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Foto ritratto a Brescia per il direttore d’orchestra V. Milletarì

Un progetto fotografico di ritratto spontaneo e a lungo termine

Il direttore d’orchestra Vincenzo Milletarì, nonostante la giovane età, è uno dei più quotati conductor a livello internazionale con esperienze con maestri del calibro di Riccardo Muti e Pier Giorgio Morandi. Il M° Milletarì con Brescia ha un legame storico, dopo aver studiato nel Conservatorio cittadino qui ha deciso di porre una delle sue basi tra una tournée internazionale e l’altra.

Vincenzo mi contatta perché è alla ricerca non di un semplice shooting fotografico di ritratto, ma per un progetto fotografico di più ampio respiro e a lungo termine: un reportage che possa fornire materiale al proprio ufficio stampa, alla gestione dei social (è ormai segno dei tempi vedere come anche professioni che si potrebbero pensare lontane dal web, siano ormai attente alla comunicazione digitale sui social) e con un occhio attento alla stampa cartacea, di settore e con una strizzatina d’occhio al mondo del fashion & Life style

Il primo approccio col Maestro Milletarì è in uno dei luoghi del cuore di Brescia (non a caso finito 3° nella recente classifica del Fai..): il Castello di Brescia. Da bresciano è sempre molto affascinante vedere cosa colpisce chi arriva da fuori del nostro territorio, una sensazione che mi accompagna fin da quando seguivo il marketing in Bresciatourism, l’agenzia per il turismo della Camera di Commercio bresciana.

Quando senti parlare di Direttore d’orchestra la vulgata comune riporta l’immagine  di una persona rigida e austera. Vincenzo invece, accompagnato dal fido cane Tano è una persona estremamente sorridente e cordiale.

Le foto in outdoor in castello saranno l’oggetto di un furo articolo del blog. Oggi vorrei mostravi le foto del secondo servizio in studio, presso il mio Limen Studio di Brescia, lo spazio dove lavoro con altri 4 professionisti dell’immagine.
Lo stile di Vincenzo è molto ben definito e quindi anche i colori giocano un ruolo molto importante.
Dopo un’ora circa di scatti con alcuni cambi outfit ci siamo spostati sulla terrazza dello studio per alcune immagini dallo stile un po’ più urbano.

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    Workshop sul ritratto con i flash con Simone Angarano

    Workshop fotografico

    Un fotografo ha sempre bisogno di rinfrescare la tecnica: in particolare sentivo il bisogno di aggiornarmi sul ritratto beauty, un genere che vorrei sperimentare con maggiore assiduità. Ho quindi partecipato domenica 18 marzo 2012 al workshop a Seregno (Mi)  tenuto dal fotografo bresciano Simone Angarano (con il make up artist Flaviano corti, la stylist Lara Bonardi, le modelle Stefania Baronio, Sofia Valéne e Gloria Mombelli e i compagni fotografi Paolo Zen e Simone Aceto) sull’uso in stile strobist dei flash off-camera. Ero molto curioso sull’argomento dato che seguo il blog di David Hobby da qualche anno, ma ho poche occasioni di sperimentare in pratica tutto il bagaglio di conoscenze e l’attrezzatura tecnica acquistata. Simone è un master nato, dotato di grande energia e carisma, ma soprattutto, a differenza della maggior parte dei docenti, ha davvero voglia di insegnare i trucchi del mestiere. Ecco alcune delle cose che ho imparato:

    1. Non servono migliaia di € per realizzare foto di beauty o di moda, ma basta acquistare quei 10 accessori fondamentali: flash Yongnuo 560 + un paio di ombrellini, stativi, porta flash, trigger + receiver (Simone usa i Trigmaster, ma vanno benissimo quasi tutti i “poverty wizard” su Ebay, così chiamati perchè contrapposti ai fighissimi Pocket Wizard. Io ad esempio ho gli Yongnuo rf 602). Il resto si può anche auto costruire come gli snoot o le pinze
    2. Esistono sistemi molto semplici per bypassare il tempo di syncro della macchina (questo però non lo svelo, dovete andare ad uno dei workshop di Simone)
    3. Partire sempre dalla prima luce Main e poi, solo se necessarie, aggiungere le altre luci (riempimento, accento e dettaglio): è incredibile vedere come con 2 o 3 luci semplicissime ben posizionate si ottengano risultati strabilianti
    4. Non servono macchine stratosferiche da 50 megapixel o dorsi digitali, anche perchè ormai viaggia quasi tutto su internet. A meno che non ti chiami La Chapelle…
    5. parlare, parlare e parlare alle modelle. Io ad esempio ero rigidissimo. Parlare però serve moltissimo a scogliere il ghiaccio, a creare sintonia e poi fa sentire a suo agio la modella, che sembra incredibile, ma per quanto sia bella ed esperta è molto insicura su come appare in foto e ha bisogno di continue rassicurazioni e incoraggiamenti.
    6. Siamo fotografi e non post-producer: max 15′ di Lightroom/Photoshop per immagine!

    A fine giornata dopo centinaia di scatti tanta stanchezza, ma anche molta soddisfazione per il clima che si è respirato sul set tra docente, fotografi, modelle e tutto lo staff creativo. E poi al computer a scaricare e ottimizzare i ritratti. Al prossimo workshop, magari in uno studio fotografico a Brescia.