incantati dalle sirene di un consumismo che sembra alla portata. E allora il pranzo domenicale degli immigrati meridionali degli anni ’70, particolarmente ricco e abbondante come a scacciare i fantasmi recenti della miseria, diventa la metafora di tanti immigrati che oggi scavalcano le frontiere della Fortezza Europa, sperando in un avvenire per i propri figli. Tra le tante belle immagini, che rimangono scolpite nell’inconscio, una mi ha veramente colpito: è lo scheletro di un condominio milanese negli anni ’70 con i suoi loculi/appartamenti tutti uguali nel loro tentativo di distinguersi, con i panni stesi e le alfasud parcheggiate nel posto auto. Da brivido…

Caio Mario Garrubba e le altre mostre

Molto interessanti anche le altre mostre ospitate al Macof: gli anni cinesi di Caio Mario Garrubba, un grande affresco sulla Cina Maoista quando questa non andava così di moda come oggi. Basti dire che Garrubba fu il secondo fotografo occidentale ad entrare nella Cina Moista dopo Cartier-Bresson.
L’attrice bresciana Camilla Filippi in Psychedelic Breakfast gioca con la sua molteplice personalistà e interpreta ogni mattina un personaggio diverso, immortalandosi con un autoironico selfie. E in Wunderkammer. La stanza delle meraviglie si può vedere una mostra collettiva di opere fotografiche di artisti contemporanei italiani, composta da stampe di esclusiva manifattura analogica: sperimentazioni e rivisitazioni delle tecniche antiche ed alternative.

Il Macof e la sua collezione permanente di fotografia italiana del Dopoguerra

Senza dimenticare che il Macof ospita duecentocinquanta fotografie di quarantanove fra i maggiori protagonisti della fotografia italian: una corposa testimonianza della storia della fotografia italiana del Secondo novecento. I fotografi in mostra: Paola Agosti, Maria Vittoria Backhaus, Studio Ballo, Marina Ballo Charmet, Gian Paolo Barbieri, Gabriele Basilico, Letizia Battaglia, Carlo Bavagnoli, Sandro Becchetti, Gianni Berengo Gardin, Giovanna Borgese, Giuseppe Bruno, Romano Cagnoni, Lisetta Carmi, Alfa Castaldi, Elisabetta Catalano, Carla Cerati, Francesco Cito, Mario Cresci, Luciano D’Alessandro, Tano D’Amico, Mario De Biasi, Mario Dondero, Franco Fontana, Federico Garolla, Caio Mario Garrubba, Giovanni Gastel, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Paolo Gioli, Frank Horvat, Mimmo Jodice, Giorgio Lotti, Uliano Lucas, Pepi Merisio, Nino Migliori, Ugo Mulas, Occhiomagico, Carlo Orsi, Giuseppe Palmas, Federico Patellani, Gianni Pezzani, Franco Pinna, Piero Raffaelli, Tazio Secchiaroli, Enzo Sellerio, Gianni Turillazzi, Massimo Vitali.

 

Ecco il sito del Festival

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    Ferdinando Scianna sulla fotografia di matrimonio

    Il pensiero di Scianna sul reportage di matrimonio

    Scianna ha poi raccontato dei suoi contatti con la fotografia di matrimonio, di alcuni colleghi siciliani che hanno fatto di questa tipologia di fotografia un’arte e di come lui una volta abbia fotografato il matrimonio di una parente per poi sentirsi dire che la sposa avrebbe voluto risposarsi, dato che dalle foto di Scianna non traspariva nulla del matrimonio!

    da sinistra: Massimo Minini – Marco Vallora – Ferdinando Scianna

    Ci sono stati poi dei gustosi siparietti tra Scianna e Massimo Minini che hanno discusso di arte contemporanea e fotografia. L’approccio di Scianna, pur essendo un uomo dalla cultura vastissima, è molto concreto: “le foto belle non servono a nulla. Al massimo ci possono essere delle foto buone che raccontano”. L’approccio di Minini è inevitabilmente più legato alla sua esperienza di gallerista di successo. Minini ha poi ricordato il primo incontro con Scianna, in occasione della mostra sui fotografi italiani che stava curando in quel periodo. L’esordio non fu dei più felici, ma col tempo si può dire che il rapporto migliorò… 🙂

    L’articolo “Scatti proibiti al matrimonio” su La Stampa ed. Nazionale di Marco Vallora

    Personalmente il momento migliore con Ferdinando Scianna e quello che ricordo più volentieri è stato il viaggio di ritorno a Milano in compagnia di Alby Mancini alla guida e di Marco Vallora. Scianna ci ha parlato della Magnum e di come le cose non siano mai scontate e semplici, nemmeno nella più grande agenzia del mondo. Anche qui ci sono rivalità e scontri, anche molto duri, diverse visioni della fotografia e del business; anche se tutti i fotografi Magnum sono accomunati a suo dire da un grande orgoglio e senso di responsabilità per far parte di un’icona vivente

    Prima parte dell’articolo del Corriere della Sera – Brescia
    Seconda parte dell’articolo del Corriere della Sera – Brescia
    Terza parte dell’articolo del Corriere della Sera – Brescia

    Ferdinando Scianna a Brescia in visita alla mostra Il tempo nel mezzo

    Finissage della mostra di foto di matrimonio a Brescia: ospite il grande fotografo italiano Ferdinando Scianna

    Sì, proprio lui, Scianna, il fotografo siciliano dell’agenzia più famosa al mondo, la Magnum. Il pupillo di Leonardo Sciascia e Henri Cartier-Bresson. Il fotografo che negli anni ’90 raccolse la sfida di una coppia di stilisti all’epoca sconosciuti, Dolce & Gabbana, per rivoluzionare la fotografia di moda con le sue evocative immagini in bianco  e nero della modella Marpessa ambientate tra i vicoli assolati della Sicilia più ancestrale.

    Ma vediamo come ha fatto Ferdinando Scianna a finire a Brescia a vedere la mostra sul matrimonio di 5 fotografi (per carità, bravi ;-).
    Venerdì 3 luglio è giunta al termine Il tempo nel mezzo, l’evento-mostra che ha avuto il suo clou a maggio a Palazzo Mondini nel quartiere Carmine a Brescia, organizzato insieme ad altri 4 amici e colleghi fotografi (per tutti i dettagli della mostra leggi qui e qui ).

    Il finale è stato di quelli col botto, come si suol dire. Leggendo le puntate precedenti avrete letto che questo progetto di mostrare i cosiddetti b-side dei nostri foto reportage di matrimonio era stato sposato e supportato dal gallerista Massimo Minini, uno che generalmente lavora con gente come Anish Kapoor, Vanessa Beecroft, il compianto Gabriele Basilico, Cattelan,  Boetti, Paolini, LeWitt, Graham e Daniel Buren. Tramite i contatti di Alberto Petrò, tra noi cinque quello più avvezzo al mondo dell’arte contemporanea e delle gallerie, abbiamo poi ricevuto anche l’adesione generosa e convinta di Marco Vallora, critico d’arte de La Stampa e tra i più apprezzati in Italia. Si sa che, soprattutto nel Belpaese, un buon contatto vale più di mille porte da bussare: e così poi è arrivato il famoso fotografo Mario Cresci, che ci ha onorato della sua presenza domenica 24 maggio, conversando col pubblico di arte e fotografia.

    Ma quando Vallora ha fatto il nome di Ferdinando Scianna, un brivido ha iniziato a serpeggiare tra di noi. Stavamo parlando di uno dei più grandi e autorevoli fotografi italiani viventi, oltreché di una mente finissima e di un  oratore brillante e divertente. Più i giorni passavano e più la possibilità diventava concreta.

    Ma in cuor mio fino a quando non l’ho visto scendere dal treno in stazione non ci credevo. All’inizio Scianna conferma la sua fama di siculo un po’ burbero, complice anche qualche problema durante il viaggio e il meteo che fa le bizze, regalandoci qualche goccia di pioggia.

    Il pubblico è numeroso, un centinaio di persone circa: non la marea di appassionati che ci aspettavamo (e temevamo) , ma probabilmente molti si sono fermati per la pioggia  e per la partenza per il weekend.

    Foto by “Il tempo nel mezzo”
    La locandina della serata

    Scianna comincia subito il suo show, alternando battute, calembour e aneddoti divertenti (“i fotografi sono i professionisti più frustrati insieme agli odontotecnici: questi ultimi sognano per tutta la vita di essere dentisti, i fotografi sognano invece di essere artisti”).

    Leggi la seconda parte della serata di Ferdinando Scianna a Brescia

    Comunicato stampa mostra Il tempo nel Mezzo

    Comunicato Stampa:

    IL TEMPO NEL MEZZO

    Locandina della mostra

    Giorgio Baruffi / Andrea Gilberti / Alberto Mancini / Alberto Petrò / Roberto Ricca

    “Nel mezzo del tempo ordinario (kronos), il tempo straordinario (kairos) accade.”

    Così come ogni fotografia è un racconto di luce e granuli d’argento (oggi pixel), così ogni reportage è una storia a sè. A prescindere dalla storia, il reportage ha il potere di penetrare, attraverso pochi fermi-immagine, un mondo invisibile, svelando tutti i dettagli necessari affinché l’essenziale possa emergere.

    Per fare ciò il fotografo deve plasmarsi attorno al mondo che sta per raccontare con intuizione e determinazione, poichè spesso non è l’evento appariscente la chiave di lettura, bensì particolari apparentemente silenziosi. Nel reportage ogni storia ha bisogno di un’estetica che si adatti agli spigoli di una vecchia madia in una masseria del sud Italia, o allo sconfinato paesaggio montano nel Perù amazzonico, o al rispetto di fronte a quel viso che ti guarda implacabile uscendo dal Brooklyn Label e non puoi che ammirarlo per un attimo soltanto. La forza del reportage sta anche nel non fotografare.

    Questa storia si ripete da secoli ed è un classico fotografico. Ogni storia, tra un brindisi ed un bacio, nasconde attimi di tiepida intimità, momenti inconsueti di sospensione in un tempo di mezzo, situazioni apparentemente distaccate da ciò che di più importante sta accadendo attorno, riservate ad un occhio sensibile: una telefonata inaspettata, la densità dei pensieri di quell’uomo seduto in disparte, l’attesa di tre persone all’ombra di un portone. Questi dettagli non hanno un valore intrinseco, ma se colti intelligentemente, possono trovare la giusta collocazione nella narrazione, così che il reportage possa diventare davvero un documento veritiero.

    La mostra

    Cinque professionisti si confrontano sul tema del matrimonio, estraendo dai loro archivi 50 immagini che rappresentano quella storia parallela che non viene raccontata abitualmente, ma che merita di essere vista. Non si tratta di un reportage di ricerca sul matrimonio, bensì di un’attenta selezione di fotografie che vanno ben oltre la committenza. Esse offrono una visione rara, che ribalta la concezione estetica legata a questo evento. Durante il matrimonio i fotografi si prendono il loro momento per poter raccontare in maniera personale il resto, e cioè il tempo nel mezzo: fotografie tra le fotografie, un reportage allo stato puro.

    Mostra “Il tempo nel mezzo”

    Mostra di fotografia a Brescia Il tempo nel mezzo

    Dal 22 al 24 maggio presso Palazzo Mondini a Brescia ho avuto il privilegio di esporre insieme ad altri 4 colleghi (Giorgio Baruffi, Andrea Gilberti, Alberto Mancini, Alberto Petrò) per la mostra Il tempo nel mezzo.

    Come nasce l’idea della mostra?

    E’ tutto nato da Andrea, che in occasione della pensione di suo papà, il mitico Gino Gilberti, storico fotografo matrimonialista bresciano, decide di fargli un omaggio: una mostra che trascenda i limiti della fotografia di matrimonio, spesso considerata dagli altri fotografi come figlia di un dio minore. Da quel momento ci siamo trovati periodicamente, confrontandoci sulla nostra idea di mostra e più in generale di fotografia, sulle persone da coinvolgere e sulle possibili location.

    Tentativi di taglio dei passe-partout
    Massimo Minini con noi 5 fotografi bresciani
    Istantanea da una delle riunioni settimanali…

    Il tempo nel mezzo. Da dove arriva questo nome?

    In una delle settimanali riunioni pre-evento che abbiamo tenuto presso lo studio In Limbo abbiamo cominciato a fare  brain storming: serviva un nome evocativo, che richiamasse l’idea che ci accomuna di fotografia e che possibilmente non svelasse troppo, senza esplicitare che si trattava di fotografie di matrimonio.

    Giorgio ha introdotto il concetto della parola greca “Kairos” che significa  “il momento giusto”. I greci infatti, più di 2500 anni fa (!!) differenziavano il tempo in ordinario (Kronos), ossia la normale sequenzialità dei momenti che si seguono, e in Kairos, il tempo straordinario in cui “qualcosa” accade. A Traù in Croazia, in un convento, c’era uno bassorilievo che rappresentava il Kairos greco: un giovane fanciullo nudo che correva.
    Secondo i greci antichi, Kairos era la divinità (poco conosciuta e rappresentata) del momento che deve essere afferrato (dal ciuffo di capelli sulla fronte del ragazzo); altrimenti il momento è andato per sempre e non può più essere ri-catturato (infatti la parte posteriore della testa del fanciullo è senza capelli).

    Il libro de Il Tempo nel Mezzo
    Bassorilievo del dio Kairos

    E la cosa che mi affascina molto come fotografo è che sei tu che decidi che peso dare a questo tempo straordinario, ponendo un accento sulla normale sequenzialità del tempo ed estraendo un frammento di significato. Se Kronos ha una natura quantitativa quindi, Kairos è essenzialmente quindi un concetto qualitativo.
    Insomma un concetto perfetto per dei fotografi di reportage: non a caso Kairos è stato spesso avvicinato al “momento decisivo” di Henri Cartier-Bresson.

    Locandina della mostra

     

    I tre giorni di evento

    La partecipazione del pubblico all’evento è stata pazzesca, abbiamo contato più di 1.000 persone che durante i tre giorni sono venuti a vedere la mostra. E i commenti sono stati davvero entusiastici. Ognuno di noi 5 fotografi è abbastanza adulto e ha visitato abbastanza mostre per riconoscere un commento di cortesia da un giudizio dato col cuore, in modo sincero.

    Alcune opere della mostra Il Tempo nel Mezzo
    Il pubblico guarda le opere in mostra

    La location: Palazzo Mondini

    Tanto ha contribuito  la location: il fascinoso Palazzo Mondini (palazzo che in realtà non esiste nella toponomastica bresciana: semplicemente lì viveva il signor Mondini 😉 ) con il suo cortile, le pareti scrostate, il suggestivo lucernario sulla scalinata e il suo fascino retrò e sgarruppato.

    Mia figlia Gaia scende la bella scalinata di Palazzo Mondini
    Le scale interne di Palazzo Mondini
    Il lucernario all’interno di Palazzo Mondini

    L’allestimento e le luci

    Molto ha contribuito l’allestimento, coordinato in prima persona da Alberto Petrò che ha messo a disposizione di tutti la sua esperienza nell’organizzazione di eventi culturali ed artistici. Le raffinate luci di Catellani & Smith hanno impresso una cifra estetica sofisticata e vagamente misteriosa, alimentate da un impianto elettrico un po’ di “fortuna”. Sì perchè prima della mostra, la parte di palazzo Mondini che abbiamo usato per esporre le 50 fotografie, era ricoperta da cumuli di polvere e abbandono, senza acqua e corrente.

    Il tempo nel mezzo – Mostra di fotografia di matrimonio
    Una sala interna della Mostra Il Tempo nel Mezzo
    le grandi pulizie per l’allestimento
    e via di martello…

    Gli ospiti e i partner

    Una grande parte del successo va sicuramente ai partner: Massimo Minini, il grande gallerista e collezionista bresciano, ci ha onorato della sua presenza all’inaugurazione, scrivendo per la mostra un commento bellissimo e in generale sposando generosamente il progetto espositivo. Il critico d’arte del quotidiano La Stampa Marco Vallora ha portato alla mostra i grandi fotografi Ferdinando Scianna (Magnum) e Mario Cresci, intessendo colte dissertazioni sulla fotografia con il pubblico e con gli ospiti.

    Massimo Minini guarda una mia foto 🙂
    Massimo Minini alla mostra Il tempo nel Mezzo
    Proiezione di foto con intervento del critico d’arte de La Stampa Marco Vallora
    Mario Cresci alla mostra
    Mario Cresci discute con Alberto Mancini per la proiezione
    L’assessore alla Cultura di Brescia Laura Castelletti durante la proiezione

    Nicola Falappi e Erminando Aliaj

    Nicola Falappi di StudioQuaranta ha allestito con gusto raffinato il cortile e gli spazi della mostra. L’emergente fotografo di moda Erminando Aliaj che con i suoi ritratti per una volta ci ha fatto sentire dall’altra parte dell’obiettivo.

    Un allestimento floreale di Nicola Falappi (Studio Quaranta)
    Brunch domenicale nel cortile di Palazzo Mondini
    Il fotografo Erminando Aliaj (foto Alberto Petrò)

    La musica

    Per la parte musicale Titti Castrini (compagno di tour di Vinicio Capossela), Dj Webb, Violin & Cello Duo e il pianista Simone Lombardi hanno creato suggestive partiture sonore.

    Titti Castrini intrattiene con il suo sound
    Violin & Cello durante l’inaugurazione

    Food e dintorni

    Perimetro Good Food e Fuori di Mente (Mente Locale) hanno pensato a nutrire anche il corpo dopo tanto soul food.. 😉

    Fuori di mente mobile catering, Mente Locale Brescia

     

    Le fotografie

    Credo (spero) che la componente principale del successo della mostra sia stata data però dalla qualità delle 50 fotografie:
    5 fotografi di matrimonio, 5 diversi modi di interpretare “il tempo nel mezzo” e la storia parallela che si dipana lungo uno dei giorni più densi di significati e pathos nella vita di ognuno.

     Leggi il comunicato stampa ufficiale della mostra Il Tempo nel Mezzo


     

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    Letizia Battaglia e Francesca Woodman

    Doppia grande mostra alla GALLERIA MASSIMO MININI
    Letizia Battaglia / Francesca Woodman
    inaugurazione sabato 22 settembre ore 18
    fino al 10 novembre 2012

    “Non ho potuto conoscere FRANCESCA WOODMAN, eppure ha abitato in Italia, a Roma, per pochi mesi, tra il ’77 e il ’78. Andavo a Roma spesso per incontrare artisti, amici, critici. Frequentavo il mondo dell’;arte che allora mi sorprendeva, visto attraverso gli occhi di colleghi che vivevano nel mio stesso sistema. Giuseppe Casetti ad esempio, o Ugo Ferranti che le hanno dato le sue prime mostre e Giuseppe Gallo, Sabina Mirri. Ma so anche che se l’avessi incontrata forse non avrei saputo riconoscerla. Incontriamo, noi galleristi (allora ero un gallerista rampante), molti giovani che ci propongono di guardare le loro opere. Di solito le osserviamo distrattamente, anche con un po’ di sufficienza. Un artista che cerca di farsi notare viene abitualmente guardato con sospetto. La domanda che fa l’artista (giovane) è: <<Ma allora come possiamo fare?>>. Domanda quasi senza risposta.””LETIZIA ha un nome di BATTAGLIA, e di fatto è una lottatrice. L’ho chiamata un giorno, poco tempo fa, per passare a conoscerla. Un mito della fotografia, Letizia, ma non pensavo di cacciarmi nel cratere di un vulcano. Un vulcano siciliano, come si conviene, tra Etna e Stromboli; una fotografa di delitti, di morti, di madri disperate e guardie del corpo con magnum e il colpo in canna, di giudici riversi sui sedili, di galline e gatti sui tavoli. Letizia respira per pochi momenti ogni giorno, per il resto fuma una sigaretta dietro l’altra. E’ stata assessore alla cultura a Palermo con Leoluca Orlando, ma i poeti non devono fare politica. E’ furba, svelta, delicata, tranchant, abituata a vedere la morte in faccia, cosa volete che gliene importi delle menate del mondo dell’arte e della fotografia? Ho capito che lei non è una fotografa: è un essere umano incazzato di vivere in un mondo così sporco.”
    testo di Massimo Minini