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Fridays for future – crisi climatica

Sulle tracce di un progetto fotografico personale: climate change e attivismo giovanile

Brescia, ahimé, ha il triste primato di essere una delle città più inquinate d’Italia: il termovalorizzatore, il lascito del Pcb dell’industria Caffaro, l’alta densità industriale e la localizzazione geografica nella Pianura Padana hanno prodotto effetti drammatici sulla salute dei cittadini bresciani.
Su scala globale lo stesso mix di scarso interesse per la questione ambientale, una rapace avidità e un crescente scollamento dei valori di solidarietà e di senso civico hanno prodotto il disastro climatico che è ormai sotto gli occhi di tutti.

Fin da quando ho cominciato a fotografare mi sono interrogato sul senso del mio scattare. Documentare attimi fuggenti di bellezza e cercare di ricreare per un istante un ordine nel caos, grazie alla mia scelta nel mirino, mi ha sempre gratificato. Anche regalare memorie durature di attimi irripetibili è una parte molto gratificante e pregna di significato.

Ma ora tutto questo rischia di non avere più senso.
Negli ultimi mesi ho visto documentari come Punto di non ritorno – Before the flood  con Leonardo Di Caprio (da questo momento il mio numero uno a Hollywood) , ho divorato i Ted talks sul climate change, mi sono iscritto alle newsletter di XR Extintion Rebellion e FFF e al The Guardian, ho ascoltato podcast e navigato in decine di siti e web magazine, ho letto tra gli altri i libri di Carola Rackete e di Greta Thunberg
Alla fine di questa che sembra una discesa agli inferi mi sono sentito uno stupido: quanto tempo perso e quante cose ancora da imparare. Di colpo ho sentito che se c’era un progetto personale su cui impegnarsi non poteva che essere legato al cambiamento climatico.
Per il momento sto mettendo le tessere del puzzle sul tavolo: una serie di ritratti ad attivisti? reportage sulle grosse proteste? Un lavoro provocatorio e che strizzi l’occhio alle gallerie?

Ancora non ne ho idea, so però che il tempo non è dalla nostra parte: intanto cerco di seguire questo bellissimo movimento che sono i Fridays for Future. Quando ai miei tempi si facevano gli scioperi al liceo i motivi erano i più assurdi e disparati. In fin dei conti nessuno se ne occupava troppo perchè alla fine si andava in manifestazione per broccolare, magari tirare qualche canna e poi finire in qualche bar del centro a cazzeggiare con una sigaretta tra le dita e il cappotto pesante preso al mercatino dell’usato a Praga durante la gita in II liceo, sentendoti un po’ un esistenzialista francese.
Oggi invece veder migliaia di giovani e adolescenti in piazza per il loro e nostro futuro è un’esperienza panica: commovente ed elettrizzante allo stesso tempo. Alla faccia dei millennials e della Generazione Z.

Se vuoi dirmi la tua sull’argomento, mandarmi qualche idea o commento scrivimi qui:

    Steve McCurry: grandi ritratti in mostra a Brescia

    Il Brescia Photo Festival ha ospitato la mostra Leggere di Steve McCurry

    Durante il Brescia Photo Festival ho avuto l’opportunità di visitare al Museo Santa Giulia le mostre Leggere di Steve McCurry e Magnum la Première Fois.
    Qui racconterò della mia esperienza all’esposizione del grande fotografo americano, lasciando ad un altro post il resoconto delle sensazioni nate guardando le foto della mostra Magnum.

    La Locandina del Brescia Photo Festival

     

    L’allestimento

    Confesso che ho aspettato gli ultimi giorni per vedere la mostra di McCurry: i feedback che mi arrivavano da amici e parenti erano entusiastici, un po’ meno quelli dei colleghi fotografi. La prima cosa che mi ha colpito molto positivamente è stato l’allestimento (progettato da Peter Bottazzi e realizzato da Krea Allestimenti): sobrio ed elegante, con alcune frasi e citazioni riguardanti la lettura scelti da Roberto Cotroneo e stampati su supporti che sembravano pagine di libri: un’idea visivamente molto coinvolgente.

    Una sala della mostra (©Krea Allestimenti)

    La mostra

    Le foto della mostra (tante, non le ho contate, ma è una mostra che non ti lascia la sensazione di essere messa insieme con qualche opera raffazzonata) sono esteticamente ineccepibili, alcune meravigliose. D’altronde è quello che ci si aspetta da uno dei migliori fotografi viventi al mondo, ormai conosciuto a livello planetario come una rockstar. Personalmente in mezzo a tanta perfezione estetica mi è mancata un po’ di anima: mi spiego meglio… Si vedeva secondo me che questa è una mostra d’archivio, pescando nella colossale memoria analogica e digitale di McCurry e creando ex-post una mostra con un fil rouge legato alla lettura. Diversi secondo me i progetti che nascono da una reale necessità dell’artista e non da uno studio di marketing fatto per valorizzare un archivio fotografico.

    In mostra anche quel ritratto meraviglioso fatto all’ “altra ragazza afghana”, non Sharbat Gula per intenderci, quella della copertina di National Geographic e che è diventata un’icona del fotogiornalismo. Intendo la foto scattata a Peshawar nel 2002 Afghan girl with green shawl: un ritratto di una bellezza e poesia da rapire il fiato

    Afghan girl with green shawl © Steve McCurry

     

    Eccesso di Photoshop? Le critiche a McCurry

    Ero curioso anche di vedere McCurry all’opera dopo le numerose critiche per i grossolani fotoritocchi ad una sua foto cubana in mostra a Torino nel 2016 e che costarono il posto ad un suo dipendente che venne incolpato dell’errore. All’epoca si alzarono violenti gli scudi di chi riteneva inammissibile ritoccare una foto documentaristica in mostra, al chè McCurry spiazzò tutti dicendo che non si considerava (più?) un fotogiornalista, ma un artista. Quindi criticabile dal punto di vista professionale per un ritocco mal riuscito, meno invece dal punto di vista etico.

    Ho sempre avuto allergia per i pasdaran da salotto, quelli che amano fare sofismi con un bicchiere di bollicine in mano ad un’inaugurazione. E il bel video a supporto della mostra mi ha rincuorato. Si tratta di un documentario di circa 15′ che ripercorre gli esordi della carriera di Steve McCurry. E che ricorda a tutti che il buon Steve fu l’unico giornalista occidentale ad entrare in Afghanistan dal confine pakistano, prima dell’invasione russa, travestito da contadino. Dopo aver nascosto nei vestiti i rullini riuscì a farli pubblicare dal New York Times e Time e vinse la Robert Capa Gold Metal.

     

    Il mondo secondo Steve

    Poi da bravo americano McCurry ha sempre bilanciato la propria aspirazione e passione per la fotografia con la vendibilità di un prodotto e con l’andare del tempo è diventato una istituzione, perdendo forse un po’ di spontaneità. Ho letto anche il libro intervista che ha fatto con Gianni Riotta, Il mondo di Steve McCurry e anche qui ho trovato numerosi spunti interessanti, aldilà di quelli di cronaca e biografici, soprattutto sul suo modo di approcciare la fotografia. In particolare sentirlo parlare quasi in termini metafisici riguardo alla propria predisposizione d’animo quando si esce a fotografare mi ha fatto molto riflettere. Effettivamente, me ne rendo conto anch’io, le cose non accadono per caso quando sei in strada a fotografare. Dipende tutto da come stai tu, dal tuo stato d’animo, da quanto sei aperto e pronto ad accogliere le meravigliose coincidenze della vita, gli attimi che passano e cercano qualcuno pronto a vederli (e a coglierli). Questa verità che può apparire banale è invece di grande profondità e dà un senso diverso alle cose. Lo stesso McCurry dice nel libro che i suoi numerosi viaggi in Oriente lo hanno profondamente influenzato a livello spirituale. Personalmente credo che questa continua tensione tra il suo essere un’istituzione e un’icona forse un po’ ingombrante contrapposta alla sua profonda spiritualità orientale lo rendano un grande fotografo contemporaneo.

     

     

    Link:

    Brescia Photo Festival Mostra Leggere di Steve McCurry

    Le critiche a McCurry

    Il Mondo di Steve McCurry

    Mostra al Brescia Photo Festival

    Una mia mostra al Brescia Photo Festival per la Mille Miglia

    In occasione della nuova edizione della gara di regolarità per auto storiche Mille Miglia, il curatore del Brescia Photo Festival Renato Corsini mi ha chiesto di realizzare un reportage fotografico su una realtà specifica legata al mondo dei motori: quella relativa alla velocità virtuale. Confesso che me la cavo meglio con la macchina fotografica piuttosto che con il volante o con un joystick: infatti la mia conoscenza relativa al mondo dei video giochi di auto e gare automobilistiche era ferma ai ricordi dell’adolescenza, quando con i compagni dell’Arnaldo ogni tanto, soprattutto durante gli scioperi, si “bruciava” e si faceva una capatina nelle sale giochi di allora,  il mitico Piccadilly all’angolo di via X Giornate (quello  più fighetto, contrapposto a quello della stazione).
    Erano luoghi permeati di un’oscura carica trasgressiva, dove le risse erano all’ordine del giorno e dove le “saponette” dell’Arnaldo non erano ben viste.

    Da allora non ho praticamente più toccato un computer per giocare ad un videogame: quando ho cominciato ad informarmi sul mondo attuale delle gare automobilistiche elettroniche ho scoperto che le sale giochi tradizionali praticamente non esistono più da anni, soppiantate dalla doppia spinta delle Playstation domestiche e delle sale slot, ben più redditizie per i gestori. Per settimane ho vagato online su siti e forum, per scoprire che i video giochi di auto, se ancora si possono chiamare così, sono una nicchia di un fenomeno vastissimo. Ora parlare di videogames è riduttivo: la parola d’ordine della velocità virtuale è sim racing, con tanto di campionati automobilistici virtuali, live streaming, scuderie ufficiali, televisioni al seguito e fiere dedicate come quella di Nurburg.

    Dopo avere frequentato un po’ questo mondo, scoperto che è un mondo molto domestico e non troppo fotogenico (la maggior parte dei driver partecipa ai campionati al proprio pc di casa), aver sbattuto la faccia contro qualche muro confesso che la mia conoscenza dei motori e dei videogames è migliorata solo leggermente.
    Per fortuna lungo il percorso ho avuto la fortuna di incontrare due persone, Luca e Davide, che gestiscono due nuovi centri di simulazione di velocità virtuale agli antipodi della provincia bresciana, a Desenzano e Orzivecchi. Grazie a loro ho scoperto che esistono appunto dei saloni specializzati con diverse postazioni dotate di tecnologie avanzatissime che ti consentono di provare l’ebbrezza della guida di una vettura di Formula 1.

     

    Fiera dedicata al Sim Racing di Nurburg

    Il centro D2D Simulation

    Il centro Virtual Racing a Desenzano del Garda

     

    Brescia Photo Festival

    Il più grande evento di fotografia a Brescia degli ultimi anni

    Alla fine Renato Corsini ce l’ha fatta ad organizzare a Brescia un grande Festival di fotografia internazionale. E’ riuscito dove molti  avevano provato, pur con ottimi risultati e grandi meriti, si pensi alle Biennali di Ken Damy. Corsini, coadiuvato da Brescia Musei e dall’amministrazione ha organizzato finalmente un festival  di respiro in una città come Brescia che pullula di gallerie d’arte, collezionisti e fotografi. Mettendo insieme istituzioni, Macof e approfittando delle immediata dipsonibilità di una mostra dell’agenzia Magnum (la più prestigiosa al mondo) è stata organizzata in grande fretta la prima edizione del Brescia Photo festival. E tutti in città, compresi gli inevitabili critici e “haters”, sperano che questo appuntamento diventi fisso: è troppo eccitante vedere la città pulsare di fotografia come in questo 7 marzo, data dell’inaugurazione.

    La mostra di Uliano Lucas

    Tralasciando per una prossima visita le mostre al Museo santa Giulia (la prima mondiale di “Leggere” di Steve McCurry e le mostre dell’agenzia Magnum) io sono andato al Macof a vedere la corposa retrospettiva su Uliano Lucas, un fotoreportagista di carattere, uno di quei mostri sacri che sono il pane di Renato Corsini gallerista. Molto belle le serie sul lavoro, sulle tensioni sociali degli anni ’70 e sulle prime ondate di immagrazione in Europa.
    Immagini analogiche che hanno il pregio di documentare grandi trasformazioni sociali: a guardarle oggi, a distanza di 40 anni, sembra che siano passate ere geologiche. In realtà basta cambiare i nomi e le logiche sono sempre quelle: i poveri si spostano sempre verso il benessere e la modernità, incantati dalle sirene di un consumismo che sembra alla portata. E allora il pranzo domenicale degli immigrati meridionali degli anni ’70, particolarmente ricco e abbondante come a scacciare i fantasmi recenti della miseria, diventa la metafora di tanti immigrati che oggi scavalcano le frontiere della Fortezza Europa, sperando in un avvenire per i propri figli. Tra le tante belle immagini, che rimangono scolpite nell’inconscio, una mi ha veramente colpito: è lo scheletro di un condominio milanese negli anni ’70 con i suoi loculi/appartamenti tutti uguali nel loro tentativo di distinguersi, con i panni stesi e le alfasud parcheggiate nel posto auto. Da brivido…

    Caio Mario Garrubba e le altre mostre

    Molto interessanti anche le altre mostre ospitate al Macof: gli anni cinesi di Caio Mario Garrubba, un grande affresco sulla Cina Maoista quando questa non andava così di moda come oggi. Basti dire che Garrubba fu il secondo fotografo occidentale ad entrare nella Cina Moista dopo Cartier-Bresson.
    L’attrice bresciana Camilla Filippi in Psychedelic Breakfast gioca con la sua molteplice personalistà e interpreta ogni mattina un personaggio diverso, immortalandosi con un autoironico selfie. E in Wunderkammer. La stanza delle meraviglie si può vedere una mostra collettiva di opere fotografiche di artisti contemporanei italiani, composta da stampe di esclusiva manifattura analogica: sperimentazioni e rivisitazioni delle tecniche antiche ed alternative.

    Il Macof e la sua collezione permanente di fotografia italiana del Dopoguerra

    Senza dimenticare che il Macof ospita duecentocinquanta fotografie di quarantanove fra i maggiori protagonisti della fotografia italian: una corposa testimonianza della storia della fotografia italiana del Secondo novecento. I fotografi in mostra: Paola Agosti, Maria Vittoria Backhaus, Studio Ballo, Marina Ballo Charmet, Gian Paolo Barbieri, Gabriele Basilico, Letizia Battaglia, Carlo Bavagnoli, Sandro Becchetti, Gianni Berengo Gardin, Giovanna Borgese, Giuseppe Bruno, Romano Cagnoni, Lisetta Carmi, Alfa Castaldi, Elisabetta Catalano, Carla Cerati, Francesco Cito, Mario Cresci, Luciano D’Alessandro, Tano D’Amico, Mario De Biasi, Mario Dondero, Franco Fontana, Federico Garolla, Caio Mario Garrubba, Giovanni Gastel, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Paolo Gioli, Frank Horvat, Mimmo Jodice, Giorgio Lotti, Uliano Lucas, Pepi Merisio, Nino Migliori, Ugo Mulas, Occhiomagico, Carlo Orsi, Giuseppe Palmas, Federico Patellani, Gianni Pezzani, Franco Pinna, Piero Raffaelli, Tazio Secchiaroli, Enzo Sellerio, Gianni Turillazzi, Massimo Vitali.

     

    Ecco il sito del Festival

    Contattami

    Che sia per un preventivo gratuito, un feedback sul post o semplicemente un saluto sarà un piacere risponderti!

       

      Ritratto fotografico Brescia: David Kuster Dj

      Ritratto fotografico Brescia: sessione in studio con David

      David è un giovane dj brasiliano che vive in Franciacorta.  Ho avuto il piacere di conoscere David quando mi ha contattato per dei ritratti in studio. Ho subito accettato di fotografarlo, nonostante il periodo teoricamente di vacanza (;D) perchè mi piace sempre molto fotografare soggetti legati alla musica. I suoi generi sono samba, axè, pagode, funk, sertanejo, forro, bachata latina, reggaeton, salsa, house.

      Perchè un ritratto fotografico nell’epoca degli smartphone?

      Prima di contattarmi David si era fatto fare qualche fotografia da un amico. E come tutti noi David è pieno di immagini fatte con i telefonini che lo ritraggono durante le sue serate.

      Ma con la crescita della sua attività da deejay David aveva bisogno di cambiare la sua immagine, potendo contare su delle fotografie con un look professionale e contemporaneo. Immagini da usare per il suo sito internet, per la pagina Facebook e per le locandine e le pubblicità che promuovono le sue numerose serate in provincia di Brescia
      Dopo esserci scambiati qualche idea e mood board con Pinterest ho potuto conoscerlo di persona, sperimentando la sua simpatia e il suo calore sudamericano. Nello studio risuonavano note immaginarie di samba e reggaeton mentre scattavo la sessione dei suoi ritratti.

      Ho sperimentato diverse tecniche di illuminazione artificiale in studio (il Whitewall) facendo un largo uso del beauty dish che adoro per questo genere di ritratti un po’ dark. Avevo chiesto a David di portare outfit diversi e che comunque rappresentassero il suo stile: alcuni abiti colorati e sgargianti, altri invece più minimal ed eleganti.

      Per le luci ho sempre usato due o tre  lampade da studio e un flash a slitta per la rim light o per il flare direttamente nell’inquadratura, come nella fotografia con David alla consolle.

      Eccone una prima selezione dei ritratti fotografici di David

      Ritratto di David
      Il dj alla consolle
      Un ritratto elegante di david
      David al mixer
      Un primo piano in bianco e nero
      David in occhiali da sole e giacca

      Ecco il link alla pagine Facebook di David se volete seguirlo in una delle sue esplosive serate! David-Kuster Dj su Facebook

      Contattami per maggiori informazioni o per un preventivo

      Che sia per una sessione di ritratti in studio o per uno shooting in location esterna sarò felice di risponderti
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      Wedding Capri

      Wedding reportage in Capri

      La Grotta Azzurra, i Faraglioni, la piazzetta, i luoghi frequentati da Graham Greene e Pablo Neruda. Le spiagge dei vip e una luce che non si riesce a dimenticare. E via di luoghi comuni 🙂

      Io personalmente lego il ricordo di quest’isola ad un romanzo e ad un personaggio che ho amato particolarmente: Tony Pagoda, il protagonista di “Hanno tutti ragione” di Paolo Sorrentino. Ho ascoltato per un intero inverno la voce roca di Toni Servillo dare  vita e corpo a questo guappo cinquantenne e sentimentale, icona di un’Italia Anni ’80 sgangheratamente felice.
      Allergico alla mondanità della “piazzetta”, Tony trova al tavolino di un bar di Anacapri l’amore, quella Beatrice che lo segnerà tragicamente per il resto della vita.

      Ogni tanto è proprio bello lasciarsi alle spalle Brescia e approdare nel Sud verace e pieno di colore. L’occasione è stata il matrimonio organizzato da Studio Quaranta di Nicola Falappi ( è un po’ riduttivo definirlo wedding planner) che per questo matrimonio ha allestito una sontuosa scenografia al faro di Anacapri. Io con il vessillo dello studio Gilberti-Ricca | Fotografi ero in compagnia di Alberto Petrò (l’altro fotografo), Nicola Lucini (videomaker) e Giulio (vj).
      Sono state 72 ore dense di situazioni da fotografare e di colore locale. La location scelta per il matrimonio è una cartolina disegnata su toni pastello: un ristorante affacciato direttamente sugli scogli con alle spalle un faro che si erge su di un promontorio. Il tramonto è il migliore di Capri, con le rocce degli scogli che si accendono di un rosso infuocato.
      Ad accogliere gli sposi il festoso vociare e le tarantelle del gruppo folkloristico Scialapopolo, a suon di chitarre e mandolini, tamburelli, fisarmoniche e nacchere. Durante l’aperitivo grattachecca rinfrescante. E poi in un susseguirsi di sorprese ed emozioni è arrivato lo spettacolo col mangiafuoco, ballerini e fuochi d’artificio.

      E per concludere la mattina dopo relax con un brunch domenicale nelle stanze dell’hotel La Palma.

      Contattami:

        Pubblico qualche foto di preview del weekend che ho passato a Capri per questo wedding reportage.

        Per una gallery più completa guarda il nostro sito wedding Gilberti – Ricca | Fotografi:  Matrimonio al faro di Anacapri

        Link:
        www.scialapopolocapri.com

        www.lidofaro.com

        Il Libro di Paolo Sorrentino Hanno tutti ragione

        Photoshop e la fine della fotografia

        Oggi con Photoshop non esiste più la fotografia

        Eccolo qui l’altro grande tabù della fotografia contemporanea: Photoshop! A tutti è capitato di criticare un’immagine perché palesemente artefatta col computer. Quasi che la realtà (un concetto alquanto ambiguo in fotografia) sia migliore della sua rappresentazione. E mi ricollego al primo post della serie “Luoghi comuni in fotografia” quello sulla dicotomia fotografia analogica vs fotografia digitale: alla camera oscura e alle sue infinite possibilità creative ed interpretative da un punto di vista artistico: durante la mia esperienza dal vivo ad un certo punto Renato Corsini ha estratto strani oggetti per fare delle mascherature. E non ci si ferma lì: collage, pennellate, manipolazioni.
        Se anche il Metropolitan Museum di New York ha tenuto una mostra intitolata “Faking It: Manipulated Photography Before Photoshop” qualcosa di vero ci dev’essere nell’idea che il fotoritocco non l’abbiano inventato le software house 🙂

        La mostra di New York mostra quanto già alle origini della fotografia il concetto di realtà fosse illusorio e relativo. E il tentativo di convincere uno spettatore, sicuramente più ingenuo visivamente di oggi, con immagini surreali che vanno contro il verosimile, oggi non solo sorprende e affascina, ma dovrebbe anche fare riflettere i pasdaran della fotografia analogica “non manipolata”.

        D’altronde se la Adobe, la casa produttrice di Photoshop, ha chiamato Lightroom , ossia camera chiara, uno dei loro prodotti di punta per i fotografi, un motivo ci dovrà pur essere.. E non credo che abbiano letto tutti l’omonimo saggio di Roland Barthes.

        Faking it mostra al Met di New York: Fotoritocco e foto manipolazione prima di Photoshop

        Il link alla mostra su Photoshop Vintage al Metropolitan Museum di New York

        Fotografia analogica o digitale

        Fotografia analogica vs Fotografia digitale

        Ci sono alcuni temi ricorrenti nella carriera di un professionista dell’immagine, quelli che io chiamerei I turbamenti del giovane… fotografo. Sono leitmotiv che generalmente assomigliano più a passatempi e chiacchere da bar, ma personalmente sentivo il bisogno di sistematizzare questi luoghi comuni sulla fotografia, anche per fare chiarezza dentro di me

        Ecco il primo:

        1. Con l’avvento del digitale la fotografia è morta

        Questo è un cavallo di battaglia evergreen e prima o poi lo sentirete citare sia da attempati signori con vezzose sciarpe al collo (che fanno tanto artista 😉 ) e a tracolla una Leica M6, sia da insospettabili giovani hipster con l’iPhone che spunta impertinente dalla tasca dei jeans.
        Per esempio all’inizio del 2015 a Brescia ha chiuso Patera, uno storico e bravissimo stampatore analogico in bianco e nero, che ha testualmente dichiarato che per lui “la fotografia digitale semplicemente non è fotografia“.
        Altri miei cari amici fotografi, vere e proprie icone bresciane, hanno l’allergia alle reflex digitali e  si sentono in imbarazzo con una macchina fotografica dotata di sensore.

        Io invece ritengo che lo strumento non dovrebbe mai prevalere sul contenuto. Parafrasando Ernst Haas direi che non bisogna mai giudicare un fotografo dal tipo di macchina che usa, ma da come la usa.

        Per ogni lavoro va bene un tipo di strumento: se devo fare reportage di guerra in trincea va benissimo usare digitali compatte e poco ingombranti come faceva Alex Majoli più di 10 anni fa con le Olympus C4040, macchine da 4 megapixel.
        Se invece dovrò realizzare una campagna pubblicitaria che prevede delle maxi affissioni probabilmente andrò su macchine medio formato, più lente ma con file molto più ricchi di informazioni e dettaglio.
        Se invece sono un artista e il mio valore  si calcola anche dal numero delle stampe numerate che faccio è probabile che mi indirizzi verso una macchina a pellicola.

        Senza fissazioni e feticismi però 🙂
        Confesso comunque che vedere nascere un’immagine in camera oscura è un rituale magico che ha un fascino ineguagliato.
        La prima volta che mi è capitato è stato quando il fotografo, gallerista e fine stampatore Renato Corsini mi ha invitato nella sua camera oscura e mi ha mostrato la magia del vedere affiorare l’immagine sulla carta, per poi passare alla fase delle mascherature, una procedura nel suo complesso quasi alchemica.

        Inoltre da qualche anno l’introduzione del formato digitale  RAW ha sparigliato ulteriormente le carte: ora le fasi di sviluppo e stampa nel digitale avvengono in modo  del tutto similare a quanto avveniva con la  pellicola. Il file RAW infatti viene considerato a tutti gli effetti un negativo digitale, non pronto per la stampa (fisicamente su carta o digitalmente su file) e deve seguire un processo di elaborazione, di raw conversion e di digital enhancing.

        Già ai tempi dell’analogico la fase di sviluppo e stampa era fondamentale. Basta considerare il ruolo che alcuni stampatori come George Fevre o Jean-Yves Bregand hanno avuto su lavori di mostri sacri della fotografia come Salgado o Koudelka.

        Guardate ad esempio come cambia una foto: la prima è una tsmpa “diretta”, la seconda una stampa usando la tecnica del dodge & burn, ossia schiarendo e scurendo diverse parti dell’immagine.

        ©Sebastiao Salgado/Magnum, Brasil, 1980. Printed by Jean-Yves Bregand. Analogic “direct” print
        ©Sebastiao Salgado/Magnum, Brasil, 1980. Printed by Jean-Yves Bregand. Dodge and burn print

        Leggi il secondo post sui luoghi comuni nella fotografia >> Photoshop

         

        Fotografi bresciani premiati

        Il progetto Yourself dell’omonimo collettivo vince il primo PhotoEbook

        Il collettivo Yourself, di cui faccio parte insieme ai fotografi bresciani Roberto Massini e Cristian Zambelli, ha vinto la prima edizione del concorso fotografico PhotoEbook indetto dalla casa editrice Emuse.

        >> Cos’è Yourself?

        Yourself è un collettivo ed un progetto fotografico di reportage sociale. Per oltre un anno abbiamo frequentato a Brescia gli spazi dismessi delle aree abbandonate dell’ex Metallurgica Tempini, nella zona tra via Milano ed il cimitero. Qui abbiamo conosciuto, e  poi fotografato, la vita delle persone che lì vivevano in condizioni estreme. Ali dal Mali e Richi dal Punjab ci hanno aperto le loro abitazioni temporanee e uno squarcio della loro vita.

        Dopo un periodo di “embargo” auto imposto per non creare problemi agli abitanti di Yourself, abbiamo deciso che era giunto il momento di far uscire questo progetto, per cercare di far conoscere, ai bresciani in primis, una realtà di emarginazione invisibile, situata a poche centinaia di metri da poli dello shopping cittadino come il centro commerciale Freccia Rossa.
        Ghetti come Yourself sono diffusi in tutta Italia, soprattutto nella ricca (una volta?) e annoiata provincia del Nord Italia: ecco perchè questo progetto trascende i confini locali, diventando purtroppo una conseguenza di politiche sbagliate sull’immigrazione.

        Per vedere le foto e per tutti gli approfondimenti visitate il sito www.yourselfproject.com

        L’articolo di BresciaOggi che parla del premio

        Corso di fotografia a Brescia in studio

        Corso base di fotografia a Brescia

        Docenti: Roberto Ricca e Vasilios Valassis

        Il corso è suddiviso in 5 lezioni (lunedì sera 20.30-22.30) dal 22 settembre per 5 settimane consecutive.
        Il corso prevede una formazione base sulla macchina fotografica e sulle tecniche di scatto: la parte principale verrà incentrata sulle regole della composizione e i colori in fotografia con un accenno al fotoritocco.
        Il corso si terrà in uno studio fotografico a Brescia (zona Caionvico): ogni lezione prevede la possibilità di fare molta pratica, in più una delle 5 serate sarà un’uscita pratica a Brescia.
        Il costo dell’intero corso è di 80 euro. Invieremo di volta in volta tutto il materiale utilizzato per le proiezioni e approfondimenti.
        Il corso è a numero chiuso per far si che l’aula non sia dispersiva e che ci sia la possibilità da parte nostra di seguire in modo specifico ogni singolo partecipante.

        Info e prenotazioni: 3397307160 (Roberto) – 3407781151 (Vasilios)

        Corso di fotografia a Brescia

        Web:
        https://www.robertoricca.com
        http://www.vasiliosvalassis.it
        http://www.whitewallstudio.net/

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        Lil Klips beatbox hip hop

        Work in progress sul beatboxer Isam Maarouf, in arte Lil Klips.
        Lil Klips nasce ad Agadir nel 1993 e nel 2008 si avvicina all’arte del Beatboxing. Dopo aver raggiunto una certa notorietà grazie ad alcuni spot della TIM, nel 2015 Lil Klips è stato nominato vice campione italiano della disciplina durante la Beatbox battle (vedi sotto)

        Il beatbox è quella disciplina nata per creare le basi ritmiche degli Mc di strada. Attualmente è considerata la quinta disciplina del mondo hip hop (writing, mciing, djing, breaking, beatboxing)

        Ecco il video della finalissima della Italian beatBox 2015

        Isam spiega la sua passione per la beatbox nel video Tim

        Ed ecco uno dei video Tim sulla beatbox

        Floor Wars 2014

        Serata adrenalinica al Lattepiù di Brescia.
        In programma Floors Wars 2014 e la performance live beatbox di Lil Klips (6 anni di beatboxing a Brescia !)

        FLOOR WARS ITALY 2014 QUALIFY CAMPIONATO INTERNAZIONALE DI BREAKING & ALL STYLES BATTLE

        _ FLOOR WARS ITALY 2014 QUALIFY
        ——-(OPEN FOR AUSTRIA, SWITZERLAND & BALKANS)——–

        CATEGORIE:
        3 vs 3 breaking (selezioni & finali), room n1
        1 vs 1 international footwork battle room n1
        2 vs 2 beginners breaking, room n2
        2 vs 2 mix style, room n2 (tutti possono partercipare)

        ORARIO APPROSSIMATIVO (POSSIBILI CAMBIAMENTI)
        2 vs 2 BEGINNERS
        16:30 – 17:20 – iscrizioni beginners 2 vs 2
        16:00 – 17:20 – open cyphers
        17:20 – 18:40 – selezioni beginners (sala 2)
        18.50 – 20:00 – finali beginners top 16 (sala 2)
        20.30 – finale beginners 2 vs 2 (sala 1)
        ————————————————————
        2 vs 2 MIX STYLE
        17:30 – 19:40 – iscrizioni mix style
        20:00 – 20:30 – open cyphers
        20:30 – 22:00 – mix style selezioni (sala 2)
        22:10 – 23:30 – finali top 16 (sala 2)
        ————————————————————-
        1 vs 1 FOOTWORKS:
        16:30 – 17:00 – conferma iscrizioni footworks 1 vs 1
        16:00 – 17:15 – open cyphers (sala 1)
        17:15 – 18:15 selezioni ai 4 angoli + finali footworks 1 vs 1 top8 (sala 1)
        ————————————————————
        3vs3 OPEN:
        17:00 – 18:00 – iscrizioni 3 vs 3 open
        16:00 – 17:15 – open cyphers (sala 1)
        18:20 – 20:00 – selezioni 3 vs 3 open (sala 1)
        20:00 – 20:30 – open cyphers + finale beginners
        20:45 – 23:15 – finali 3 vs 3 top 16 (sala 1)

        GIURIA 3 vs 3 & FINALI BEGINNERS:
        Bboy Cheerito (IOE/Evolvers) Russia
        Bboy Willy (Tekken Crew) France
        Bboy Soonenough (Breakpoint/Floor Wars) Denmark

        GIURIA 2 vs 2 BEGINNERS:
        Bboy Jse (Tekken Crew) France
        Bboy Squeo (Double Struggle) Italy
        Bboy Isti (Breakpoint/Floor Wars) Denmark

        GIUDICE 1 vs 1 FOOTWORKS:
        Bboy Intact (Ruffneck Attack) Ukraine

        HOST:
        Ares Adami
        Mr. DADDY

        DSP DJ’s & Guests:
        Dj UraGun – (DSP Crew / Bboyworld Dj’s) Italy-Ukraine
        J-Dj One – (DSP Crew) Italy
        Dj Deilf – (DSP Crew / SSF) France
        Dj Coolkam – (DSP Crew) France
        Dj Kyle – (DSP Crew) Spain
        Dj Kirumba – Moldavia
        Dj Sam Hutchy – Italy
        Dj Help – (Bad Trip Crew / Paris) France
        Dj Keysong – France
        Ronatoune (BboyWorld)
        Crazy-Lee (BboyWorld)

        ————————————————————————–

        GIURIA ALL STYLES INTERNATIONAL 2 vs 2 BATTLE:
        The K (K.MIFA / KeraAmika) Germany
        Intact (Ruffneck Attack) Ukraine
        Sly (Aayla Crew) Italy
        Paco / France
        Amdi / France

        HOST:
        Riky Rock

        DJ’s:
        Dj CoolKam (DSP Crew) France
        Dj Sam Hutchy / Italy
        (La musica per le Final Battles del All Style 2 vs 2 International Battle verrà creata e composta in esclusiva per l’evento da The Sleepers RecordZ.)

        PREMI:
        Premio 3 vs 3 OPEN : Biglietti aerei + vitto/alloggio per rappresentare la propria nazione alle finali mondiali in Danimarca + 6 Regali Offerti Dai Nostri Sponsor: Officina Pixel, Funk and Furious, We Art.
        FLOOR WARS 2014 *Great 16*
        1 posto 2 vs 2 beginners : 100+6 Regali Offerti dai nostri sponsor: Officina Pixel, Funk and Furious, We Art.
        1 posto 2 vs 2 mix style : 200+6 Regali Offerti dai nostri sponsor: Officina Pixel, Funk and Furious, We Art.
        1 posto 1 vs 1 footworks : 50+3 Regali Offerti dai nostri sponsor: Officina Pixel, Funk and Furious, We Art.

        —————————————————————————
        SHOWCASE BY:
        SHOWTIME (Basketball Freestyle)
        LIL KLIPS / Street Sound (BeatBox)
        —————————————————————————
        AFTER PARTY – RAP CONCERT & DJ SET:
        Dalle 00.00 alle 03.00
        LOCATION:
        LATTE+ CLUB
        Via Giuseppe di Vittorio, 38
        25125, Brescia (BS)

        FLOOR WARS ITALY 2014 QUALIFY POWERED BY:
        LATTE+ (Brescia) https://www.facebook.com/lattepiulivebs
        BOOMBOX (Castel Mella (BS)) https://www.facebook.com/BoomboxCircoloArci
        OFFICINA PIXEL (Brescia) http://www.officinapixel.net/brescia/
        FUNK & FURIOUS Street Wear (Ukraine) https://www.facebook.com/groups/funkandfurious/
        WE ART Street Wear (France) https://www.facebook.com/WE.ART.CLOTHIN
        LA SCUOLA DEI SOGNI (Osio Sotto/Italy) http://www.lascuoladeisogni.it/chisiamo.asp
        BREAK BEAT https://www.facebook.com/pages/BREAK-BEAT/161454854016807
        BBOYWORLD ITALY https://www.facebook.com/groups/60774740824
        BBOYWORLD.COM https://www.facebook.com/bboyworld
        STAND UP HIP HOP DANCE SCHOOL & H2R https://www.facebook.com/groups/151754241538149

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        Immigrati a Brescia

        Immigrati Brescia: Progetto collettivo sull’imigrazione

        Alcuni scatti di un progetto collettivo realizzato con i fotografi bresciani Roberto Massini e Cristian Zambelli sul tema dell’immigrazione nella nostra città.

        Sempre sul tema dell’immigrazione bresciana ho realizzato alcune fotografie in alcuni ristoranti etnici presenti a Brescia. Puoi vedere il lavoro a questo link.

        Scatti realizzati con tecnica in stile strobist con flash off – camera

        Franciacorta

        Tour in Franciacorta

        Ho accompagnato un gruppo di giornalisti e tour operator in Franciacorta. Abbiamo visitato l’Abbazia Olivetana di Rodengo Saiano, abbiamo poi assistitito ad una spiegazione dellla produzione secondo il metodo Franciacorta nella cantina Barboglio de’ Gaioncelli e poi abbiamo visitato Palazzo Torri, un’antica dimora nobiliare perfettamente conservata dove è possibile ancora oggi dormire in bed & breakfast.

         Altre zone della provincia di Brescia: guarda il mio reportage dalla Val Trompia

        Contattami:

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        Arles in black pt. 2

        Tra le altre mostre più interessanti e significative, sempre agli Ateliers, quella di Gordon Parks, il primo fotografo afro americano della Farm Security Administration (F.S.A.), il primo fotografo afro americano della rivista Life… insomma il primo fotografo a fare un sacco di cose

        Tra i fotografi più importanti del ventesimo secolo, dagli anni Quaranta fino alla sua morte, nel 2006, Gordon Parks ha raccontato al mondo, soprattutto attraverso le pagine della rivista Life, la difficoltà di esser nero in un mondo di bianchi, la segregazione, la povertà, i pregiudizi, ma anche i grandi interpreti del ventesimo secolo, il mondo della moda e perfino le grandi personalità del mondo in pieno cambiamento, come Malcom X, Muhammed Ali e Martin Luther King.

        Vere o verosimili, nate dai drammi profondi, vissute sulla sua stessa pelle di ex ragazzo nero condannato a morire prima di nascere o costruite nell’alchimia della pura finzione, le storie di Gordon Parks sono tutte autenticamente sentite, tutte raccontate come visioni genuine e nate dalla volontà di incidere sulla realtà, affermando attraverso il racconto per immagini la propria opinione e la necessità di gridarla forte al mondo.
        Molto toccante il reportage di Life sulla famiglia afro americana del Bronx, con la doppia pagina di apertura e il grido di accusa di Parks, che era anche poeta, all’America borghese. Immagini come quella della signora Watson, con la scopa in mano e lo sguardo dimesso, sono entrate nell’iconografia.

        Nella piazza principale di Arles c’è la grande mostra retrospettiva su Sergio Larrain, il fotografo misterioso per eccellenza, colui che figlio della buoan borghesia cilena venne invitato da Henri Cartier-Bresson ad entrare nell’agenzia Magnum photos
        Chi è Gordon Parks

        Nato nel 1912 a Fort Scott, in Kansas, tra povertà e segregazione, Gordon Parks è stato conquistato dalla potenza e dalla forza della fotografia vedendo le realizzazioni dei fotogiornalisti sulle principali riviste dell’epoca. Dopo aver acquistato una macchina fotografica al banco dei pegni nel 1937, impara a usarla da autodidatta e, poco tempo dopo, comincia (1941) a collaborare con il celebre gruppo della Farm Security Administration (F.S.A.), capitanato da Roy Striker. Quando nel 1943 la F.S.A. chiude, Parks comincia la sua attività da freelance, alternando il lavoro per le riviste di moda (soprattutto Vogue) a progetti di fotogiornalismo e di impianto più sociale. Nel 1948, il suo reportage su una gang giovanile di Harlem conosce un grande successo e Parks diventa il primo fotografo e scrittore afroamericano di Life: per questa testata racconterà storie legate al razzismo, alla povertà, alla segregazione. Ma realizzerà anche intensi ritratti di scrittori, attori e traccerà le nuove, emergenti figure di leader neri, come Muhammed Alì, Malcolm X, Adam Clayton Powell, Jr. e Stokely Carmichael. Gordon Parks è stato anche scrittore, compositore di musica e nel 1969, è stato il primo regista afro-americano a dirigere un lungometraggio a Hollywood (The Learing Tree). Nel 1971, la sua seconda pellicola, Shaft ha conosciuto un grande successo.Per oltre trenta anni, Parks è stato un infaticabile lavoratore, creativo ed energico, in grado di impegnarsi nelle tante storie che dovevano essere raccontate; nelle campagne civili che dovevano essere sostenute. Numerosi sono i riconoscimenti e i premi al suo lavoro, tra questi la National Medal of Arts statunitense, ricevuta nel 1988.

        Arles in Black: festival di fotografia

        Torno ad Arles dopo parecchi anni per visitare il festival di fotografia per antonomasia, quello che detta le mode ed i trend nella fotografia artistica per i mesi seguenti.

        Quest’anno il tema è il Nero, quindi Arles in Black: all’inizio la fotografia fu solo in bianco e nero. Poi arrivò il colore, con grande scandalo dei puristi, che dominò per decenni. Oggi con l’avvento del digitale il bianco e nero è relegato ad un consumo nostalgico e di nicchia.

        In programma 50 mostre disseminate in diverse location, alcune davvero suggestive, in una città che è un piccolo gioiello, tra l’arena di epoca romana e il Café Van Gogh. Nello spazio dedicato al pittore olandese, che qui dipinse quadri come Notte stellata o la Maison Jaune, ho visitato la mostra dedicata al fotografo di moda Guy Bordin: pazzeschi gli scatti che pubblicava negli anni 70 su Vogue!! Un gusto per la composizione e per la provocazione sul filo della denuncia sociale, pur dalle patinate pagine del magazine chic per eccellenza.

        Poco distante in una chiesa sconsacrata, in un caldo pesante ed appiccicoso, la mostra “Bibi” di JHL, ossia Lartigue, che sarà anche uno dei padri nobili della fotografia, ma che con le sue foto da Saint Moritz, le gite a bordo di automobili fiammanti e la sua aria da dandy viziatello e borghese mi sta inevitabilmente antipatico.
        Molto meglio invece le mostre nella zona degli Ateliers, un complesso di fabbriche abbandonate che formano una location incredibilmente suggestiva. La mente corre subito all’ex comparto Milano a Brescia, le analogie architettoniche sono impressionanti, a dimostrazione di quello che i coniugi Becher teorizzavano con la loro fotografia concettuale di strutture architettoniche sorprendentemente simili in giro per l’Europa. (A proposito, ad Arles c’è anche una piccola mostra di Bernd ed Hilla Becher, ma, seppur mi sforzi, non riesco ad eccitarmi di fronte a queste parate di gasometri, o silos, o mulini europei. Mi sembra più un interesse da entomologo…)
        Eppure ricordo a Brescia una decina di anni fa, proprio in una fabbrica del Comparto Milano, una mostra di arte contemporanea, purtroppo seguita da un silenzio spesso e assordante. E le analogie tra Arles e Brescia, tra Italia e Francia, finiscono qua.

        Tra strutture metalliche e vetrate del secolo scorso, che trasudavano vite di operai e prodotti costruiti ed assemblati, le due mostre che più mi sono piaciute: quella di Michel Vanden Eeckhoudt e quella di Arno Rafael Minkkinen

        Il primo è un fotografo belga dell’agenzia Vu che mi ha colpito per la sua capacità di cogliere l’aspetto oscuro ed inquietante che alberga nell’apparente ordinario. Davanti alla sua Leica si materializzano immagini eleganti, misteriose, spesso con un sottile senso dello humour venato di nero. Occhi animali che ti guardano e ti inchiodano. Paiono uomini sofferenti, chiusi nella loro fissità eppure così capaci di comunicare. Mi ricordano i lavori di Giacomo Brunelli.

        Arno Rafael Minkkinen è un fotografo finlandese al confine tra immagine, performance e body art. Il suo corpo flessuoso e sottile entra in relazione con l’ambiente e la natura circostanti, adattandosi e modificando. E di volta in volta è un tronco che emerge da un lago, un arco protettivo per il figlio, un supporto che spunta dal vuoto per una donna sospesa nel vuoto.

         

         

        photo Guy Bordin
        photo Guy Bordin
        photo Guy Bordin
        photo Arno Minkkinen

         

        Michel Vanden Eeckhoudt

         

        Michel Vanden Eeckhoudt

         

        Michel Vanden Eeckhoudt

         

         

        Arno Minkkinen

         

         

        Michel Vanden Eeckhoudt

         

        Michel Vanden Eeckhoudt

         

        Arno Minkkinen

         

        Arno Minkkinen
        Michel Vanden Eeckhoudt
        Michel Vanden Eeckhoudt
        Michel Vanden Eeckhoudt

        Rocca delle meraviglie: festival di artisti di strada sul Garda

         “La Rocca delle meraviglie”

        Dopo La Strada Festival un altro foto reportage con soggetto teatro e artisti di strada!

        Sì è tenuta nella splendida cornice della Rocca di Lonato la prima edizione della “Rocca delle meraviglie”,  in partnership con il celebre Ferrara Buskers Festival.

        Tanti artisti di strada più o meno famosi: dalla giovane compagnia etiope Fekat Circus che mescola abilmente diversi linguaggi teatrali e musicali in uno spettacolo ispirato alla Regina di Saba, al Microcirco per i più piccoli,  dalla comicità di Wanda Circus, al funambolo Andrea Loreni, dallo spettacolo ipnotico dei messicani Quetzalcoatl, alla clownerie acrobatico-musicale del Teatro Necessario. L’evento nasce da un’idea di Luigi Russo, co-fondatore del già citato festival di Ferrara e presidente della Federazione Nazionale Arte di Strada, e di Aurelio Rota, instancabile talent scout di spettacoli provenienti da Paesi come la Mongolia, l’Etiopia, l’India e la Macedonia.

        Una rassegna già molto suggestiva alla sua prima edizione, speriamo che il successo di pubblico convinca gli organizzatori a replicare anche negli anni a venire.

        Info: www.fondazioneugodacomo.it

        Guarda la gallery del Festival La Strada

        La “Wanda”
        Wanda Circus
        Fekat Circus (Etiopia)
        La Rocca di Lonato

         

        Machedà, la Regina di Saba
        Fekat Circus
        Contorsionista del Circo Etiope
        Teatro Necessario
        Un momento dello spettacolo “Clown in libertà”

         

        “Clown in libertà”
        Il pubblico sul palco con i giovani artisti etiopi
        Teatro Necessario “Clown in libertà”
        Wanda Circus
        Durante lo spettacolo del Teatro Necessario

         

        Giocoliere del Circo etiope
        Compagnia Teatro necessario

         

        Leonardo del Teatro Necessario

         

        Wanda Circus – sputafuoco
        Jacopo della compagnia teatrale Teatro Necessario

        Workshop fotografico con Donald Weber – VII agency

        Workshop fotografico VII Shoot con Donald Weber

        Durante il festival Fotografia Europea di Reggio Emilia sono stati selezionati 2 studenti per partecipare ad un workshop fotografico con un fotografo master dell’agenzia VII.
        Io ho seguito quello con Donald Weber, premiato al World Press Photo nel 2006 e nel 2012, con tema “Integrazione scolastica”.

        Un’atmosfera unica, tante mostre interessanti e la possibilità di lavorare fianco a fianco con uno dei fotografi internazionali più stimolanti sono stati per me una grande fonte d’ispirazione.

        Impagabile vederlo al lavoro nella fase di editing, quasi un solfeggio musicale il ritmo che per lui deve emanare dal racconto fotografico.

        E il suo consiglio per me più prezioso: “Don’t run. Stay. And feel.”

        www.viiphoto.com
        www.fotografiaeuropea.com
        donaldweber.com
        www.worldpressphoto.org

        Guarda il video dello slideshow dei lavori dei partecipanti al workshop fotografico VII HOST

        Gallery

        Ingresso nella scuola
        Studentessa durante una lezione
        Un giovane studente di origine cinese partecipante al progetto della web radio studentesca
        Interno della sala insegnanti
        Lezione di musica
        Durante la lezione
        Reggio Emilia è una delle città col maggior tasso di immigrati in Italia
        Sala insegnanti
        Un alunno durante il workshop fotografico con Donald Weber
        Un interno della scuola media Da Vinci di Reggio Emilia

         

        Selezionato al Leica Talent!

        Concorso Leica Talent 2012

        E’ una grandissima soddisfazione venire selezionati nel Concorso Leica Talent nella Categoria M professionisti.

        Vada come vada sono felicissimo che gli occhi di fotografi come Paolo Pellegrin della Magnum Photos o Franco Pagetti della VII, piuttosto che di critici/photo editor come Denis Curti (Contrasto) e  Lorenza Bravetta (Magnum Photos)  incrocino per qualche secondo le mie foto!

         

        Ecco il progetto selezionato: “Fuori i secondi” sulla boxe

         

        Ed ecco la giuria

        Giuria M

        LORENZA BRAVETTA

        Lorenza Bravetta è dal 2010 Development Director di Magnum Photos (www.magnumphotos.com) per l’Europa continentale.
Ha iniziato a lavorare a Magnum Parigi nel 1999 come responsabile delle relazioni con gli agenti in Europa.
Nel 2001 crea il dipartimento per lo sviluppo delle attività commerciali in Europa, grazie al quale negli ultimi anni alcuni dei principali brand mondiali hanno scelto di comunicare attraverso le foto di grandi fotografi quali Martin Parr, Steve McCurry, Elliott Erwitt, Ferdinando Scianna, Carl De Keyzer, Raymond Depardon e Paolo Pellegrin. 
Nel 2006 diventa responsabile delle attività di corporate e dei partenariati, dando vita a progetti come « Magnum sees Piedmont », in occasione dei Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006, « Un monde en partage », e « Women Changing India ». Oggi dirige uno staff di 15 persone il cui obiettivo è di rappresentare e sviluppare in Europa i progetti personali, culturali e commerciali dei 60 fotografi membri dell’agenzia.

        DENIS CURTI

        Denis Curti è direttore della sede milanese di Contrasto e vicepresidente della Fondazione FORMA, Centro Internazionale di Fotografia. Già direttore del master post universitario di fotografia realizzato in collaborazione con NABA e Fondazione FORMA, è direttore della scuola di Fotogiornalismo di Contrasto e direttore artistico del Festival di Fotografia di Capri e della Casa dei Tre Oci a Venezia. 
E’ stato direttore artistico del Festival di Fotografia di Savignano sul Rubicone dal 2000 al 2006, e di 5 edizioni della Biennale Internazionale di Fotografia di Torino. 
Dal 1995 al 2002 ha diretto la Fondazione Italiana per la Fotografia, e per oltre 15 anni è stato giornalista e critico fotografico per le pagine di Vivimilano e Corriere della Sera.

        INAS FAYED

        Inas Fayed è il direttore editoriale di Leica Fotografie International (http://www.lfi-online.de/). 
Dal 2006 al 2008 è stata direttore editioriale di Victor, il magazine semestrale di Hasselblad.
Precedentemente è stata redattore delle riviste tedesche Arte e Computerphoto. 
E’ stata l’artefice dei progetti europei Munken Young Photographers nel 2002 e Young Professionals Photopools nel 2002. Ha curato le 20 mostre fotografiche (di Erwitt, Araki, Platon, Suau, Nahr, Dworzak, Gursky, McCurry, Rankin e altri) presentate da Leica alla Photokina 2012.
Vive e lavora ad Amburgo.

        FRANCO PAGETTI

        Dopo aver studiato Chimica a Milano, nel 1980 Franco Pagetti ha abbandonato l’insegnamento per dedicarsi alla fotografia di moda, dapprima come assistente a New York e Parigi, e poi collaborando in prima persona con Vogue Italia, L’Uomo Vogue e altre testate del gruppo Condé Nast.
Nel 1988 realizza per L’Europeo il primo reportage fotogiornalistico sulle donne torturate dal regime cileno, anche se continua a scattare per la pubblicità e la moda insieme al reportage fino alla svolta definitiva del 1997, dopo la quale si dedica esclusivamente al fotogiornalismo. 
Da allora Pagetti ha viaggiato incessantemente, documentando per i più prestigiosi magazine e quotidiani internazionali – quali Time, Newsweek, The New York Times, The New Yorker, Stern, Le Figaro, Paris Match, The Times of London – i conflitti in Afghanistan (1997, 1998, 2001), Kosovo (1999), Timor Est (1999), Kashmir (1998, 2000 e 2001), Palestina (2002), Sierra Leone (2001), Sudan del Sud (1997) Somalia (2008) Libia e Egitto (2011) e tematiche relative a India, Vaticano, Cambogia, Laos, Indonesia e Arabia Saudita.
Una menzione a parte merita il lavoro svolto da Pagetti in Iraq, prevalentemente per Time Magazine, per sei anni dal 2003 fino al dicembre 2008. Pagetti ha avuto l’intuito – caratteristica propria dei grandi giornalisti – di “sentire” il concatenarsi degli eventi che avrebbero portato alla guerra ben tre mesi prima che questa accadesse, e mentre la maggior parte dei fotogiornalisti si affollavano in Kuwait, nel gennaio del 2003 Franco era già a Baghdad.Dal 2007 è membro effettivo di VII, la prestigiosa e pluripremiata agenzia di fotogiornalismo.
Vive tra Milano e New York.

        PAOLO PELLEGRIN

        Paolo Pellegrin è uno dei più apprezzati fotografi nel panorama internazionale e membro di Magnum Photos dal 2005. 
Ha ricevuto i più significativi award, come il Kodak Young Photographer Award / Visa d’Or at Visa Pour l’Image nel 1996, la Leica Medal of Excellence nel 2001, l’Hansel-Mieth prize nel 2002, l’Olivier Rebbot prize by the Overseas Press Club nel 2004, il W. Eugene Smith Grant in Humanistic Photography nel 2006, la Robert Capa Gold Medal nel 2007, il Deutsche Fotobuchpreis e il Lucie International Photography Awards nel 2008, e il Getty Image Professional Editorial Photography Grant nel 2009.
Ha inoltre vinto il World Press Photo nel 1995, 1998, 1999, 2004, 2005, 2006 e 2012.

        Link:

        www.talent.leica-camera.it/roberto-ricca

        www.talent.leica-camera.it/le-giurie

        www.magnumphotos.com

        www.viiphoto.com

        La mostra Fuori i secondi alla Wave photogallery

        Il progetto Fuori i secondi sulla boxe

        Cortona on the move

        Approfitto delle vacanze estive in Toscana per questa divagazione fotografica: alla sua seconda edizione Cortona on the move (fino al 30 settembre) si conferma come uno dei festival di fotografia più interessanti dell’estate. La prima edizione ha visto come protagonisti, nelle incredibili location di Cortona in Toscana, Alex Majoli, David Alan Harvey, Antonin Kratochvil, Arno Minkkinen, e molti altri. Il tema dell’edizione 2012 è il Viaggio. Le location scelte dagli organizzatori per le mostre sono uno degli elementi vincenti del festival.

        © Kitra Cahana

        Ecco le mostre che più mi sono piaciute : in assoluto la migliore è quella della giovanissima Kitra Cahana intitolata “Nomadia“, un’indagine “da dentro” su gruppi di giovani adolescenti Usa che vivono come nomadi moderni, in viaggio su furgoni, nei vagoni dei treni merci, dormendo nei bagni delle stazioni di servizio: un’autrice che non conoscevo assolutamente, ma i festival servono proprio a questo giusto? Mi è piaciuta talmente che le dedicherò a breve un post più dettagliato.

        © Carlo Bevilacqua

        Carlo Bevilacqua nella mostra Into The Silence_Eremiti del terzo millennio  presenta una selezione di immagini nelle quali fotografa i nuovi eremiti, interrogandosi su quali siano state le motivazioni che hanno spinto questi uomini ad abbandonare la quotidianità e a compiere una scelta tanto radicale. Suggestiva anche la location: un vecchio magazzino di un negozio di alimentari, con disegnate alle pareti vecchi disegni di scudetti vinti che fanno tanto anni ’60 e dado Liebig.

        Alessandro Grassani con le prime due parti di ‘Environmental migrants: The last illusion dedicate alla Mongolia e allo Sri Lanka. Nei suoi scatti da reportage classico Grassani racconta la situazione dei “rifugiati ambientali”: la nuova emergenza umanitaria del pianeta nei prossimi decenni. Secondo una previsione dell’ONU, nel 2050 ci saranno 200 milioni di migranti “ambientali”: persone che cercheranno nuovi modi di vivere nelle aree urbane dei loro paesi d’origine, già sovraffollati e spesso estremamente poveri.

        © Alessandro Grassani

        Monika Bulaj e la sua mostra “Aure” sul comun denominatore tra le tre religioni del Libro (ebrei, cristiani e musulmani) è inserita in modo perfetto in una vecchia chiesa, dove la penombra e i tagli di luce che provengono dalle finestre rendono l’esperienza artistica ancora più affascinante, quasi metafisica.

        © Monika Bulaj

        La Bulaj si muove secondo me nel solco del grande Steve McCurry: reportage in cui la componente estetica prevale sull’idea di progetto vera e propria. Bellissime immagini che hanno senso e pregnanza sia prese singolarmente che accomunate dal fil rouge di una mostra o una pubblicazione e che grazie alla loro “bellezza” trascendono il ristretto palco degli addetti ai lavori, per divenire riferimenti universali: chi non ricorda “Afghan girl” o le foto di Sebastião Salgado?
        Sul versante opposto alla Bulaj trovo Giulio di Sturco con la prima parte del suo progetto sulle città – aeroporto “Aerotropolis”. E’ un work in progress di cui a Cortona vediamo solo la prima parte: credo che una mostra come questa si possa  valutare solo guardandola nel suo complesso, quindi sospendo il giudizio. Prese singolarmente però trovo la maggior parte delle immagini in mostra abbastanza banali. Pollice in alto invece per l’ambientazione nei suggestivi ambienti dell’ex-ospedale cittadino: i cartelli ancora appesi alle pareti con le indicazioni per “cardiologia” o “tac” e le pareti con le piastrelle bianche donano un senso di straniamento.
        Curiosa la mostra Dream City, dell’olandede Anoek Stekeete, cominciato nel 2006, è un reportage  sui parchi di divertimento di tutto il mondo, in posti impensabili come il Ruanda, Beirut, l’Iraq o l’Afghanistan.
        La mostra American Faith di Christopher Churchill è un reportage classico in bn sulle orme di “Americans” di Robert Frank, con numerose belle immagini.
        Massimo Siragusa con “Teatro d’Italia” dà una prospettiva inusuale di luoghi più o meno famosi del nostro Belpaese, in una mostra ambientata nella Fortezza Girifalco a Cortona (vedendola mi è venuto un tuffo al cuore: a quando una bella mostra di fotografia in quella splendida location che potrebbe essere il Castello di Brescia?). Però confesso che l’approccio asciutto e metafisico dell’artista siciliano non è di quelli che mi scalda il cuore.

        © Jon Lowenstein

        Jon Lowenstein dell’agenzia Noor con Aftershock Haiti (Master Hasselblad Award 2012 nella sezione Editorial), fotografa in maniera molto intimista e rarefatta la situazione che ha devastato Haiti nel 2010: sicuramente un approccio diverso rispetto ai reportage di moda oggi.

         

        Guarda la fotogallery e i link ai lavori degli autori :

        CORTONA ON THE MOVE
        International Photo Festival Fotografia IN Viaggio
        18 Luglio – 30 Settembre 2012
        www.cortonaonthemove.com

        www.kitracahana.com

        www.carlobevilacqua.com

        www.monikabulaj.com

        www.alessandrograssani.com

         

        7/6/2012 – Addio a Ray Bradbury

        Oggi la fotografia non c’entra nulla…

        A me lo fece conoscere al liceo la prof.ssa Sora, tra una versione di greco e un capitolo dei Promessi sposi…
        Anche se non lo conoscevo personalmente ammetto di provare un senso di perdita per la morte di Ray Bradbury.
        Se questo nome non vi dice nulla, vi prego di spegnere il pc, entrare nella prima libreria, uscirne con “Cronache Marziane”, “Fahrenheit 451″, “Il Popolo dell’Autunno”, mettervi comodi sul letto o sul divano, spegnere il telefono e riemergere solo quando li avrete finiti.

        Photo Time.com

        Mille Miglia

        Nei confronti della Mille Miglia ho sempre avuto un atteggiamento ambivalente: parata di lussuosi giocattoloni inquinanti o grande evento internazionale? Certo è che da bresciano, per una volta, è bello vedere il centro invaso dai turisti e sentirsi un po’ meno provinciali…
        Più di un semplice raduno d’auto d’epoca, la  Mille Miglia è un evento unico: 80 anni di passione, emozioni e tradizione.

        D’altronde Enzo Ferrari, uno che di auto se ne intendeva, la definì “la corsa più bella del mondo”
        La gara di regolarità Mille Miglia  è riservata alle auto storiche che hanno corso l’edizione tra il 1927 e il 1957. Si svolge nell’arco di 3 giorni con partenza da Brescia, arriva a Roma e ritorno non-stop a Brescia, su strade aperte al traffico.


        La gara attrae migliaia di appassionati provenienti da tutto il mondo, soprattutto in occasione della punzonatura dei veicoli, che viene svolta per le strade e le piazze storiche di Brescia. I fan hanno l’opportunità di incontrare i partecipanti (campioni di Formula Uno, membri del jet set, attori e atleti professionisti) e scambiare opinioni sul percorso e i favoriti per la vittoria finale.


        Le più affascinanti Alfa Romeo, Lancia, Ferrari, Mercedes Benz, Porsche, Fiat, Audi, BMW, Bugatti, Maserati, Aston Martin convergono tutte a Brescia, dopo essere uscite dal garage di un collezionista o dai musei dei principali produttori automobilistici. Per celebrare la gara, negozi, ristoranti, case private appendono striscioni, foto ed oggetti in omaggio alla “Freccia rossa”.


        La Mille Miglia passa attraverso alcune delle più belle città d’Italia. Insieme a Brescia e Roma, la Mille Miglia attraversa Desenzano del Garda e Sirmione sul Lago di Garda, Verona, Vicenza, Padova, Ferrara, Gambettola, Sansepolcro, Spoleto, e  Viterbo, Siena, Firenze, Bologna, Reggio Emilia e Cremona sulla via del ritorno.


        Ogni strada ha la sua storia, i suoi aneddoti, le sue tradizioni. In 80 l’Italia ha subito numerosi cambiamenti, ma resta qualcosa di immutabile e immutabile: la passione ispirata alla Freccia Rossa, simbolo della Mille Miglia.

         

        Workshop fotografico Canon Matera

        Resoconto del workshop fotografico Matera – Città dei sassi organizzato da Canon Italia.

        Visitare Matera, la città Patrimonio mondiale dell’Umanità Unesco era uno dei miei sogni, almeno da quando ne lessi la prima volta nel “Cristo si è fermato a Eboli” e finalmente, grazie al workshop fotografico organizzato da Canon e Promofast, ho potuto esaudirlo. Trattandosi poi del premio per il concorso fotografico promosso da Photop la soddisfazione è doppia. Già allo sbarco all’aeroporto di Bari la luce ti sorprende: noi fotografi del Nord, abituati alla luce opaca e lattiginosa della pianura padana, rimaniamo folgorati dalla luce del Sud, da queste lame di luce nitida e iper contrastata, da questi giochi di ombre e luci che disegnano geometrie.

        Anche scoprire che Matera, insieme credo ad Oristano, è l’unico capoluogo di provincia italiano a non avere un collegamento delle FFSS può diventare un’opportunità per lasciarsi guidare dagli eventi. Il viaggio sui trenini delle ferrovie Apulio – Lucane è infatti una vera scoperta, distese di grano dorato e di ulivi, ogni tanto qualche meravigliosa stazione da far west con un sonnecchioso operatore che sorveglia… ma soprattutto niente capannoni! Me ne sono accorto soltanto dopo un po’.. c’era qualcosa nel mio occhio “lombardo” che mancava nel paesaggio!

        L’arrivo a Matera è all’altezza delle aspettative, e sappiamo quanto queste siano pericolose. Il paesaggio ricorda un po’ la Cappadocia: centinaia di locali scavati nella roccia e chiese rupestri affrescate, con la differenza che qui c’è anche questa scenografica gola attraversata dal torrente Gravina, su cui si affaccia la città vecchia, abbarbicata sui sassi Barisano e Caveoso. Anche l’albergo scelto dalla Canon, il Basiliani, è particolarmente suggestivo. Al mio arrivo incontro il tutor del workshop, Angelo Gandolfi, un’autorità in fatto di fotografia naturalistica con oltre 30 anni di esperienza alle spalle,  premi come  il prestigioso BBC Wildlife (5 volte) e svariate pubblicazioni per Oasis, Airone, Bell’Italia… Nonostante non sia un grande esperto di questa particolare forma di fotografia, è stato comunque molto istruttivo lavorargli al fianco per l’intero weekend: ci ha dato una visione dall’interno sul mercato della fotografia editoriale contemporanea (piuttosto in crisi…), parecchi tip & tricks di post produzione, oltre ad una serie di aneddoti che non dimenticherò, come le foto ai lupi o  quella volta in cui rischiò la vità per la carica di un bue muschiato in Finlandia…

        Passiamo ai compagni d’avventura: Pasquale da Napoli è uno dei fotografi più preparati che abbia mai conosciuto, oltre che fornito di tutto quello che uno può sognare dal punto di vista tecnologico. Oltre a lui aspettavamo un’altra partecipante che non è mai arrivata e che è diventata il tormentone del workshop fotografico.

        Fotograficamente, oltre alle suggestioni di Matera, in particolare all’alba e al tramonto, mi è piaciuto molto il trekking nel Parco della Murgia, dove abbiamo anche incontrato un vecchio forestale in pensione che ora si dedica alla sua passione di una vita: fare il formaggio come una volta. Buonissima la ricotta calda appena fatta, e la manteca, pasta di scamorza ripiena di burrata.

        Parco Scultura La Palomba

        Appena usciti da Matera c’è anche un museo all’aperto di arte conteporanea dell’artista Antonio Paradiso: il Parco Scultura La Palomba, famoso per l’opera “Ultima cena globalizzata” realizzata con resti delle Twin towers dell’11 settembre. In realtà a me è piaciuto molto di più  il Maggiolino VW schiacciato dalle rocce. Suggestiva anche la location, dato che si trova in una cava abbandonata di tufo (o meglio di arenite). Molto interessante anche il paesino di Montescaglioso con il convento di Sant’Agostino, dove grazie ad una guida locale abbiamo scoperto una stanza che veniva usata dai monaci benedettini come biblioteca, ma che in realtà nascondeva numerosi simboli alchemici. E per finire come non citare poi il falco grillaio, vero leitmotiv del workshop fotografico…

         

         

         

         

         

        Sito del workshop fotografico Canon
        Sito di Angelo Gandolfi www.wolfside.eu e suo cv sul sito Canon
        Sito Photop
        Sito dell’hotel Basiliani a Matera
        Sito del Parco Scultura La Palomba

        Festival La Strada Brescia

        Sta per cominciare dal 14 al 17 giugno nel centro storico di Brescia  “La Strada” festival di artisti e teatro di strada: una delle novità artistiche più interessanti di Brescia nell’ultimo periodo, purtroppo orfana del Festival internazionale del Circo. Grazie a Danzarte che organizza ormai da 5 anni questo festival di buskers vengono “spalancate” vie e piazze ad artisti provenienti da tutto il mondo, dando una boccata internazionale alla città.

        Tra le compagnie storiche del Festival i bravissimi componenti del Teatro Necessario di Parma, un mix esilarante di comicità in bilico tra Charlie Chaplin e Buster Keaton, inframezzato da stacchi musicali.

        “La Strada” per tre giorni trasforma strade ed edifici urbani in un grande palco open air. Un luogo all’insegna della riscoperta della festa popolare che accomuna giovani e anziani, turisti e cittadini.

        Per maggiori informazioni: www.danzarte.info

         

        Ristorante etnico Brescia

        Prime foto della serie che sto realizzando sui ristoranti etnici di Brescia. D’altronde la nostra città è una tra quelle col più alto tasso di immigrazione in Europa (è di pochi giorni fa la notizia che a Brescia il cognome Singh ha superato Ferrari). Era normale quindi che accanto a paninoteche, piadinerie e trattorie  nascessero “doner kebab”, sushi restaurant e snack bar dove poter assaporare sapori etnici.