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Wedding Capri

Wedding reportage in Capri

La Grotta Azzurra, i Faraglioni, la piazzetta, i luoghi frequentati da Graham Greene e Pablo Neruda. Le spiagge dei vip e una luce che non si riesce a dimenticare. E via di luoghi comuni 🙂

Io personalmente lego il ricordo di quest’isola ad un romanzo e ad un personaggio che ho amato particolarmente: Tony Pagoda, il protagonista di “Hanno tutti ragione” di Paolo Sorrentino. Ho ascoltato per un intero inverno la voce roca di Toni Servillo dare  vita e corpo a questo guappo cinquantenne e sentimentale, icona di un’Italia Anni ’80 sgangheratamente felice.
Allergico alla mondanità della “piazzetta”, Tony trova al tavolino di un bar di Anacapri l’amore, quella Beatrice che lo segnerà tragicamente per il resto della vita.

Ogni tanto è proprio bello lasciarsi alle spalle Brescia e approdare nel Sud verace e pieno di colore. L’occasione è stata il matrimonio organizzato da Studio Quaranta di Nicola Falappi ( è un po’ riduttivo definirlo wedding planner) che per questo matrimonio ha allestito una sontuosa scenografia al faro di Anacapri. Io con il vessillo dello studio Gilberti-Ricca | Fotografi ero in compagnia di Alberto Petrò (l’altro fotografo), Nicola Lucini (videomaker) e Giulio (vj).
Sono state 72 ore dense di situazioni da fotografare e di colore locale. La location scelta per il matrimonio è una cartolina disegnata su toni pastello: un ristorante affacciato direttamente sugli scogli con alle spalle un faro che si erge su di un promontorio. Il tramonto è il migliore di Capri, con le rocce degli scogli che si accendono di un rosso infuocato.
Ad accogliere gli sposi il festoso vociare e le tarantelle del gruppo folkloristico Scialapopolo, a suon di chitarre e mandolini, tamburelli, fisarmoniche e nacchere. Durante l’aperitivo grattachecca rinfrescante. E poi in un susseguirsi di sorprese ed emozioni è arrivato lo spettacolo col mangiafuoco, ballerini e fuochi d’artificio.

E per concludere la mattina dopo relax con un brunch domenicale nelle stanze dell’hotel La Palma.

Contattami:

    Pubblico qualche foto di preview del weekend che ho passato a Capri per questo wedding reportage.

    Per una gallery più completa guarda il nostro sito wedding Gilberti – Ricca | Fotografi:  Matrimonio al faro di Anacapri

    Link:
    www.scialapopolocapri.com

    www.lidofaro.com

    Il Libro di Paolo Sorrentino Hanno tutti ragione

    Franciacorta

    Tour in Franciacorta

    Ho accompagnato un gruppo di giornalisti e tour operator in Franciacorta. Abbiamo visitato l’Abbazia Olivetana di Rodengo Saiano, abbiamo poi assistitito ad una spiegazione dellla produzione secondo il metodo Franciacorta nella cantina Barboglio de’ Gaioncelli e poi abbiamo visitato Palazzo Torri, un’antica dimora nobiliare perfettamente conservata dove è possibile ancora oggi dormire in bed & breakfast.

     Altre zone della provincia di Brescia: guarda il mio reportage dalla Val Trompia

    Contattami:

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    Arles in black pt. 2

    Tra le altre mostre più interessanti e significative, sempre agli Ateliers, quella di Gordon Parks, il primo fotografo afro americano della Farm Security Administration (F.S.A.), il primo fotografo afro americano della rivista Life… insomma il primo fotografo a fare un sacco di cose

    Tra i fotografi più importanti del ventesimo secolo, dagli anni Quaranta fino alla sua morte, nel 2006, Gordon Parks ha raccontato al mondo, soprattutto attraverso le pagine della rivista Life, la difficoltà di esser nero in un mondo di bianchi, la segregazione, la povertà, i pregiudizi, ma anche i grandi interpreti del ventesimo secolo, il mondo della moda e perfino le grandi personalità del mondo in pieno cambiamento, come Malcom X, Muhammed Ali e Martin Luther King.

    Vere o verosimili, nate dai drammi profondi, vissute sulla sua stessa pelle di ex ragazzo nero condannato a morire prima di nascere o costruite nell’alchimia della pura finzione, le storie di Gordon Parks sono tutte autenticamente sentite, tutte raccontate come visioni genuine e nate dalla volontà di incidere sulla realtà, affermando attraverso il racconto per immagini la propria opinione e la necessità di gridarla forte al mondo.
    Molto toccante il reportage di Life sulla famiglia afro americana del Bronx, con la doppia pagina di apertura e il grido di accusa di Parks, che era anche poeta, all’America borghese. Immagini come quella della signora Watson, con la scopa in mano e lo sguardo dimesso, sono entrate nell’iconografia.

    Nella piazza principale di Arles c’è la grande mostra retrospettiva su Sergio Larrain, il fotografo misterioso per eccellenza, colui che figlio della buoan borghesia cilena venne invitato da Henri Cartier-Bresson ad entrare nell’agenzia Magnum photos
    Chi è Gordon Parks

    Nato nel 1912 a Fort Scott, in Kansas, tra povertà e segregazione, Gordon Parks è stato conquistato dalla potenza e dalla forza della fotografia vedendo le realizzazioni dei fotogiornalisti sulle principali riviste dell’epoca. Dopo aver acquistato una macchina fotografica al banco dei pegni nel 1937, impara a usarla da autodidatta e, poco tempo dopo, comincia (1941) a collaborare con il celebre gruppo della Farm Security Administration (F.S.A.), capitanato da Roy Striker. Quando nel 1943 la F.S.A. chiude, Parks comincia la sua attività da freelance, alternando il lavoro per le riviste di moda (soprattutto Vogue) a progetti di fotogiornalismo e di impianto più sociale. Nel 1948, il suo reportage su una gang giovanile di Harlem conosce un grande successo e Parks diventa il primo fotografo e scrittore afroamericano di Life: per questa testata racconterà storie legate al razzismo, alla povertà, alla segregazione. Ma realizzerà anche intensi ritratti di scrittori, attori e traccerà le nuove, emergenti figure di leader neri, come Muhammed Alì, Malcolm X, Adam Clayton Powell, Jr. e Stokely Carmichael. Gordon Parks è stato anche scrittore, compositore di musica e nel 1969, è stato il primo regista afro-americano a dirigere un lungometraggio a Hollywood (The Learing Tree). Nel 1971, la sua seconda pellicola, Shaft ha conosciuto un grande successo.Per oltre trenta anni, Parks è stato un infaticabile lavoratore, creativo ed energico, in grado di impegnarsi nelle tante storie che dovevano essere raccontate; nelle campagne civili che dovevano essere sostenute. Numerosi sono i riconoscimenti e i premi al suo lavoro, tra questi la National Medal of Arts statunitense, ricevuta nel 1988.

    Arles in Black: festival di fotografia

    Torno ad Arles dopo parecchi anni per visitare il festival di fotografia per antonomasia, quello che detta le mode ed i trend nella fotografia artistica per i mesi seguenti.

    Quest’anno il tema è il Nero, quindi Arles in Black: all’inizio la fotografia fu solo in bianco e nero. Poi arrivò il colore, con grande scandalo dei puristi, che dominò per decenni. Oggi con l’avvento del digitale il bianco e nero è relegato ad un consumo nostalgico e di nicchia.

    In programma 50 mostre disseminate in diverse location, alcune davvero suggestive, in una città che è un piccolo gioiello, tra l’arena di epoca romana e il Café Van Gogh. Nello spazio dedicato al pittore olandese, che qui dipinse quadri come Notte stellata o la Maison Jaune, ho visitato la mostra dedicata al fotografo di moda Guy Bordin: pazzeschi gli scatti che pubblicava negli anni 70 su Vogue!! Un gusto per la composizione e per la provocazione sul filo della denuncia sociale, pur dalle patinate pagine del magazine chic per eccellenza.

    Poco distante in una chiesa sconsacrata, in un caldo pesante ed appiccicoso, la mostra “Bibi” di JHL, ossia Lartigue, che sarà anche uno dei padri nobili della fotografia, ma che con le sue foto da Saint Moritz, le gite a bordo di automobili fiammanti e la sua aria da dandy viziatello e borghese mi sta inevitabilmente antipatico.
    Molto meglio invece le mostre nella zona degli Ateliers, un complesso di fabbriche abbandonate che formano una location incredibilmente suggestiva. La mente corre subito all’ex comparto Milano a Brescia, le analogie architettoniche sono impressionanti, a dimostrazione di quello che i coniugi Becher teorizzavano con la loro fotografia concettuale di strutture architettoniche sorprendentemente simili in giro per l’Europa. (A proposito, ad Arles c’è anche una piccola mostra di Bernd ed Hilla Becher, ma, seppur mi sforzi, non riesco ad eccitarmi di fronte a queste parate di gasometri, o silos, o mulini europei. Mi sembra più un interesse da entomologo…)
    Eppure ricordo a Brescia una decina di anni fa, proprio in una fabbrica del Comparto Milano, una mostra di arte contemporanea, purtroppo seguita da un silenzio spesso e assordante. E le analogie tra Arles e Brescia, tra Italia e Francia, finiscono qua.

    Tra strutture metalliche e vetrate del secolo scorso, che trasudavano vite di operai e prodotti costruiti ed assemblati, le due mostre che più mi sono piaciute: quella di Michel Vanden Eeckhoudt e quella di Arno Rafael Minkkinen

    Il primo è un fotografo belga dell’agenzia Vu che mi ha colpito per la sua capacità di cogliere l’aspetto oscuro ed inquietante che alberga nell’apparente ordinario. Davanti alla sua Leica si materializzano immagini eleganti, misteriose, spesso con un sottile senso dello humour venato di nero. Occhi animali che ti guardano e ti inchiodano. Paiono uomini sofferenti, chiusi nella loro fissità eppure così capaci di comunicare. Mi ricordano i lavori di Giacomo Brunelli.

    Arno Rafael Minkkinen è un fotografo finlandese al confine tra immagine, performance e body art. Il suo corpo flessuoso e sottile entra in relazione con l’ambiente e la natura circostanti, adattandosi e modificando. E di volta in volta è un tronco che emerge da un lago, un arco protettivo per il figlio, un supporto che spunta dal vuoto per una donna sospesa nel vuoto.

     

     

    photo Guy Bordin
    photo Guy Bordin
    photo Guy Bordin
    photo Arno Minkkinen

     

    Michel Vanden Eeckhoudt

     

    Michel Vanden Eeckhoudt

     

    Michel Vanden Eeckhoudt

     

     

    Arno Minkkinen

     

     

    Michel Vanden Eeckhoudt

     

    Michel Vanden Eeckhoudt

     

    Arno Minkkinen

     

    Arno Minkkinen
    Michel Vanden Eeckhoudt
    Michel Vanden Eeckhoudt
    Michel Vanden Eeckhoudt

    Rocca delle meraviglie: festival di artisti di strada sul Garda

     “La Rocca delle meraviglie”

    Dopo La Strada Festival un altro foto reportage con soggetto teatro e artisti di strada!

    Sì è tenuta nella splendida cornice della Rocca di Lonato la prima edizione della “Rocca delle meraviglie”,  in partnership con il celebre Ferrara Buskers Festival.

    Tanti artisti di strada più o meno famosi: dalla giovane compagnia etiope Fekat Circus che mescola abilmente diversi linguaggi teatrali e musicali in uno spettacolo ispirato alla Regina di Saba, al Microcirco per i più piccoli,  dalla comicità di Wanda Circus, al funambolo Andrea Loreni, dallo spettacolo ipnotico dei messicani Quetzalcoatl, alla clownerie acrobatico-musicale del Teatro Necessario. L’evento nasce da un’idea di Luigi Russo, co-fondatore del già citato festival di Ferrara e presidente della Federazione Nazionale Arte di Strada, e di Aurelio Rota, instancabile talent scout di spettacoli provenienti da Paesi come la Mongolia, l’Etiopia, l’India e la Macedonia.

    Una rassegna già molto suggestiva alla sua prima edizione, speriamo che il successo di pubblico convinca gli organizzatori a replicare anche negli anni a venire.

    Info: www.fondazioneugodacomo.it

    Guarda la gallery del Festival La Strada

    La “Wanda”
    Wanda Circus
    Fekat Circus (Etiopia)
    La Rocca di Lonato

     

    Machedà, la Regina di Saba
    Fekat Circus
    Contorsionista del Circo Etiope
    Teatro Necessario
    Un momento dello spettacolo “Clown in libertà”

     

    “Clown in libertà”
    Il pubblico sul palco con i giovani artisti etiopi
    Teatro Necessario “Clown in libertà”
    Wanda Circus
    Durante lo spettacolo del Teatro Necessario

     

    Giocoliere del Circo etiope
    Compagnia Teatro necessario

     

    Leonardo del Teatro Necessario

     

    Wanda Circus – sputafuoco
    Jacopo della compagnia teatrale Teatro Necessario

    Workshop fotografico con Donald Weber – VII agency

    Workshop fotografico VII Shoot con Donald Weber

    Durante il festival Fotografia Europea di Reggio Emilia sono stati selezionati 2 studenti per partecipare ad un workshop fotografico con un fotografo master dell’agenzia VII.
    Io ho seguito quello con Donald Weber, premiato al World Press Photo nel 2006 e nel 2012, con tema “Integrazione scolastica”.

    Un’atmosfera unica, tante mostre interessanti e la possibilità di lavorare fianco a fianco con uno dei fotografi internazionali più stimolanti sono stati per me una grande fonte d’ispirazione.

    Impagabile vederlo al lavoro nella fase di editing, quasi un solfeggio musicale il ritmo che per lui deve emanare dal racconto fotografico.

    E il suo consiglio per me più prezioso: “Don’t run. Stay. And feel.”

    www.viiphoto.com
    www.fotografiaeuropea.com
    donaldweber.com
    www.worldpressphoto.org

    Guarda il video dello slideshow dei lavori dei partecipanti al workshop fotografico VII HOST

    Gallery

    Ingresso nella scuola
    Studentessa durante una lezione
    Un giovane studente di origine cinese partecipante al progetto della web radio studentesca
    Interno della sala insegnanti
    Lezione di musica
    Durante la lezione
    Reggio Emilia è una delle città col maggior tasso di immigrati in Italia
    Sala insegnanti
    Un alunno durante il workshop fotografico con Donald Weber
    Un interno della scuola media Da Vinci di Reggio Emilia

     

    Cortona on the move

    Approfitto delle vacanze estive in Toscana per questa divagazione fotografica: alla sua seconda edizione Cortona on the move (fino al 30 settembre) si conferma come uno dei festival di fotografia più interessanti dell’estate. La prima edizione ha visto come protagonisti, nelle incredibili location di Cortona in Toscana, Alex Majoli, David Alan Harvey, Antonin Kratochvil, Arno Minkkinen, e molti altri. Il tema dell’edizione 2012 è il Viaggio. Le location scelte dagli organizzatori per le mostre sono uno degli elementi vincenti del festival.

    © Kitra Cahana

    Ecco le mostre che più mi sono piaciute : in assoluto la migliore è quella della giovanissima Kitra Cahana intitolata “Nomadia“, un’indagine “da dentro” su gruppi di giovani adolescenti Usa che vivono come nomadi moderni, in viaggio su furgoni, nei vagoni dei treni merci, dormendo nei bagni delle stazioni di servizio: un’autrice che non conoscevo assolutamente, ma i festival servono proprio a questo giusto? Mi è piaciuta talmente che le dedicherò a breve un post più dettagliato.

    © Carlo Bevilacqua

    Carlo Bevilacqua nella mostra Into The Silence_Eremiti del terzo millennio  presenta una selezione di immagini nelle quali fotografa i nuovi eremiti, interrogandosi su quali siano state le motivazioni che hanno spinto questi uomini ad abbandonare la quotidianità e a compiere una scelta tanto radicale. Suggestiva anche la location: un vecchio magazzino di un negozio di alimentari, con disegnate alle pareti vecchi disegni di scudetti vinti che fanno tanto anni ’60 e dado Liebig.

    Alessandro Grassani con le prime due parti di ‘Environmental migrants: The last illusion dedicate alla Mongolia e allo Sri Lanka. Nei suoi scatti da reportage classico Grassani racconta la situazione dei “rifugiati ambientali”: la nuova emergenza umanitaria del pianeta nei prossimi decenni. Secondo una previsione dell’ONU, nel 2050 ci saranno 200 milioni di migranti “ambientali”: persone che cercheranno nuovi modi di vivere nelle aree urbane dei loro paesi d’origine, già sovraffollati e spesso estremamente poveri.

    © Alessandro Grassani

    Monika Bulaj e la sua mostra “Aure” sul comun denominatore tra le tre religioni del Libro (ebrei, cristiani e musulmani) è inserita in modo perfetto in una vecchia chiesa, dove la penombra e i tagli di luce che provengono dalle finestre rendono l’esperienza artistica ancora più affascinante, quasi metafisica.

    © Monika Bulaj

    La Bulaj si muove secondo me nel solco del grande Steve McCurry: reportage in cui la componente estetica prevale sull’idea di progetto vera e propria. Bellissime immagini che hanno senso e pregnanza sia prese singolarmente che accomunate dal fil rouge di una mostra o una pubblicazione e che grazie alla loro “bellezza” trascendono il ristretto palco degli addetti ai lavori, per divenire riferimenti universali: chi non ricorda “Afghan girl” o le foto di Sebastião Salgado?
    Sul versante opposto alla Bulaj trovo Giulio di Sturco con la prima parte del suo progetto sulle città – aeroporto “Aerotropolis”. E’ un work in progress di cui a Cortona vediamo solo la prima parte: credo che una mostra come questa si possa  valutare solo guardandola nel suo complesso, quindi sospendo il giudizio. Prese singolarmente però trovo la maggior parte delle immagini in mostra abbastanza banali. Pollice in alto invece per l’ambientazione nei suggestivi ambienti dell’ex-ospedale cittadino: i cartelli ancora appesi alle pareti con le indicazioni per “cardiologia” o “tac” e le pareti con le piastrelle bianche donano un senso di straniamento.
    Curiosa la mostra Dream City, dell’olandede Anoek Stekeete, cominciato nel 2006, è un reportage  sui parchi di divertimento di tutto il mondo, in posti impensabili come il Ruanda, Beirut, l’Iraq o l’Afghanistan.
    La mostra American Faith di Christopher Churchill è un reportage classico in bn sulle orme di “Americans” di Robert Frank, con numerose belle immagini.
    Massimo Siragusa con “Teatro d’Italia” dà una prospettiva inusuale di luoghi più o meno famosi del nostro Belpaese, in una mostra ambientata nella Fortezza Girifalco a Cortona (vedendola mi è venuto un tuffo al cuore: a quando una bella mostra di fotografia in quella splendida location che potrebbe essere il Castello di Brescia?). Però confesso che l’approccio asciutto e metafisico dell’artista siciliano non è di quelli che mi scalda il cuore.

    © Jon Lowenstein

    Jon Lowenstein dell’agenzia Noor con Aftershock Haiti (Master Hasselblad Award 2012 nella sezione Editorial), fotografa in maniera molto intimista e rarefatta la situazione che ha devastato Haiti nel 2010: sicuramente un approccio diverso rispetto ai reportage di moda oggi.

     

    Guarda la fotogallery e i link ai lavori degli autori :

    CORTONA ON THE MOVE
    International Photo Festival Fotografia IN Viaggio
    18 Luglio – 30 Settembre 2012
    www.cortonaonthemove.com

    www.kitracahana.com

    www.carlobevilacqua.com

    www.monikabulaj.com

    www.alessandrograssani.com

     

    Mille Miglia

    Nei confronti della Mille Miglia ho sempre avuto un atteggiamento ambivalente: parata di lussuosi giocattoloni inquinanti o grande evento internazionale? Certo è che da bresciano, per una volta, è bello vedere il centro invaso dai turisti e sentirsi un po’ meno provinciali…
    Più di un semplice raduno d’auto d’epoca, la  Mille Miglia è un evento unico: 80 anni di passione, emozioni e tradizione.

    D’altronde Enzo Ferrari, uno che di auto se ne intendeva, la definì “la corsa più bella del mondo”
    La gara di regolarità Mille Miglia  è riservata alle auto storiche che hanno corso l’edizione tra il 1927 e il 1957. Si svolge nell’arco di 3 giorni con partenza da Brescia, arriva a Roma e ritorno non-stop a Brescia, su strade aperte al traffico.


    La gara attrae migliaia di appassionati provenienti da tutto il mondo, soprattutto in occasione della punzonatura dei veicoli, che viene svolta per le strade e le piazze storiche di Brescia. I fan hanno l’opportunità di incontrare i partecipanti (campioni di Formula Uno, membri del jet set, attori e atleti professionisti) e scambiare opinioni sul percorso e i favoriti per la vittoria finale.


    Le più affascinanti Alfa Romeo, Lancia, Ferrari, Mercedes Benz, Porsche, Fiat, Audi, BMW, Bugatti, Maserati, Aston Martin convergono tutte a Brescia, dopo essere uscite dal garage di un collezionista o dai musei dei principali produttori automobilistici. Per celebrare la gara, negozi, ristoranti, case private appendono striscioni, foto ed oggetti in omaggio alla “Freccia rossa”.


    La Mille Miglia passa attraverso alcune delle più belle città d’Italia. Insieme a Brescia e Roma, la Mille Miglia attraversa Desenzano del Garda e Sirmione sul Lago di Garda, Verona, Vicenza, Padova, Ferrara, Gambettola, Sansepolcro, Spoleto, e  Viterbo, Siena, Firenze, Bologna, Reggio Emilia e Cremona sulla via del ritorno.


    Ogni strada ha la sua storia, i suoi aneddoti, le sue tradizioni. In 80 l’Italia ha subito numerosi cambiamenti, ma resta qualcosa di immutabile e immutabile: la passione ispirata alla Freccia Rossa, simbolo della Mille Miglia.

     

    Workshop fotografico Canon Matera

    Resoconto del workshop fotografico Matera – Città dei sassi organizzato da Canon Italia.

    Visitare Matera, la città Patrimonio mondiale dell’Umanità Unesco era uno dei miei sogni, almeno da quando ne lessi la prima volta nel “Cristo si è fermato a Eboli” e finalmente, grazie al workshop fotografico organizzato da Canon e Promofast, ho potuto esaudirlo. Trattandosi poi del premio per il concorso fotografico promosso da Photop la soddisfazione è doppia. Già allo sbarco all’aeroporto di Bari la luce ti sorprende: noi fotografi del Nord, abituati alla luce opaca e lattiginosa della pianura padana, rimaniamo folgorati dalla luce del Sud, da queste lame di luce nitida e iper contrastata, da questi giochi di ombre e luci che disegnano geometrie.

    Anche scoprire che Matera, insieme credo ad Oristano, è l’unico capoluogo di provincia italiano a non avere un collegamento delle FFSS può diventare un’opportunità per lasciarsi guidare dagli eventi. Il viaggio sui trenini delle ferrovie Apulio – Lucane è infatti una vera scoperta, distese di grano dorato e di ulivi, ogni tanto qualche meravigliosa stazione da far west con un sonnecchioso operatore che sorveglia… ma soprattutto niente capannoni! Me ne sono accorto soltanto dopo un po’.. c’era qualcosa nel mio occhio “lombardo” che mancava nel paesaggio!

    L’arrivo a Matera è all’altezza delle aspettative, e sappiamo quanto queste siano pericolose. Il paesaggio ricorda un po’ la Cappadocia: centinaia di locali scavati nella roccia e chiese rupestri affrescate, con la differenza che qui c’è anche questa scenografica gola attraversata dal torrente Gravina, su cui si affaccia la città vecchia, abbarbicata sui sassi Barisano e Caveoso. Anche l’albergo scelto dalla Canon, il Basiliani, è particolarmente suggestivo. Al mio arrivo incontro il tutor del workshop, Angelo Gandolfi, un’autorità in fatto di fotografia naturalistica con oltre 30 anni di esperienza alle spalle,  premi come  il prestigioso BBC Wildlife (5 volte) e svariate pubblicazioni per Oasis, Airone, Bell’Italia… Nonostante non sia un grande esperto di questa particolare forma di fotografia, è stato comunque molto istruttivo lavorargli al fianco per l’intero weekend: ci ha dato una visione dall’interno sul mercato della fotografia editoriale contemporanea (piuttosto in crisi…), parecchi tip & tricks di post produzione, oltre ad una serie di aneddoti che non dimenticherò, come le foto ai lupi o  quella volta in cui rischiò la vità per la carica di un bue muschiato in Finlandia…

    Passiamo ai compagni d’avventura: Pasquale da Napoli è uno dei fotografi più preparati che abbia mai conosciuto, oltre che fornito di tutto quello che uno può sognare dal punto di vista tecnologico. Oltre a lui aspettavamo un’altra partecipante che non è mai arrivata e che è diventata il tormentone del workshop fotografico.

    Fotograficamente, oltre alle suggestioni di Matera, in particolare all’alba e al tramonto, mi è piaciuto molto il trekking nel Parco della Murgia, dove abbiamo anche incontrato un vecchio forestale in pensione che ora si dedica alla sua passione di una vita: fare il formaggio come una volta. Buonissima la ricotta calda appena fatta, e la manteca, pasta di scamorza ripiena di burrata.

    Parco Scultura La Palomba

    Appena usciti da Matera c’è anche un museo all’aperto di arte conteporanea dell’artista Antonio Paradiso: il Parco Scultura La Palomba, famoso per l’opera “Ultima cena globalizzata” realizzata con resti delle Twin towers dell’11 settembre. In realtà a me è piaciuto molto di più  il Maggiolino VW schiacciato dalle rocce. Suggestiva anche la location, dato che si trova in una cava abbandonata di tufo (o meglio di arenite). Molto interessante anche il paesino di Montescaglioso con il convento di Sant’Agostino, dove grazie ad una guida locale abbiamo scoperto una stanza che veniva usata dai monaci benedettini come biblioteca, ma che in realtà nascondeva numerosi simboli alchemici. E per finire come non citare poi il falco grillaio, vero leitmotiv del workshop fotografico…

     

     

     

     

     

    Sito del workshop fotografico Canon
    Sito di Angelo Gandolfi www.wolfside.eu e suo cv sul sito Canon
    Sito Photop
    Sito dell’hotel Basiliani a Matera
    Sito del Parco Scultura La Palomba

    Guca festival: il più grande evento di musica rom al mondo

    Guca festival: nazionalismo in tromba

    Agli esordi il Festival di Guca era un evento modesto, con un accento sovversivo rispetto alle circostanze politiche del momento. Ma lentamente il Festival di Guca è cresciuto ed oggi viene finanziato direttamente dal Governo di Belgrado che vede di buon occhio un festival di musica tradizionale serba.

    Miles Davis che visitò il Guca Festival  negli anni ’80 ne rimase tanto  affascinato che disse: “Non potevo immaginare che si potesse suonare la tromba in quel modo”.

    Ricordo che sentii parlare del Guca festival la prima a volta a casa del regista Pietro Arrigoni, dove suonava Vilas Petrovic. L’estate successiva ero a Guca, un caratteristico villaggio di 3mila abitanti a 150 km da Belgrado, divenuto famoso in tutto il mondo grazie al festival dei ‘trumpecari’, i suonatori di tromba e che richiama ogni anno fino a 500mila spettatori. Da oltre quarant’anni, le migliori orchestre rom giungono da tutti i Balcani dando vita ad un raduno selvaggio irrorato da fiumi di rakjia, la grappa balcanica  e dominato dal profumo del cevapcici alla griglia. La colonna sonora del Guca festival, può essere divisa in due stili fondamentali, quello “nero”, suonato dalle band di ottoni rom, e quello “bianco”, suonato dagli artisti serbi: i gruppi si sfidano l’intera notte. Non conta solo chi suona meglio, ma anche chi suona più forte! A Guca emerge prepotente la vitalità e l’esuberanza di questa musica, resa famosa nel mondo grazie a Goran Bregovic ed ai film di Emir Kusturica. Orchestre rom come  quella di Marko Markovic, figlio del mitico Boban, sono leggendarie in tutta la Serbia: tutti i componenti della band suonano senza saper leggere le note musicali.
    Unica nota negativa la lenta e progressiva deriva politico nazionalista che ha preso il Guca Festival: tra gli stand è tutto un fiorire di bandiere serbe, magliette per il “Kosovo libero” e abbigliamento nero che richiama quello dei tristementi noti četnici.

    Clicca qui se vuoi acquistare il mio libro fotografico sul Festival di Guca

    Reportage pubblicato su Witness Journal n° 15 e sulla webzine Note Libere

    Maggiori informazioni qui: sito del Festival di Guca

     

    Reportage fotografico in Val Trompia

    La Val Trompia è una delle zone meno conosciute dal punto di vista turistico della provincia di Brescia. Anch’io ho sempre avuto un immaginario fatto di valli strette e buie e di acciaierie e fabbriche d’armi. L’alta valle invece mi ha sorpreso piacevolmente. Sono stato per lavoro a Pezzaze e li ho assistito alla produzione del famoso formaggio Nostrano di valle Trompia, che sta per acquisire la denominazione Dop.

     

    Pezzaze è la capitale di questo formaggio stagionato, che trova la sua celebrazione ogni estate con la “Sagra del formaggio nostrano di Valle Trompia” organizzato dal Comitato Sagra del Formaggio Nostrano e Traduzioni Valtrumpline. Tra le varie lavorazioni ho assistito anche a quella del burro che dopo essere passato energicamente nella zangola viene fatto a panetti con dei caratteristici stampini di legno con impresse le iniziali del “malghes”. Ho assaggiato anche il “fiorit” una sorta di yogurt prodotto residuale della prima fase di lavorazione del formaggio nostrano. Appuntamento tra 12 mesi per assaggiare il Nostrano di Valle Trompia dopo la stagionatura.

    Cori e salamine alla festa della Lega di Cultura di Piadena

    Domenica 25 marzo è una splendida giornata di inizio primavera e accogliamo il suggerimento di un gruppo di amici dirigendoci a Piadena per la Festa della Lega di Cultura. Potrebbe essere l’occasione per un insolito reportage fotografico. Piadena fino ad allora mi era nota solo per essere una delle fermate del treno Brescia – Parma: in realtà la festa si svolge a Pontirolo, una frazione poco distante, in una vecchia aia già sovraffollata alle 10 di mattina. Atmosfere contadine anni ’50, bandiere nostalgiche e salamine appese ai muri, fiasconi di vino rosso e sulle panche gruppi di 60enni che cantano a squarciagola canzoni a me poco note. Col passare del tempo il pubblico ringiovanisce in un bel mix inter generazionale.
    Ci si stende sul prato con quello che capita, cercando di intercettare il servizio ristorazione che ti porta paste e risotti con la salamella, cotechini e altre leccornie ad alto tasso colesterolico, il tutto innaffiato da abbondante vino rosso. Ma la cosa stupefacente è che non vogliono essere pagati! Passerà più tardi una signora con il cappellino dell’offerta libera. Davvero atmosfere d’altri tempi…

    Nel frattempo mi accorgo di non essere il solo con la reflex in mano: effettivamente l’atmosfera è troppo bella per non essere immortalata in un bel servizio fotografico.
    Nel pomeriggio in parallelo al tasso alcolico cresce anche l’attività canora dei singoli gruppi: ce ne sono alcuni seri e super organizzati che giungono da tutta Italia e addirittura dall’estero (Si Bemolle di Parigi, Suonatori terra terra di Firenze, Colori di Maggio di Marsiglia, Coro Dominguero di Siviglia, Banda degli Ottoni di Milano, Coro della Casa di Achada di Lisbona…), ma i migliori, soprattutto per un non intenditore come me, sono le jam session spontanee che si creano complice un calice di troppo.