Archivi categoria: fotografia a brescia

Limen Studio fotografico video Brescia

Sei fotografi e videomaker professionisti hanno unito le forze

Līmĕn è uno studio fotografico e video a Brescia e Milano.
Sei fotografi e videomaker professionisti hanno da tempo unito le proprie forze per collaborare anziché essere competitor, una sfida mentale ancora prima che di business. Oggi dopo anni, possiamo dire che l’intuizione era quella giusta.

Come fotografi siamo Roberto Ricca, Andrea Gilberti e Alberto Mancini. Nel reparto video Nicola Lucini, Matteo Giobini e Carlo Tonini.

La nostra “casa” è un grande open space di 200 mq in via Privata de Vitalis 26 Bis, adatto per shooting, video interviste, appuntamenti, corsi fotografici e video. E non dimentichiamo la grande terrazza che dà sui grattacieli di Brescia2, parte integrante dello studio: oltre che essere una perfetta pista di atterraggio per le prove con i droni è perfetta per le nostre feste estive a base di arrosticini.

Ognuno di noi porta in dote la propria esperienza: la fotografia e i video di eventi aziendali e privati in uno stile reportage rappresenta per tutti la cifra stilistica comune che ci unisce. Sul lato fotografico alcuni di noi hanno anche una notevole esperienza in shooting di prodotto per cataloghi o per e-commerce, piuttosto che per ritratti corporate, altri lavorano per aziende della moda, altri ancora sono tra i maggiori esperti di riproduzioni di opere d’arte per gallerie. In ambito video c’è chi ha esperienza pluriennale nelle redazioni televisive e nei documentari, chi è un pilota di droni dalla prima ora, chi ha realizzato video clip musicali e chi ancora ha ideato e diretto importanti film premiati anche a livello internazionale, oltre a centinaia di video aziendali per imprese di ogni dimensione

Non siamo tuttologi, ecco perchè ognuno di noi ha delle specificità che unite offrono un panorama di possibilità difficilmente ottenibile in un altro modo.

Oltre allo studio principale di Brescia, abbiamo anche uno studio secondario a Milano in via G.A. Amadeo 57

Stay tuned!

Steve McCurry: grandi ritratti in mostra a Brescia

Il Brescia Photo Festival ha ospitato la mostra Leggere di Steve McCurry

Durante il Brescia Photo Festival ho avuto l’opportunità di visitare al Museo Santa Giulia le mostre Leggere di Steve McCurry e Magnum la Première Fois.
Qui racconterò della mia esperienza all’esposizione del grande fotografo americano, lasciando ad un altro post il resoconto delle sensazioni nate guardando le foto della mostra Magnum.

La Locandina del Brescia Photo Festival

 

L’allestimento

Confesso che ho aspettato gli ultimi giorni per vedere la mostra di McCurry: i feedback che mi arrivavano da amici e parenti erano entusiastici, un po’ meno quelli dei colleghi fotografi. La prima cosa che mi ha colpito molto positivamente è stato l’allestimento (progettato da Peter Bottazzi e realizzato da Krea Allestimenti): sobrio ed elegante, con alcune frasi e citazioni riguardanti la lettura scelti da Roberto Cotroneo e stampati su supporti che sembravano pagine di libri: un’idea visivamente molto coinvolgente.

Una sala della mostra (©Krea Allestimenti)

La mostra

Le foto della mostra (tante, non le ho contate, ma è una mostra che non ti lascia la sensazione di essere messa insieme con qualche opera raffazzonata) sono esteticamente ineccepibili, alcune meravigliose. D’altronde è quello che ci si aspetta da uno dei migliori fotografi viventi al mondo, ormai conosciuto a livello planetario come una rockstar. Personalmente in mezzo a tanta perfezione estetica mi è mancata un po’ di anima: mi spiego meglio… Si vedeva secondo me che questa è una mostra d’archivio, pescando nella colossale memoria analogica e digitale di McCurry e creando ex-post una mostra con un fil rouge legato alla lettura. Diversi secondo me i progetti che nascono da una reale necessità dell’artista e non da uno studio di marketing fatto per valorizzare un archivio fotografico.

In mostra anche quel ritratto meraviglioso fatto all’ “altra ragazza afghana”, non Sharbat Gula per intenderci, quella della copertina di National Geographic e che è diventata un’icona del fotogiornalismo. Intendo la foto scattata a Peshawar nel 2002 Afghan girl with green shawl: un ritratto di una bellezza e poesia da rapire il fiato

Afghan girl with green shawl © Steve McCurry

 

Eccesso di Photoshop? Le critiche a McCurry

Ero curioso anche di vedere McCurry all’opera dopo le numerose critiche per i grossolani fotoritocchi ad una sua foto cubana in mostra a Torino nel 2016 e che costarono il posto ad un suo dipendente che venne incolpato dell’errore. All’epoca si alzarono violenti gli scudi di chi riteneva inammissibile ritoccare una foto documentaristica in mostra, al chè McCurry spiazzò tutti dicendo che non si considerava (più?) un fotogiornalista, ma un artista. Quindi criticabile dal punto di vista professionale per un ritocco mal riuscito, meno invece dal punto di vista etico.

Ho sempre avuto allergia per i pasdaran da salotto, quelli che amano fare sofismi con un bicchiere di bollicine in mano ad un’inaugurazione. E il bel video a supporto della mostra mi ha rincuorato. Si tratta di un documentario di circa 15′ che ripercorre gli esordi della carriera di Steve McCurry. E che ricorda a tutti che il buon Steve fu l’unico giornalista occidentale ad entrare in Afghanistan dal confine pakistano, prima dell’invasione russa, travestito da contadino. Dopo aver nascosto nei vestiti i rullini riuscì a farli pubblicare dal New York Times e Time e vinse la Robert Capa Gold Metal.

 

Il mondo secondo Steve

Poi da bravo americano McCurry ha sempre bilanciato la propria aspirazione e passione per la fotografia con la vendibilità di un prodotto e con l’andare del tempo è diventato una istituzione, perdendo forse un po’ di spontaneità. Ho letto anche il libro intervista che ha fatto con Gianni Riotta, Il mondo di Steve McCurry e anche qui ho trovato numerosi spunti interessanti, aldilà di quelli di cronaca e biografici, soprattutto sul suo modo di approcciare la fotografia. In particolare sentirlo parlare quasi in termini metafisici riguardo alla propria predisposizione d’animo quando si esce a fotografare mi ha fatto molto riflettere. Effettivamente, me ne rendo conto anch’io, le cose non accadono per caso quando sei in strada a fotografare. Dipende tutto da come stai tu, dal tuo stato d’animo, da quanto sei aperto e pronto ad accogliere le meravigliose coincidenze della vita, gli attimi che passano e cercano qualcuno pronto a vederli (e a coglierli). Questa verità che può apparire banale è invece di grande profondità e dà un senso diverso alle cose. Lo stesso McCurry dice nel libro che i suoi numerosi viaggi in Oriente lo hanno profondamente influenzato a livello spirituale. Personalmente credo che questa continua tensione tra il suo essere un’istituzione e un’icona forse un po’ ingombrante contrapposta alla sua profonda spiritualità orientale lo rendano un grande fotografo contemporaneo.

 

 

Link:

Brescia Photo Festival Mostra Leggere di Steve McCurry

Le critiche a McCurry

Il Mondo di Steve McCurry

Mostra al Brescia Photo Festival

Una mia mostra al Brescia Photo Festival per la Mille Miglia

In occasione della nuova edizione della gara di regolarità per auto storiche Mille Miglia, il curatore del Brescia Photo Festival Renato Corsini mi ha chiesto di realizzare un reportage fotografico su una realtà specifica legata al mondo dei motori: quella relativa alla velocità virtuale. Confesso che me la cavo meglio con la macchina fotografica piuttosto che con il volante o con un joystick: infatti la mia conoscenza relativa al mondo dei video giochi di auto e gare automobilistiche era ferma ai ricordi dell’adolescenza, quando con i compagni dell’Arnaldo ogni tanto, soprattutto durante gli scioperi, si “bruciava” e si faceva una capatina nelle sale giochi di allora,  il mitico Piccadilly all’angolo di via X Giornate (quello  più fighetto, contrapposto a quello della stazione).
Erano luoghi permeati di un’oscura carica trasgressiva, dove le risse erano all’ordine del giorno e dove le “saponette” dell’Arnaldo non erano ben viste.

Da allora non ho praticamente più toccato un computer per giocare ad un videogame: quando ho cominciato ad informarmi sul mondo attuale delle gare automobilistiche elettroniche ho scoperto che le sale giochi tradizionali praticamente non esistono più da anni, soppiantate dalla doppia spinta delle Playstation domestiche e delle sale slot, ben più redditizie per i gestori. Per settimane ho vagato online su siti e forum, per scoprire che i video giochi di auto, se ancora si possono chiamare così, sono una nicchia di un fenomeno vastissimo. Ora parlare di videogames è riduttivo: la parola d’ordine della velocità virtuale è sim racing, con tanto di campionati automobilistici virtuali, live streaming, scuderie ufficiali, televisioni al seguito e fiere dedicate come quella di Nurburg.

Dopo avere frequentato un po’ questo mondo, scoperto che è un mondo molto domestico e non troppo fotogenico (la maggior parte dei driver partecipa ai campionati al proprio pc di casa), aver sbattuto la faccia contro qualche muro confesso che la mia conoscenza dei motori e dei videogames è migliorata solo leggermente.
Per fortuna lungo il percorso ho avuto la fortuna di incontrare due persone, Luca e Davide, che gestiscono due nuovi centri di simulazione di velocità virtuale agli antipodi della provincia bresciana, a Desenzano e Orzivecchi. Grazie a loro ho scoperto che esistono appunto dei saloni specializzati con diverse postazioni dotate di tecnologie avanzatissime che ti consentono di provare l’ebbrezza della guida di una vettura di Formula 1.

 

Fiera dedicata al Sim Racing di Nurburg

Il centro D2D Simulation

Il centro Virtual Racing a Desenzano del Garda

 

Līmĕn un nuovo studio fotografico a Brescia

Una nuova idea di studio: Līmĕn

Nei giorni scorsi abbiamo inaugurato la nostra nuova casa: 5 professionisti dell’immagine, fotografi e videomaker, con storie e background diversi uniscono le forze per creare condivisione e sinergie. Andrea Gilberti, Matteo Giobini, Nicola Lucini, Roberto Ricca e Carlo Tonini.

Cos’è Līmĕn

Dopo un brainstorming di qualche giorno e diverse opzioni sul piatto abbiamo optato per questa parola latina dal significato molto vicino a quello che volevamo comunicare. Dal dizionario latino ecco i diversi significati della parola:

– soglia, uscio, ingresso, entrata
– casa, abitazione
– principio, inizio, esordio
– (in una gara) linea di partenza
– confine, frontiera, limite estremo<a
– sbarra, steccato

In particolare l’idea di un nuovo inizio e di una casa, un’entrata ci hanno convinto a scegliere questo nome.

Chi sono i componenti di Līmĕn

Dopo l’esperienza in via San Zeno 42 a Brescia, chi per alcuni di pochi mesi (come me, Matteo e Nicola) e per altri di diversi anni (Andrea) abbiamo preso la decisione di spostarci in questo nuovo spazio in via Privata de Vitalis 26 bis. La distanza fisica era di poche centinaia di metri dal precedente studio, ma quella mentale era enorme. Qui finalmente potevamo pensare in grande. Alla Gilberti-Ricca e a Wedding Movie nei mesi si sono aggiunti prima Carlo Tonini (videomaker e “uomo del drone”) e poi l’amico fotografo Alberto Mancini. Ecco quindi completa la squadra di Līmĕn

L’inaugurazione dello studio

Giovedì 13 aprile, dopo diversi mesi dal nostro effettivo trasferimento, abbiamo fatto l’inaugurazione coinvolgendo anche i nostri vicini di casa: Nicola Falappi di Studio40 e la sarta Rosa Bussi. E’ stata una serata magica, grazie anche al catering di Armony & Banqueting. Tanti amici, colleghi e clienti sono venuti a trovarci nella nostra nuova casa, hanno visitato anche gli studi di Nicola e Rosa e hanno potuto godere un po’ di fresco sulla nostra fantastica terrazza.
Per l’occasione Matteo, Carlo e Nicola avevano preparato un video di presentazione di ognuno di noi, mentre noi fotografi avevamo stampato delle nostre immagini fatte negli anni appese alle scale di ingresso e sul tavolo sospeso che occupa tutta la lunghezza del nostro studio. Inoltre Andrea e Alberto hanno fatto dei bellissimi ritratti con il loro amato banco ottico, appendendoli poi in delle light box appese in studio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Brescia Photo Festival

Il più grande evento di fotografia a Brescia degli ultimi anni

Alla fine Renato Corsini ce l’ha fatta ad organizzare a Brescia un grande Festival di fotografia internazionale. E’ riuscito dove molti  avevano provato, pur con ottimi risultati e grandi meriti, si pensi alle Biennali di Ken Damy. Corsini, coadiuvato da Brescia Musei e dall’amministrazione ha organizzato finalmente un festival  di respiro in una città come Brescia che pullula di gallerie d’arte, collezionisti e fotografi. Mettendo insieme istituzioni, Macof e approfittando delle immediata dipsonibilità di una mostra dell’agenzia Magnum (la più prestigiosa al mondo) è stata organizzata in grande fretta la prima edizione del Brescia Photo festival. E tutti in città, compresi gli inevitabili critici e “haters”, sperano che questo appuntamento diventi fisso: è troppo eccitante vedere la città pulsare di fotografia come in questo 7 marzo, data dell’inaugurazione.

La mostra di Uliano Lucas

Tralasciando per una prossima visita le mostre al Museo santa Giulia (la prima mondiale di “Leggere” di Steve McCurry e le mostre dell’agenzia Magnum) io sono andato al Macof a vedere la corposa retrospettiva su Uliano Lucas, un fotoreportagista di carattere, uno di quei mostri sacri che sono il pane di Renato Corsini gallerista. Molto belle le serie sul lavoro, sulle tensioni sociali degli anni ’70 e sulle prime ondate di immagrazione in Europa.
Immagini analogiche che hanno il pregio di documentare grandi trasformazioni sociali: a guardarle oggi, a distanza di 40 anni, sembra che siano passate ere geologiche. In realtà basta cambiare i nomi e le logiche sono sempre quelle: i poveri si spostano sempre verso il benessere e la modernità, incantati dalle sirene di un consumismo che sembra alla portata. E allora il pranzo domenicale degli immigrati meridionali degli anni ’70, particolarmente ricco e abbondante come a scacciare i fantasmi recenti della miseria, diventa la metafora di tanti immigrati che oggi scavalcano le frontiere della Fortezza Europa, sperando in un avvenire per i propri figli. Tra le tante belle immagini, che rimangono scolpite nell’inconscio, una mi ha veramente colpito: è lo scheletro di un condominio milanese negli anni ’70 con i suoi loculi/appartamenti tutti uguali nel loro tentativo di distinguersi, con i panni stesi e le alfasud parcheggiate nel posto auto. Da brivido…

Caio Mario Garrubba e le altre mostre

Molto interessanti anche le altre mostre ospitate al Macof: gli anni cinesi di Caio Mario Garrubba, un grande affresco sulla Cina Maoista quando questa non andava così di moda come oggi. Basti dire che Garrubba fu il secondo fotografo occidentale ad entrare nella Cina Moista dopo Cartier-Bresson.
L’attrice bresciana Camilla Filippi in Psychedelic Breakfast gioca con la sua molteplice personalistà e interpreta ogni mattina un personaggio diverso, immortalandosi con un autoironico selfie. E in Wunderkammer. La stanza delle meraviglie si può vedere una mostra collettiva di opere fotografiche di artisti contemporanei italiani, composta da stampe di esclusiva manifattura analogica: sperimentazioni e rivisitazioni delle tecniche antiche ed alternative.

Il Macof e la sua collezione permanente di fotografia italiana del Dopoguerra

Senza dimenticare che il Macof ospita duecentocinquanta fotografie di quarantanove fra i maggiori protagonisti della fotografia italian: una corposa testimonianza della storia della fotografia italiana del Secondo novecento. I fotografi in mostra: Paola Agosti, Maria Vittoria Backhaus, Studio Ballo, Marina Ballo Charmet, Gian Paolo Barbieri, Gabriele Basilico, Letizia Battaglia, Carlo Bavagnoli, Sandro Becchetti, Gianni Berengo Gardin, Giovanna Borgese, Giuseppe Bruno, Romano Cagnoni, Lisetta Carmi, Alfa Castaldi, Elisabetta Catalano, Carla Cerati, Francesco Cito, Mario Cresci, Luciano D’Alessandro, Tano D’Amico, Mario De Biasi, Mario Dondero, Franco Fontana, Federico Garolla, Caio Mario Garrubba, Giovanni Gastel, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Paolo Gioli, Frank Horvat, Mimmo Jodice, Giorgio Lotti, Uliano Lucas, Pepi Merisio, Nino Migliori, Ugo Mulas, Occhiomagico, Carlo Orsi, Giuseppe Palmas, Federico Patellani, Gianni Pezzani, Franco Pinna, Piero Raffaelli, Tazio Secchiaroli, Enzo Sellerio, Gianni Turillazzi, Massimo Vitali.

 

Ecco il sito del Festival

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    Intervista Fotografo di Matrimonio su Prontopro

    La mia esperienza come fotografo di matrimonio Reportage su Prontopro.it

    Sono veramente felice e onorato di essere stato contatatto da prontopro.it per un’intervista sulla mia esperienza come fotografo di matrimoni. L’intervista è stata condotta dal redattore di Prontopro Fabio Lanzafame, per chi volesse leggerla integralmente ecco il link www.prontopro.it/blog/il-wedding-reportage/

    Nell’intervista che appare sul blog parlo riguardo alla mia idea sul Wedding Reportage e sul tocco autoriale che secondo me deve avere la fotografia di matrimonio, soprattutto in un’epoca dove con lo smartphone a portata di mano tutti sono potenzialmente fotografi.

    Infine accenno alle prospettive future della professione di fotografo di matrimonio: io sono ottimista e fiducioso, i clienti sono sempre più esigenti e preparati e questo per me è solo un bene perchè così ci si seleziona a vicenda.
    Non posso non essere fiducioso per il futuro, anche perchè insieme a Andrea Gilberti stiamo per dare il via ad una nuova avventura professionale congiunta nel mondo dei matrimoni… Stay tuned! 🙂

    Contattami per un preventivo:

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    Inaugurazione di Ventunogrammi Brescia

    Il primo giorno del locale Ventunogrammi a Brescia, dove lavorano ragazzi con sindrome di Down

    A fine febbraio ha aperto i battenti Ventunogrammi, il locale bresciano con un’anima unica essendo co-gstito da ragazzi con sindrome di Down (da qui il nome che richiama la Trisomia 21 oltre ad essere il peso in grammi dell’aria secondo la teoria di MacDougall). Il bel progetto è frutto dell’impegno e del lavoro della cooperativa Big Bang di Brescia che raggruppa ragazzi con sindrome di Down e loro familiari. Un progetto meritevole con cui ho avuto la fortuna di entrare in contatto conoscendo Alberto Mariani, uno dei consiglieri della cooperativa. Il lavoro che ho svolto mi ha regalato moltissime emozioni e momenti veramente intensi. Cito solo uno dei numerosi episodi. Ho fotografato uno dei ragazzi che lavora nel locale che salutava un suo amico teen ager con un abbraccio. un gesto banale, ma carico di tutta l’emozione diquel giorno speciale,soprattutto per loro, i ragazzi protagonisti del locale.
    Quando dopo un mese circa sono tornato a fotografare l’arrivo a Ventunogrammi delle Iene, ho incontrato il papà del ragazzo che avevo fotografato all’inaugurazione. Mi ha fatto complimenti sinceri per le foto e mi ha chiesto se potevo mandargliele in alta risoluzione perchè avrebbe voluto farne una stampa ingrandita. Quando poi mi ha fatto vedere che sul suo cellulare come immagine di sfondo aveva la foto dell’abbraccio di suo figlio, mi sono veramente commosso. In quel momento ho avuto chiarissimo a cosa serve la fotografia per come la intendo io: regalare emozioni alle persone che vivono accanto a me per quella frazione di tempo, siano essi sposi, clienti o semplici clienti di un locale. Con le mie immagini voglio stabilire un legame e una conoscenza, magari di un attimo, ma intensa e profonda. Io vivo di queste emozioni, sono ciò che amo del mio lavoro di fotografo e quello che dà un senso a questo mestiere.
    Il lavoro per Ventunogrammi è ovviamente pro bono e non retribuito in modo materiale, ma tutte le volte che ci vado torno a casa veramente arricchito.

    Contattami per un servizio fotografico:

      Corso intermedio fotografia Brescia

      Parte il nuovo corso intermedio di fotografia a Brescia

      Si parte lunedì 18 gennaio 2016, a Brescia: il corso intermedio si articola in 6 serate presso lo studio Whitewall dell’amico e collega Vasilios Valassis.

      La formula dei 2 docenti secondo noi è vincente perchè si ha modo di seguire meglio gli studenti: abbiamo un’idea di corso di fotografia interattiva e dinamica, dove non si sta seduti a prendere appunti sul bloc notes. Grande importanza avrà la componente pratica dove si avrà modo di provare sul campo le proprie potenzialità, toccando con mano i limiti tecnici ad esempio dell’attrezzatura, cercando insieme vie creative per superarli. Come sempre ci sarà l’uscita diurna dove io e Vassi affiancheremo i partecipanti per consigli e chiarimenti.

      Il corso intermedio è la naturale prosecuzione del corso base e infatti approfondisce concetti legati all’esposizione in situazioni critiche, alla composizione (che secondo me vale almeno la metà di una fotografia), alla gestione della luce naturale e artificiale, con un approfondimento sulla post produzione e quello che chiamo il digital enhancement della fotografia. Oggi infatti scattando in digitale nel formato negativo digitale (raw), le foto  necessitano di uno “sviluppo” digitale che viene fatto con software come Lightroom e/o Photoshop, la cosiddetta “camera chiara” (no, non è quella di Barthes, ma consiglio a prescindere di leggere questo meraviglioso libro: La_camera_chiara

      Il fatto di avere uno studio a disposizione ci permette poi di avere un set già pronto che sfrutteremo per un focus sul ritratto con una modella che verrà appositamente per questo modulo.

      Il costo dell’intero corso è  di 99 € e la prima lezione tra l’altro è gratis!

      Richiedi informazioni e il programma del corso intermedio di fotografia a Brescia

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      Alcuni dei partecipanti al corso base di fotografia
      La locandina del corso intermedio di fotografia

      Corso base di fotografia a Brescia per l’associazione Tempo Ritrovato

      Primo corso base di fotografia a Brescia città

      Brescia è sicuramente una città piena di corsi e molto di questi sono corsi di fotografia, alcuni anche molto radicati nella tradizione. Deve aver pensato questo l’associazione brianzola Il Tempo Ritrovato quando mi ha contattato per propormi di tenere il loro primo corso base di fotografia nella città di Brescia. Il primo corso si è tenuto il martedì sera dalle 21 alle 23 nelle aule del Centro Paolo VI di Brescia, suddiviso su 7 lezioni di cui 2 uscite pratiche.  Gli argomenti trattati nel corso sono stati quelli adatti ad un primo approccio col mondo delle reflex e del digitale. Come ormai tradizione sono stato affiancato da Vasilios Valassis, il mio partner per i corsi di fotografia (e non solo!) . Leggi qui il resoconto del primo corso di fotografia fatto con l’amico Vassi presso lo studio Whitewall.
      Dopo una breve introduzione abbiamo trattato la teoria del colore (colori analoghi e complementari), abbiamo visto il funzionamento della reflex e accennato  a concetti come pixel e risoluzione. Il cuore del corso è stata sicuramente la lezione dedicata all’esposizione e alla corretta coppia tempi/diaframmi (anche se sarebbe più corretto parlare di triangolo, vista la presenza degli Iso).

      Con l’aiuto di esempi pratici abbiamo approcciato concetti fondamentali come quello della profondità di campo e delle messa a fuoco, come pure abbiamo spiegato uno di quegli elementi che spesso rovinano una foto: il bilanciamento del bianco. Spazio anche alle regole base della composizione (un aspetto questo che secondo me meriterebbe un corso ad hoc, data la sua importanza), discusse guardando le opere dei grandi maestri dell’obiettivo, da Ansel Adams, Cartier-Bresson, a McCurry.

      La prima delle uscite pratiche l’abbiamo svolta un sabato pomeriggio in centro a Brescia,  schivando lo  shopping prenatalizio. Per i partecipanti al corso si è trattato di un’utile esperienza per mettere in pratica le conoscenze apprese nelle prime lezioni. Al ritorno in aula abbiamo selezionato le immagini e discutendole insieme abbiamo provato a fare un veloce miglioramento in post produzione.
      A breve ci saranno altre novità come il corso Intermedio di fotografia, quindi … Stay tuned! 😀

      Contattami per informazioni

      Se vuoi maggiori informazioni sui miei corsi scrivimi, sarò felice di risponderti
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      Ecco alcune foto scattate durante l’uscita pratica del corso

      Alcuni dei partecipanti al corso base di fotografia
      Cornici naturali
      All’interno del Teatro Grande di Brescia
      L’impugnatura corretta della fotocamera
      Uno dei partecipanti del corso

       

       

      Ferdinando Scianna sulla fotografia di matrimonio

      Il pensiero di Scianna sul reportage di matrimonio

      Scianna ha poi raccontato dei suoi contatti con la fotografia di matrimonio, di alcuni colleghi siciliani che hanno fatto di questa tipologia di fotografia un’arte e di come lui una volta abbia fotografato il matrimonio di una parente per poi sentirsi dire che la sposa avrebbe voluto risposarsi, dato che dalle foto di Scianna non traspariva nulla del matrimonio!

      da sinistra: Massimo Minini – Marco Vallora – Ferdinando Scianna

      Ci sono stati poi dei gustosi siparietti tra Scianna e Massimo Minini che hanno discusso di arte contemporanea e fotografia. L’approccio di Scianna, pur essendo un uomo dalla cultura vastissima, è molto concreto: “le foto belle non servono a nulla. Al massimo ci possono essere delle foto buone che raccontano”. L’approccio di Minini è inevitabilmente più legato alla sua esperienza di gallerista di successo. Minini ha poi ricordato il primo incontro con Scianna, in occasione della mostra sui fotografi italiani che stava curando in quel periodo. L’esordio non fu dei più felici, ma col tempo si può dire che il rapporto migliorò… 🙂

      L’articolo “Scatti proibiti al matrimonio” su La Stampa ed. Nazionale di Marco Vallora

      Personalmente il momento migliore con Ferdinando Scianna e quello che ricordo più volentieri è stato il viaggio di ritorno a Milano in compagnia di Alby Mancini alla guida e di Marco Vallora. Scianna ci ha parlato della Magnum e di come le cose non siano mai scontate e semplici, nemmeno nella più grande agenzia del mondo. Anche qui ci sono rivalità e scontri, anche molto duri, diverse visioni della fotografia e del business; anche se tutti i fotografi Magnum sono accomunati a suo dire da un grande orgoglio e senso di responsabilità per far parte di un’icona vivente

      Prima parte dell’articolo del Corriere della Sera – Brescia
      Seconda parte dell’articolo del Corriere della Sera – Brescia
      Terza parte dell’articolo del Corriere della Sera – Brescia

      In mostra alla Biennale dei Cedri

      Una mia mostra sul cibo in esposizione alla V Biennale dei cedri

      Su invito del gallerista Renato Corsini a maggio metto un po’ ordine nel mio archivio con l’obiettivo di ottenere una mostra coerente sul tema del cibo e dell’immigrazione. Corsini infatti, insieme a Ken Damy, altro nome storico della fotografia bresciana che da qualche anno si divide con la Calabria, stanno collaborando alla direzione artistica della V Biennale dei Cedri che per il 2015 è dedicata all’uomo nomade e Peregrinazioni, Terre Lontane, Luoghi, Etnie, Memorie. Un tema  attuale in questi tempi…

      Io da anni sto svolgendo un lavoro  (con molte pause) sulla presenza degli immigrati nel territorio bresciano ed inevitabilmente un terreno di contaminazione è il cibo e i relativi ristoranti etnici che da qualche anno sono comparsi anche a Brescia. Oltre agli immancabili kebab e sushi, ci sono ristoranti africani, bosniaci, indiani, russi, marocchini..

      Se fino a qualche anno fa la clientela di questi ristoranti era composta da immigrati e da qualche bresciano alternativo, negli ultimi tempi la clientela si è molto diversificata. Al Taj Mahal, il ristorante indiano-rumeno (questa è una delle meraviglie dell’integrazione 🙂 ) di Brescia, ormai i clienti bresciani sono più della metà.

      Qui sono pubblicati alcuni dei 25 scatti in mostra. La Biennale si svolge in Calabria e in particolare al Palazzo Rinascimentale di Aieta, Palazzo Cavalcanti a Verbicaro, al Museo della terra a S.Domenica Talao, al palazzo ducale di Maierà e Grisolia, ed anche a Orsomarso, Scalea e Diamante; sono previsti inoltre seminari, workshop ed incontri con gli artisti.

       

      Maggiori informazioni: http://www.atelierdufauxsemblant.it/inaugurazione-biennale-fotografica-l-uomo-nomade/

       

      Ferdinando Scianna a Brescia in visita alla mostra Il tempo nel mezzo

      Finissage della mostra di foto di matrimonio a Brescia: ospite il grande fotografo italiano Ferdinando Scianna

      Sì, proprio lui, Scianna, il fotografo siciliano dell’agenzia più famosa al mondo, la Magnum. Il pupillo di Leonardo Sciascia e Henri Cartier-Bresson. Il fotografo che negli anni ’90 raccolse la sfida di una coppia di stilisti all’epoca sconosciuti, Dolce & Gabbana, per rivoluzionare la fotografia di moda con le sue evocative immagini in bianco  e nero della modella Marpessa ambientate tra i vicoli assolati della Sicilia più ancestrale.

      Ma vediamo come ha fatto Ferdinando Scianna a finire a Brescia a vedere la mostra sul matrimonio di 5 fotografi (per carità, bravi ;-).
      Venerdì 3 luglio è giunta al termine Il tempo nel mezzo, l’evento-mostra che ha avuto il suo clou a maggio a Palazzo Mondini nel quartiere Carmine a Brescia, organizzato insieme ad altri 4 amici e colleghi fotografi (per tutti i dettagli della mostra leggi qui e qui ).

      Il finale è stato di quelli col botto, come si suol dire. Leggendo le puntate precedenti avrete letto che questo progetto di mostrare i cosiddetti b-side dei nostri foto reportage di matrimonio era stato sposato e supportato dal gallerista Massimo Minini, uno che generalmente lavora con gente come Anish Kapoor, Vanessa Beecroft, il compianto Gabriele Basilico, Cattelan,  Boetti, Paolini, LeWitt, Graham e Daniel Buren. Tramite i contatti di Alberto Petrò, tra noi cinque quello più avvezzo al mondo dell’arte contemporanea e delle gallerie, abbiamo poi ricevuto anche l’adesione generosa e convinta di Marco Vallora, critico d’arte de La Stampa e tra i più apprezzati in Italia. Si sa che, soprattutto nel Belpaese, un buon contatto vale più di mille porte da bussare: e così poi è arrivato il famoso fotografo Mario Cresci, che ci ha onorato della sua presenza domenica 24 maggio, conversando col pubblico di arte e fotografia.

      Ma quando Vallora ha fatto il nome di Ferdinando Scianna, un brivido ha iniziato a serpeggiare tra di noi. Stavamo parlando di uno dei più grandi e autorevoli fotografi italiani viventi, oltreché di una mente finissima e di un  oratore brillante e divertente. Più i giorni passavano e più la possibilità diventava concreta.

      Ma in cuor mio fino a quando non l’ho visto scendere dal treno in stazione non ci credevo. All’inizio Scianna conferma la sua fama di siculo un po’ burbero, complice anche qualche problema durante il viaggio e il meteo che fa le bizze, regalandoci qualche goccia di pioggia.

      Il pubblico è numeroso, un centinaio di persone circa: non la marea di appassionati che ci aspettavamo (e temevamo) , ma probabilmente molti si sono fermati per la pioggia  e per la partenza per il weekend.

      Foto by “Il tempo nel mezzo”
      La locandina della serata

      Scianna comincia subito il suo show, alternando battute, calembour e aneddoti divertenti (“i fotografi sono i professionisti più frustrati insieme agli odontotecnici: questi ultimi sognano per tutta la vita di essere dentisti, i fotografi sognano invece di essere artisti”).

      Leggi la seconda parte della serata di Ferdinando Scianna a Brescia

      Comunicato stampa mostra Il tempo nel Mezzo

      Comunicato Stampa:

      IL TEMPO NEL MEZZO

      Locandina della mostra

      Giorgio Baruffi / Andrea Gilberti / Alberto Mancini / Alberto Petrò / Roberto Ricca

      “Nel mezzo del tempo ordinario (kronos), il tempo straordinario (kairos) accade.”

      Così come ogni fotografia è un racconto di luce e granuli d’argento (oggi pixel), così ogni reportage è una storia a sè. A prescindere dalla storia, il reportage ha il potere di penetrare, attraverso pochi fermi-immagine, un mondo invisibile, svelando tutti i dettagli necessari affinché l’essenziale possa emergere.

      Per fare ciò il fotografo deve plasmarsi attorno al mondo che sta per raccontare con intuizione e determinazione, poichè spesso non è l’evento appariscente la chiave di lettura, bensì particolari apparentemente silenziosi. Nel reportage ogni storia ha bisogno di un’estetica che si adatti agli spigoli di una vecchia madia in una masseria del sud Italia, o allo sconfinato paesaggio montano nel Perù amazzonico, o al rispetto di fronte a quel viso che ti guarda implacabile uscendo dal Brooklyn Label e non puoi che ammirarlo per un attimo soltanto. La forza del reportage sta anche nel non fotografare.

      Questa storia si ripete da secoli ed è un classico fotografico. Ogni storia, tra un brindisi ed un bacio, nasconde attimi di tiepida intimità, momenti inconsueti di sospensione in un tempo di mezzo, situazioni apparentemente distaccate da ciò che di più importante sta accadendo attorno, riservate ad un occhio sensibile: una telefonata inaspettata, la densità dei pensieri di quell’uomo seduto in disparte, l’attesa di tre persone all’ombra di un portone. Questi dettagli non hanno un valore intrinseco, ma se colti intelligentemente, possono trovare la giusta collocazione nella narrazione, così che il reportage possa diventare davvero un documento veritiero.

      La mostra

      Cinque professionisti si confrontano sul tema del matrimonio, estraendo dai loro archivi 50 immagini che rappresentano quella storia parallela che non viene raccontata abitualmente, ma che merita di essere vista. Non si tratta di un reportage di ricerca sul matrimonio, bensì di un’attenta selezione di fotografie che vanno ben oltre la committenza. Esse offrono una visione rara, che ribalta la concezione estetica legata a questo evento. Durante il matrimonio i fotografi si prendono il loro momento per poter raccontare in maniera personale il resto, e cioè il tempo nel mezzo: fotografie tra le fotografie, un reportage allo stato puro.

      Mostra “Il tempo nel mezzo”

      Mostra di fotografia a Brescia Il tempo nel mezzo

      Dal 22 al 24 maggio presso Palazzo Mondini a Brescia ho avuto il privilegio di esporre insieme ad altri 4 colleghi (Giorgio Baruffi, Andrea Gilberti, Alberto Mancini, Alberto Petrò) per la mostra Il tempo nel mezzo.

      Come nasce l’idea della mostra?

      E’ tutto nato da Andrea, che in occasione della pensione di suo papà, il mitico Gino Gilberti, storico fotografo matrimonialista bresciano, decide di fargli un omaggio: una mostra che trascenda i limiti della fotografia di matrimonio, spesso considerata dagli altri fotografi come figlia di un dio minore. Da quel momento ci siamo trovati periodicamente, confrontandoci sulla nostra idea di mostra e più in generale di fotografia, sulle persone da coinvolgere e sulle possibili location.

      Tentativi di taglio dei passe-partout
      Massimo Minini con noi 5 fotografi bresciani
      Istantanea da una delle riunioni settimanali…

      Il tempo nel mezzo. Da dove arriva questo nome?

      In una delle settimanali riunioni pre-evento che abbiamo tenuto presso lo studio In Limbo abbiamo cominciato a fare  brain storming: serviva un nome evocativo, che richiamasse l’idea che ci accomuna di fotografia e che possibilmente non svelasse troppo, senza esplicitare che si trattava di fotografie di matrimonio.

      Giorgio ha introdotto il concetto della parola greca “Kairos” che significa  “il momento giusto”. I greci infatti, più di 2500 anni fa (!!) differenziavano il tempo in ordinario (Kronos), ossia la normale sequenzialità dei momenti che si seguono, e in Kairos, il tempo straordinario in cui “qualcosa” accade. A Traù in Croazia, in un convento, c’era uno bassorilievo che rappresentava il Kairos greco: un giovane fanciullo nudo che correva.
      Secondo i greci antichi, Kairos era la divinità (poco conosciuta e rappresentata) del momento che deve essere afferrato (dal ciuffo di capelli sulla fronte del ragazzo); altrimenti il momento è andato per sempre e non può più essere ri-catturato (infatti la parte posteriore della testa del fanciullo è senza capelli).

      Il libro de Il Tempo nel Mezzo
      Bassorilievo del dio Kairos

      E la cosa che mi affascina molto come fotografo è che sei tu che decidi che peso dare a questo tempo straordinario, ponendo un accento sulla normale sequenzialità del tempo ed estraendo un frammento di significato. Se Kronos ha una natura quantitativa quindi, Kairos è essenzialmente quindi un concetto qualitativo.
      Insomma un concetto perfetto per dei fotografi di reportage: non a caso Kairos è stato spesso avvicinato al “momento decisivo” di Henri Cartier-Bresson.

      Locandina della mostra

       

      I tre giorni di evento

      La partecipazione del pubblico all’evento è stata pazzesca, abbiamo contato più di 1.000 persone che durante i tre giorni sono venuti a vedere la mostra. E i commenti sono stati davvero entusiastici. Ognuno di noi 5 fotografi è abbastanza adulto e ha visitato abbastanza mostre per riconoscere un commento di cortesia da un giudizio dato col cuore, in modo sincero.

      Alcune opere della mostra Il Tempo nel Mezzo
      Il pubblico guarda le opere in mostra

      La location: Palazzo Mondini

      Tanto ha contribuito  la location: il fascinoso Palazzo Mondini (palazzo che in realtà non esiste nella toponomastica bresciana: semplicemente lì viveva il signor Mondini 😉 ) con il suo cortile, le pareti scrostate, il suggestivo lucernario sulla scalinata e il suo fascino retrò e sgarruppato.

      Mia figlia Gaia scende la bella scalinata di Palazzo Mondini
      Le scale interne di Palazzo Mondini
      Il lucernario all’interno di Palazzo Mondini

      L’allestimento e le luci

      Molto ha contribuito l’allestimento, coordinato in prima persona da Alberto Petrò che ha messo a disposizione di tutti la sua esperienza nell’organizzazione di eventi culturali ed artistici. Le raffinate luci di Catellani & Smith hanno impresso una cifra estetica sofisticata e vagamente misteriosa, alimentate da un impianto elettrico un po’ di “fortuna”. Sì perchè prima della mostra, la parte di palazzo Mondini che abbiamo usato per esporre le 50 fotografie, era ricoperta da cumuli di polvere e abbandono, senza acqua e corrente.

      Il tempo nel mezzo – Mostra di fotografia di matrimonio
      Una sala interna della Mostra Il Tempo nel Mezzo
      le grandi pulizie per l’allestimento
      e via di martello…

      Gli ospiti e i partner

      Una grande parte del successo va sicuramente ai partner: Massimo Minini, il grande gallerista e collezionista bresciano, ci ha onorato della sua presenza all’inaugurazione, scrivendo per la mostra un commento bellissimo e in generale sposando generosamente il progetto espositivo. Il critico d’arte del quotidiano La Stampa Marco Vallora ha portato alla mostra i grandi fotografi Ferdinando Scianna (Magnum) e Mario Cresci, intessendo colte dissertazioni sulla fotografia con il pubblico e con gli ospiti.

      Massimo Minini guarda una mia foto 🙂
      Massimo Minini alla mostra Il tempo nel Mezzo
      Proiezione di foto con intervento del critico d’arte de La Stampa Marco Vallora
      Mario Cresci alla mostra
      Mario Cresci discute con Alberto Mancini per la proiezione
      L’assessore alla Cultura di Brescia Laura Castelletti durante la proiezione

      Nicola Falappi e Erminando Aliaj

      Nicola Falappi di StudioQuaranta ha allestito con gusto raffinato il cortile e gli spazi della mostra. L’emergente fotografo di moda Erminando Aliaj che con i suoi ritratti per una volta ci ha fatto sentire dall’altra parte dell’obiettivo.

      Un allestimento floreale di Nicola Falappi (Studio Quaranta)
      Brunch domenicale nel cortile di Palazzo Mondini
      Il fotografo Erminando Aliaj (foto Alberto Petrò)

      La musica

      Per la parte musicale Titti Castrini (compagno di tour di Vinicio Capossela), Dj Webb, Violin & Cello Duo e il pianista Simone Lombardi hanno creato suggestive partiture sonore.

      Titti Castrini intrattiene con il suo sound
      Violin & Cello durante l’inaugurazione

      Food e dintorni

      Perimetro Good Food e Fuori di Mente (Mente Locale) hanno pensato a nutrire anche il corpo dopo tanto soul food.. 😉

      Fuori di mente mobile catering, Mente Locale Brescia

       

      Le fotografie

      Credo (spero) che la componente principale del successo della mostra sia stata data però dalla qualità delle 50 fotografie:
      5 fotografi di matrimonio, 5 diversi modi di interpretare “il tempo nel mezzo” e la storia parallela che si dipana lungo uno dei giorni più densi di significati e pathos nella vita di ognuno.

       Leggi il comunicato stampa ufficiale della mostra Il Tempo nel Mezzo


       

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      Copertina su QuiBrescia.. per Expo

      La mia foto per Ats Brescia per Expo in copertina sul mensile Qui Brescia

      E’ sempre bello quando una propria fotografia viene selezionata per la copertina di un magazine. In questo caso poi il piacere aumenta pensando che le immagini che ho realizzato per l‘Ats Brescia per Expo serviranno a promuovere Brescia e le sue bellezze proprio durante la grande esposizione universale di Milano. L’Ats Brescia per Expo è la realtà che raggruppa più di 60 soci (da AIB Associazione industriali bresciani, a CCIAA Camera di Commercio di Brescia, Università, Comune, Provincia…) con lo scopo di coordinare le iniziative e i progetti bresciani in chiave Expo2015.

      Qui Brescia è il mensile presente ormai da più di 10 anni sul nostro territorio: si occupa di attualità, cronaca ed economia, ma credo che tutti una volta o l’altra l’abbiano guardato anche solo per sbirciare chi c’era al tal evento mondano o alla tale inaugurazione… 😀

      In particolare Ats Brescia per Expo si è occupata di organizzare le “6 giornate di protagonismo bresciano a Expo” all’interno del Padiglione Italia, un palinsesto di eventi che si snoda su 6 giornate appunto,con l’obiettivo ambizioso di far conoscere Brescia durante Expo,vincendo una concorrenza agguerritissima in fatto di eventi di richiamo internazionale e appeal sul grande pubblico

      Venire quindi selezionati per una realtà ed uno scopo così importanti mi riempie di soddisfazione. Le foto scelte devono veicolare il concetto di “Together”, il claim che accompagna le giornate bresciane di presentazione a Expo. In particolare sono state scelte una fotografia di giovani skaters in Piazza Vittoria e una veduta posteriore dei Macc de le ure, con vista sul bellissimo orologio. La mia foto dei Macc de le Ure è posizionata in IV di Copertina nello stesso numero del maggio 2015 di Qui Brescia.

      L’agenzia di comunicazione è la Plus, coadiuvata da tutto lo staff Ats Brescia x Expo e in particolare dalle persone che si occupano di marketing e comunicazione: il direttore artistico Paolo dalla Sega, Francesca Peroni, Giulia Francioni e Alice Consolati

      Together Ats Brescia per Expo

      Skaters in piazza Vittoria

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      Che sia per uno shooting o per un reportage del tuo evento aziendale sarò felice di risponderti
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      1000 fans sulla pagina Facebook!

      Oggi ho raggiunto 1000 likes sulla mia Facebook page

      Sono felice: oggi ho superato i 1000 fans sulla mia pagina Fb Roberto Ricca Fotografo 🙂

      Per l’occasione volevo creare una Facebook cover divertente e curiosando un po’ sul web ho trovato un’app che permetteva di ottenere un puzzle con una tessera mancante. Ho quindi recuperato un’immagine scattatami dal fotografo-gallerista Renato Corsini durante una delle sue mitiche giornate nella sua bellissima casa di Bedizzole. Qui è facile incontrare, riuniti per parlare di fotografia e per mangiare una fetta di salame e bere un bicchiere di vino fotografi come Gianni Berengo Gardin, il più famoso fotografo italiano, insieme ad altri grandissimi come Giorgio Lotti, Uliano Lucas, Nino Migliori, Francesco Cito, Pepi Merisio, Romano Cagnoni..

      Quel giorno Renato mi ha chiesto di fare un reportage (ecco qui il link all’articolo) ed ecco spiegato il retroscena dietro a questa foto per me mitica, accanto ai mostri sacri della fotografia italiana. Inutile dire che un ingrandimento di questa foto è appesa accanto alla mia scrivania per ricordarmi di quanto sono fortunato…

      Per un sopraggiunto accesso di modestia mi sono “oscurato” sul lato sinistra della foto e ho utilizzato la tessera mancante del puzzle come foto del mio profilo della pagina Facebook.

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      Fotografi bresciani premiati

      Il progetto Yourself dell’omonimo collettivo vince il primo PhotoEbook

      Il collettivo Yourself, di cui faccio parte insieme ai fotografi bresciani Roberto Massini e Cristian Zambelli, ha vinto la prima edizione del concorso fotografico PhotoEbook indetto dalla casa editrice Emuse.

      >> Cos’è Yourself?

      Yourself è un collettivo ed un progetto fotografico di reportage sociale. Per oltre un anno abbiamo frequentato a Brescia gli spazi dismessi delle aree abbandonate dell’ex Metallurgica Tempini, nella zona tra via Milano ed il cimitero. Qui abbiamo conosciuto, e  poi fotografato, la vita delle persone che lì vivevano in condizioni estreme. Ali dal Mali e Richi dal Punjab ci hanno aperto le loro abitazioni temporanee e uno squarcio della loro vita.

      Dopo un periodo di “embargo” auto imposto per non creare problemi agli abitanti di Yourself, abbiamo deciso che era giunto il momento di far uscire questo progetto, per cercare di far conoscere, ai bresciani in primis, una realtà di emarginazione invisibile, situata a poche centinaia di metri da poli dello shopping cittadino come il centro commerciale Freccia Rossa.
      Ghetti come Yourself sono diffusi in tutta Italia, soprattutto nella ricca (una volta?) e annoiata provincia del Nord Italia: ecco perchè questo progetto trascende i confini locali, diventando purtroppo una conseguenza di politiche sbagliate sull’immigrazione.

      Per vedere le foto e per tutti gli approfondimenti visitate il sito www.yourselfproject.com

      L’articolo di BresciaOggi che parla del premio

      Corso di fotografia a Brescia in studio

      Corso base di fotografia a Brescia

      Docenti: Roberto Ricca e Vasilios Valassis

      Il corso è suddiviso in 5 lezioni (lunedì sera 20.30-22.30) dal 22 settembre per 5 settimane consecutive.
      Il corso prevede una formazione base sulla macchina fotografica e sulle tecniche di scatto: la parte principale verrà incentrata sulle regole della composizione e i colori in fotografia con un accenno al fotoritocco.
      Il corso si terrà in uno studio fotografico a Brescia (zona Caionvico): ogni lezione prevede la possibilità di fare molta pratica, in più una delle 5 serate sarà un’uscita pratica a Brescia.
      Il costo dell’intero corso è di 80 euro. Invieremo di volta in volta tutto il materiale utilizzato per le proiezioni e approfondimenti.
      Il corso è a numero chiuso per far si che l’aula non sia dispersiva e che ci sia la possibilità da parte nostra di seguire in modo specifico ogni singolo partecipante.

      Info e prenotazioni: 3397307160 (Roberto) – 3407781151 (Vasilios)

      Corso di fotografia a Brescia

      Web:
      https://www.robertoricca.com
      http://www.vasiliosvalassis.it
      http://www.whitewallstudio.net/

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      Fotografi bresciani in mostra alla Wave Photogallery

      Made in Brescia: mostra di fotografi bresciani

      Sono felice di essere stato uno dei fotografi di Brescia selezionato per la mostra “Made in Brescia” alla Wave Photogallery: una panoramica su alcuni dei migliori fotografi a Brescia e provincia.

      Locandina Made in Brescia

      Seppur parziale (tanti altri bravi fotografi non sono presenti) è stato un piacere ritrovare vecchi e nuovi amici e colleghi come Stefano Pizzetti, Ramona Zordini, Gianluca Checchi, Lionel Abrial, Alberto Petrò, Mauro Prandelli. La mostra è poi stata l’occasione  per conoscere nuovi autori come Michele Gusmeri, Matteo Lonati, Giuseppe Colarusso.

      Il concetto di fotografia è talmente ampio… E anche questa mostra ne è l’esempio! Si va dal reportage sociale di Mauro Prandelli che indaga le rotte dell’immigrazione globale, reportage di viaggio classici come il viaggio on the road Usa di Stefano Pizzetti, a lavori che declinano il reportage a livello locale come il mio o quello di Checchi dedicato ai “nuovi italiani”. Progetti fine art come quello di Ramona Zordini, di indagine sul paesaggio sospeso tra città e periferia (Michele Gusmeri) e sulle forme dell’architettura reinterpretate in chiave quasi grafica (Alberto Petrò). Riflessioni meta-fotografiche come quelle di Lionel Abrial o piccoli scrigni surreali à la Chema Madoz come quelli di Giuseppe Colarusso.

      Un grazie al curatore della mostra e patron della galleria Renato Corsini, che ha selezionato i lavori. Speriamo che si concretizzino le parole di Sandro Iovine della rivista Il Fotografo riguardo una circuitazione nazionale della mostra.

      Io personalmente ho partecipato con un lavoro, ancora in progress, su Isam Maarouf, in arte Lil Klips. Grazie a Roberto Massini e Cristian Zambelli (gli amici e compagni del progetto Yourself Project che vi invito a visitare qui) sono riuscito ad ottenere un editing soddisfacente. Prima di vedermi con loro ero addirittura indeciso se partecipare o meno alla mostra, perchè per una serie di motivi non riuscivo ad incontrarmi con Isam per fare quelle 3 o 4 foto che sentivo mi mancavano.

      La consapevolezza che le foto mancano ce l’ho anche adesso, ma almeno grazie a Cristian e Roberto ho sistematizzato un lavoro che c’è già in buona parte.

      Un grazie anche ai compagni del Gruppo di supporto fotografi pigri capitanati da Sara Lando con cui sto attualmente condividendo tante cose, fotografiche e non : un’esperienza formativa talmente forte che non posso ridurre in poche righe, farò un resoconto dettagliato al temine del corso a giugno.

       

      Queste le foto in mostra

      Qui puoi vedere il lavoro in progress su Isam/Lil Klips con un editing diverso

       

      Ecco chi è Isam Lil Klips

      “Isam Maarouf, aka Lil Klips, nasce a Agadir (Marocco) nel 1993. Dal 2004 inizia ad accostarsi in Marocco alla cultura HipHop. Nel 2008 scopre l’arte del BeatBox: la capacità di riprodurre suoni di percussioni con la bocca. Attualmente Lil Klips è uno dei migliori beatboxer in Italia (4° ai campionati nazionali di beatbox nel 2013), arrivando ad aprire i concerti di famosi gruppi hip hop come i Club Dogo. Oggi Isam/Lil Klips vive con la madre a San Paolo (Bs): la sua giornata si divide tra i concerti, il freestyle in strada e nei centri commerciali, la ricerca di un lavoro stabile e le serate con gli amici e la ragazza. In questo progetto fotografico work in progress Roberto Ricca vuole documentare la vita di un giovane ragazzo immigrato, i suoi sogni, le sue difficoltà, ma soprattutto la sua costante ed incessante ricerca di un miglioramento nella propria vita.”

      Arles in black pt. 2

      Tra le altre mostre più interessanti e significative, sempre agli Ateliers, quella di Gordon Parks, il primo fotografo afro americano della Farm Security Administration (F.S.A.), il primo fotografo afro americano della rivista Life… insomma il primo fotografo a fare un sacco di cose

      Tra i fotografi più importanti del ventesimo secolo, dagli anni Quaranta fino alla sua morte, nel 2006, Gordon Parks ha raccontato al mondo, soprattutto attraverso le pagine della rivista Life, la difficoltà di esser nero in un mondo di bianchi, la segregazione, la povertà, i pregiudizi, ma anche i grandi interpreti del ventesimo secolo, il mondo della moda e perfino le grandi personalità del mondo in pieno cambiamento, come Malcom X, Muhammed Ali e Martin Luther King.

      Vere o verosimili, nate dai drammi profondi, vissute sulla sua stessa pelle di ex ragazzo nero condannato a morire prima di nascere o costruite nell’alchimia della pura finzione, le storie di Gordon Parks sono tutte autenticamente sentite, tutte raccontate come visioni genuine e nate dalla volontà di incidere sulla realtà, affermando attraverso il racconto per immagini la propria opinione e la necessità di gridarla forte al mondo.
      Molto toccante il reportage di Life sulla famiglia afro americana del Bronx, con la doppia pagina di apertura e il grido di accusa di Parks, che era anche poeta, all’America borghese. Immagini come quella della signora Watson, con la scopa in mano e lo sguardo dimesso, sono entrate nell’iconografia.

      Nella piazza principale di Arles c’è la grande mostra retrospettiva su Sergio Larrain, il fotografo misterioso per eccellenza, colui che figlio della buoan borghesia cilena venne invitato da Henri Cartier-Bresson ad entrare nell’agenzia Magnum photos
      Chi è Gordon Parks

      Nato nel 1912 a Fort Scott, in Kansas, tra povertà e segregazione, Gordon Parks è stato conquistato dalla potenza e dalla forza della fotografia vedendo le realizzazioni dei fotogiornalisti sulle principali riviste dell’epoca. Dopo aver acquistato una macchina fotografica al banco dei pegni nel 1937, impara a usarla da autodidatta e, poco tempo dopo, comincia (1941) a collaborare con il celebre gruppo della Farm Security Administration (F.S.A.), capitanato da Roy Striker. Quando nel 1943 la F.S.A. chiude, Parks comincia la sua attività da freelance, alternando il lavoro per le riviste di moda (soprattutto Vogue) a progetti di fotogiornalismo e di impianto più sociale. Nel 1948, il suo reportage su una gang giovanile di Harlem conosce un grande successo e Parks diventa il primo fotografo e scrittore afroamericano di Life: per questa testata racconterà storie legate al razzismo, alla povertà, alla segregazione. Ma realizzerà anche intensi ritratti di scrittori, attori e traccerà le nuove, emergenti figure di leader neri, come Muhammed Alì, Malcolm X, Adam Clayton Powell, Jr. e Stokely Carmichael. Gordon Parks è stato anche scrittore, compositore di musica e nel 1969, è stato il primo regista afro-americano a dirigere un lungometraggio a Hollywood (The Learing Tree). Nel 1971, la sua seconda pellicola, Shaft ha conosciuto un grande successo.Per oltre trenta anni, Parks è stato un infaticabile lavoratore, creativo ed energico, in grado di impegnarsi nelle tante storie che dovevano essere raccontate; nelle campagne civili che dovevano essere sostenute. Numerosi sono i riconoscimenti e i premi al suo lavoro, tra questi la National Medal of Arts statunitense, ricevuta nel 1988.

      Arles in Black: festival di fotografia

      Torno ad Arles dopo parecchi anni per visitare il festival di fotografia per antonomasia, quello che detta le mode ed i trend nella fotografia artistica per i mesi seguenti.

      Quest’anno il tema è il Nero, quindi Arles in Black: all’inizio la fotografia fu solo in bianco e nero. Poi arrivò il colore, con grande scandalo dei puristi, che dominò per decenni. Oggi con l’avvento del digitale il bianco e nero è relegato ad un consumo nostalgico e di nicchia.

      In programma 50 mostre disseminate in diverse location, alcune davvero suggestive, in una città che è un piccolo gioiello, tra l’arena di epoca romana e il Café Van Gogh. Nello spazio dedicato al pittore olandese, che qui dipinse quadri come Notte stellata o la Maison Jaune, ho visitato la mostra dedicata al fotografo di moda Guy Bordin: pazzeschi gli scatti che pubblicava negli anni 70 su Vogue!! Un gusto per la composizione e per la provocazione sul filo della denuncia sociale, pur dalle patinate pagine del magazine chic per eccellenza.

      Poco distante in una chiesa sconsacrata, in un caldo pesante ed appiccicoso, la mostra “Bibi” di JHL, ossia Lartigue, che sarà anche uno dei padri nobili della fotografia, ma che con le sue foto da Saint Moritz, le gite a bordo di automobili fiammanti e la sua aria da dandy viziatello e borghese mi sta inevitabilmente antipatico.
      Molto meglio invece le mostre nella zona degli Ateliers, un complesso di fabbriche abbandonate che formano una location incredibilmente suggestiva. La mente corre subito all’ex comparto Milano a Brescia, le analogie architettoniche sono impressionanti, a dimostrazione di quello che i coniugi Becher teorizzavano con la loro fotografia concettuale di strutture architettoniche sorprendentemente simili in giro per l’Europa. (A proposito, ad Arles c’è anche una piccola mostra di Bernd ed Hilla Becher, ma, seppur mi sforzi, non riesco ad eccitarmi di fronte a queste parate di gasometri, o silos, o mulini europei. Mi sembra più un interesse da entomologo…)
      Eppure ricordo a Brescia una decina di anni fa, proprio in una fabbrica del Comparto Milano, una mostra di arte contemporanea, purtroppo seguita da un silenzio spesso e assordante. E le analogie tra Arles e Brescia, tra Italia e Francia, finiscono qua.

      Tra strutture metalliche e vetrate del secolo scorso, che trasudavano vite di operai e prodotti costruiti ed assemblati, le due mostre che più mi sono piaciute: quella di Michel Vanden Eeckhoudt e quella di Arno Rafael Minkkinen

      Il primo è un fotografo belga dell’agenzia Vu che mi ha colpito per la sua capacità di cogliere l’aspetto oscuro ed inquietante che alberga nell’apparente ordinario. Davanti alla sua Leica si materializzano immagini eleganti, misteriose, spesso con un sottile senso dello humour venato di nero. Occhi animali che ti guardano e ti inchiodano. Paiono uomini sofferenti, chiusi nella loro fissità eppure così capaci di comunicare. Mi ricordano i lavori di Giacomo Brunelli.

      Arno Rafael Minkkinen è un fotografo finlandese al confine tra immagine, performance e body art. Il suo corpo flessuoso e sottile entra in relazione con l’ambiente e la natura circostanti, adattandosi e modificando. E di volta in volta è un tronco che emerge da un lago, un arco protettivo per il figlio, un supporto che spunta dal vuoto per una donna sospesa nel vuoto.

       

       

      photo Guy Bordin
      photo Guy Bordin
      photo Guy Bordin
      photo Arno Minkkinen

       

      Michel Vanden Eeckhoudt

       

      Michel Vanden Eeckhoudt

       

      Michel Vanden Eeckhoudt

       

       

      Arno Minkkinen

       

       

      Michel Vanden Eeckhoudt

       

      Michel Vanden Eeckhoudt

       

      Arno Minkkinen

       

      Arno Minkkinen
      Michel Vanden Eeckhoudt
      Michel Vanden Eeckhoudt
      Michel Vanden Eeckhoudt

      Grandi fotografi italiani a Brescia

      Grazie a Renato Corsini i grandi fotografi italiani a Brescia

      Grazie all’iniziativa del fotografo-gallerista Renato Corsini, il patron della Wave photogallery di Brescia, si sono ritrovati a Brescia nei giorni scorsi alcuni tra i più grandi fotografi italiani viventi: da Gianni Berengo Gardin, Romano Cagnoni, Pepi Merisio, Nino Migliori, Uliano Lucas, Giorgio Lotti, Francesco Cito

      Il padrone di casa Renato Corsini
      Il grande fotografo Nino Migliori scatta con l’iPhone
      Giovani fotografe e galleriste
      (im)mobile
      Gianfranco Salis
      Flower power Bus
      Il fotografo e lighting expert Claudio Amadei
      Berengo Gardin allo scatto dietro a Pepi Merisio
      La vera passione di Berengo Gardin: la crema di mascarpone
      Renato Corsini della Wave Gallery

      Workshop fotografico con Donald Weber – VII agency

      Workshop fotografico VII Shoot con Donald Weber

      Durante il festival Fotografia Europea di Reggio Emilia sono stati selezionati 2 studenti per partecipare ad un workshop fotografico con un fotografo master dell’agenzia VII.
      Io ho seguito quello con Donald Weber, premiato al World Press Photo nel 2006 e nel 2012, con tema “Integrazione scolastica”.

      Un’atmosfera unica, tante mostre interessanti e la possibilità di lavorare fianco a fianco con uno dei fotografi internazionali più stimolanti sono stati per me una grande fonte d’ispirazione.

      Impagabile vederlo al lavoro nella fase di editing, quasi un solfeggio musicale il ritmo che per lui deve emanare dal racconto fotografico.

      E il suo consiglio per me più prezioso: “Don’t run. Stay. And feel.”

      www.viiphoto.com
      www.fotografiaeuropea.com
      donaldweber.com
      www.worldpressphoto.org

      Guarda il video dello slideshow dei lavori dei partecipanti al workshop fotografico VII HOST

      Gallery

      Ingresso nella scuola
      Studentessa durante una lezione
      Un giovane studente di origine cinese partecipante al progetto della web radio studentesca
      Interno della sala insegnanti
      Lezione di musica
      Durante la lezione
      Reggio Emilia è una delle città col maggior tasso di immigrati in Italia
      Sala insegnanti
      Un alunno durante il workshop fotografico con Donald Weber
      Un interno della scuola media Da Vinci di Reggio Emilia

       

      Selezionato al Leica Talent!

      Concorso Leica Talent 2012

      E’ una grandissima soddisfazione venire selezionati nel Concorso Leica Talent nella Categoria M professionisti.

      Vada come vada sono felicissimo che gli occhi di fotografi come Paolo Pellegrin della Magnum Photos o Franco Pagetti della VII, piuttosto che di critici/photo editor come Denis Curti (Contrasto) e  Lorenza Bravetta (Magnum Photos)  incrocino per qualche secondo le mie foto!

       

      Ecco il progetto selezionato: “Fuori i secondi” sulla boxe

       

      Ed ecco la giuria

      Giuria M

      LORENZA BRAVETTA

      Lorenza Bravetta è dal 2010 Development Director di Magnum Photos (www.magnumphotos.com) per l’Europa continentale.
Ha iniziato a lavorare a Magnum Parigi nel 1999 come responsabile delle relazioni con gli agenti in Europa.
Nel 2001 crea il dipartimento per lo sviluppo delle attività commerciali in Europa, grazie al quale negli ultimi anni alcuni dei principali brand mondiali hanno scelto di comunicare attraverso le foto di grandi fotografi quali Martin Parr, Steve McCurry, Elliott Erwitt, Ferdinando Scianna, Carl De Keyzer, Raymond Depardon e Paolo Pellegrin. 
Nel 2006 diventa responsabile delle attività di corporate e dei partenariati, dando vita a progetti come « Magnum sees Piedmont », in occasione dei Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006, « Un monde en partage », e « Women Changing India ». Oggi dirige uno staff di 15 persone il cui obiettivo è di rappresentare e sviluppare in Europa i progetti personali, culturali e commerciali dei 60 fotografi membri dell’agenzia.

      DENIS CURTI

      Denis Curti è direttore della sede milanese di Contrasto e vicepresidente della Fondazione FORMA, Centro Internazionale di Fotografia. Già direttore del master post universitario di fotografia realizzato in collaborazione con NABA e Fondazione FORMA, è direttore della scuola di Fotogiornalismo di Contrasto e direttore artistico del Festival di Fotografia di Capri e della Casa dei Tre Oci a Venezia. 
E’ stato direttore artistico del Festival di Fotografia di Savignano sul Rubicone dal 2000 al 2006, e di 5 edizioni della Biennale Internazionale di Fotografia di Torino. 
Dal 1995 al 2002 ha diretto la Fondazione Italiana per la Fotografia, e per oltre 15 anni è stato giornalista e critico fotografico per le pagine di Vivimilano e Corriere della Sera.

      INAS FAYED

      Inas Fayed è il direttore editoriale di Leica Fotografie International (http://www.lfi-online.de/). 
Dal 2006 al 2008 è stata direttore editioriale di Victor, il magazine semestrale di Hasselblad.
Precedentemente è stata redattore delle riviste tedesche Arte e Computerphoto. 
E’ stata l’artefice dei progetti europei Munken Young Photographers nel 2002 e Young Professionals Photopools nel 2002. Ha curato le 20 mostre fotografiche (di Erwitt, Araki, Platon, Suau, Nahr, Dworzak, Gursky, McCurry, Rankin e altri) presentate da Leica alla Photokina 2012.
Vive e lavora ad Amburgo.

      FRANCO PAGETTI

      Dopo aver studiato Chimica a Milano, nel 1980 Franco Pagetti ha abbandonato l’insegnamento per dedicarsi alla fotografia di moda, dapprima come assistente a New York e Parigi, e poi collaborando in prima persona con Vogue Italia, L’Uomo Vogue e altre testate del gruppo Condé Nast.
Nel 1988 realizza per L’Europeo il primo reportage fotogiornalistico sulle donne torturate dal regime cileno, anche se continua a scattare per la pubblicità e la moda insieme al reportage fino alla svolta definitiva del 1997, dopo la quale si dedica esclusivamente al fotogiornalismo. 
Da allora Pagetti ha viaggiato incessantemente, documentando per i più prestigiosi magazine e quotidiani internazionali – quali Time, Newsweek, The New York Times, The New Yorker, Stern, Le Figaro, Paris Match, The Times of London – i conflitti in Afghanistan (1997, 1998, 2001), Kosovo (1999), Timor Est (1999), Kashmir (1998, 2000 e 2001), Palestina (2002), Sierra Leone (2001), Sudan del Sud (1997) Somalia (2008) Libia e Egitto (2011) e tematiche relative a India, Vaticano, Cambogia, Laos, Indonesia e Arabia Saudita.
Una menzione a parte merita il lavoro svolto da Pagetti in Iraq, prevalentemente per Time Magazine, per sei anni dal 2003 fino al dicembre 2008. Pagetti ha avuto l’intuito – caratteristica propria dei grandi giornalisti – di “sentire” il concatenarsi degli eventi che avrebbero portato alla guerra ben tre mesi prima che questa accadesse, e mentre la maggior parte dei fotogiornalisti si affollavano in Kuwait, nel gennaio del 2003 Franco era già a Baghdad.Dal 2007 è membro effettivo di VII, la prestigiosa e pluripremiata agenzia di fotogiornalismo.
Vive tra Milano e New York.

      PAOLO PELLEGRIN

      Paolo Pellegrin è uno dei più apprezzati fotografi nel panorama internazionale e membro di Magnum Photos dal 2005. 
Ha ricevuto i più significativi award, come il Kodak Young Photographer Award / Visa d’Or at Visa Pour l’Image nel 1996, la Leica Medal of Excellence nel 2001, l’Hansel-Mieth prize nel 2002, l’Olivier Rebbot prize by the Overseas Press Club nel 2004, il W. Eugene Smith Grant in Humanistic Photography nel 2006, la Robert Capa Gold Medal nel 2007, il Deutsche Fotobuchpreis e il Lucie International Photography Awards nel 2008, e il Getty Image Professional Editorial Photography Grant nel 2009.
Ha inoltre vinto il World Press Photo nel 1995, 1998, 1999, 2004, 2005, 2006 e 2012.

      Link:

      www.talent.leica-camera.it/roberto-ricca

      www.talent.leica-camera.it/le-giurie

      www.magnumphotos.com

      www.viiphoto.com

      La mostra Fuori i secondi alla Wave photogallery

      Il progetto Fuori i secondi sulla boxe

      Letizia Battaglia e Francesca Woodman

      Doppia grande mostra alla GALLERIA MASSIMO MININI
      Letizia Battaglia / Francesca Woodman
      inaugurazione sabato 22 settembre ore 18
      fino al 10 novembre 2012

      “Non ho potuto conoscere FRANCESCA WOODMAN, eppure ha abitato in Italia, a Roma, per pochi mesi, tra il ’77 e il ’78. Andavo a Roma spesso per incontrare artisti, amici, critici. Frequentavo il mondo dell’;arte che allora mi sorprendeva, visto attraverso gli occhi di colleghi che vivevano nel mio stesso sistema. Giuseppe Casetti ad esempio, o Ugo Ferranti che le hanno dato le sue prime mostre e Giuseppe Gallo, Sabina Mirri. Ma so anche che se l’avessi incontrata forse non avrei saputo riconoscerla. Incontriamo, noi galleristi (allora ero un gallerista rampante), molti giovani che ci propongono di guardare le loro opere. Di solito le osserviamo distrattamente, anche con un po’ di sufficienza. Un artista che cerca di farsi notare viene abitualmente guardato con sospetto. La domanda che fa l’artista (giovane) è: <<Ma allora come possiamo fare?>>. Domanda quasi senza risposta.””LETIZIA ha un nome di BATTAGLIA, e di fatto è una lottatrice. L’ho chiamata un giorno, poco tempo fa, per passare a conoscerla. Un mito della fotografia, Letizia, ma non pensavo di cacciarmi nel cratere di un vulcano. Un vulcano siciliano, come si conviene, tra Etna e Stromboli; una fotografa di delitti, di morti, di madri disperate e guardie del corpo con magnum e il colpo in canna, di giudici riversi sui sedili, di galline e gatti sui tavoli. Letizia respira per pochi momenti ogni giorno, per il resto fuma una sigaretta dietro l’altra. E’ stata assessore alla cultura a Palermo con Leoluca Orlando, ma i poeti non devono fare politica. E’ furba, svelta, delicata, tranchant, abituata a vedere la morte in faccia, cosa volete che gliene importi delle menate del mondo dell’arte e della fotografia? Ho capito che lei non è una fotografa: è un essere umano incazzato di vivere in un mondo così sporco.”
      testo di Massimo Minini

      Fotoreporter di guerra in Valle Camonica

      Bella occasione per ascoltare uno dei più grandi reporter italiani e il suo fotografo di fiducia…

      IL DISTRETTO CULTURALE DI VALLE CAMONICA 

      presenta
      PROFESSIONE REPORTER – IL GRANDE GIORNALISMO RACCONTA IL TERRITORIO
      Venerdì 5 ottobre | Palazzo della Cultura di Breno (BS) ore 21

      Il grande reporter di guerra del Corriere della Sera, Ettore Mo e il fotoreporter Luigi Baldelli incontrano il pubblico in una serata a ingresso libero, promossa dal Distretto Culturale di Valle Camonica, all’interno di Multimedia Land, due giornate dedicate alla comunicazione e alla presentazione del nuovo brand territoriale “La Valle dei Segni.”

      La serata sarà introdotta dalla presentazione del volume “Impronte Digitali” a cura del Laboratorio Multimediale di Comunicazione.

      Ettore Mo, uno dei più famosi corrispondenti di guerra dei nostri tempi, nel 1962 inizia la sua carriera di giornalista al Corriere della Sera, occupandosi inizialmente di musica e teatro; nel 1979 ottiene il suo primo incarico di inviato speciale raccontando la rivoluzione khomeinista in Iran, l’invasione russa e la resistenza dei mujahiddin in Afghanistan. Dal 1995, anno nel quale è a Sarajevo durante la guerra di Bosnia, al suo fianco c’è Luigi Baldelli, il fotografo compagno di viaggio e di lavoro.
      Ettore Mo ha raccontato in prima persona tutte le crisi mondiali e ha conosciuto e intervistato i maggiori protagonisti della nostra epoca.

      Luigi Baldelli è fotografo professionista dal 1987. Dal 1989 ha iniziato a seguire i più importanti avvenimenti internazionali: la fine dei regimi totalitari nell’Europa dell’Est, la rivoluzione in Romania, il Libano, la Guerra del Golfo, la guerra nell’ex Jugoslavia, la crisi dell’Albania, le situazioni sociali e politiche nei paesi dl Medio Oriente, le guerre e le carestie in Africa.
      I suoi fotoreportage sono stati pubblicati dai maggiori quotidiani italiani e stranieri.

      Mostra Cheyco Leidmann e Bruno Taddei alla Wave Photogallery, Brescia

      Una nuova doppia mostra. Gradito ritorno alla Wave Photogallery di Brescia: l’istrionico Cheyco Leidmann, autore del libro cult “Foxy lady” icona degli anni ’80  e Bruno Taddei, artista caratterizzato da una tecnica singolare. Inaugurazione sabato 29 settembre

      Cheyco Leidmann
      “Zeta Nacht”

      Per la seconda volta nelle sale della galleria, Leidmann presenta il suo ultimo ed inedito lavoro, un progetto visionario, arricchito da un’installazione site specific che accoglierà lo spettatore all’ingresso della mostra
      Gettare una luce sulle ombre, mostrare in un visivo teatro crepuscolare la lotta tra realtà e follia, il paradosso di ironia e illusione confrontato con il fatto che “viviamo sull’orlo della pazzia”: questa è Zeta Nacht. Le nuove immagini concettuali, rosse e nere, di Cheyco Leidmann, inedite e presentate per la prima volta alla Wavephotogallery, saturate nel loro tono monocromo su tavolozze di erotismo penetrante, richiamano con tutto il loro ardore visioni apocalittiche di ogni genere.
      L’evento manifesta un incontro tra due visioni: una a dimostrazione dell’impegno dei committenti di Cheyco Leidmann a questa nuova interpretazione del “neo-visualism”, che include un anche un trittico composto da più immagini; l’altra che mostra le sue classiche sfumature hard-core. E’ un dialogo di vera sostanza che dovrebbe ispirare agli occhi degli spettatori i pensieri e le emozioni attraverso la verità dell’immagine, che ormai non è più solo in bianco e nero. La creativa Ypsitylla Von Nazareth accompagna Cheyco Leidmann.

      Testo: Wave Photogallery

       

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      Mostra alla Wave photogallery: Matricardi e Noto

      Nuova doppia mostra alla Wavephotogallery. Inaugurazione giovedì 6 settembre alle ore 19,00 via trieste 32, brescia

      Caterina Matricardi
      “Presenze”

      “Caterina Matricardi propone elaborazioni fotografiche di assoluto silenzio e di struggente solitudine umana, nella quale si amplifica il frastuono cacofonico del mondo e l’isolamento del soggetto. L’incomunicabilità dei rapporti umani appare quasi una necessità inevitabile della sua pratica artistica, una considerazione tragica dell’esistenza, che l’arte riesce a tramutare in malinconiche visioni di raggelato romanticismo e in luoghi d’attesa di ciò che nel tempo ignoto sta per accadere.
      La fotografia si esibisce come strumento veritiero e credibile nel prelievo fedele della realtà, ma nel gioco delle luci, orchestrato dall’artista, bagliori, velature e folgorazioni fulminanti trasformano ogni sagoma umana in entità oscura in cerca di un rapporto tra corpo, spazio e tempo.
      Essi appaiono esseri paralizzati nell’ombra impalpabile che li costituisce, essenze di bellezza fragile e anonima che, dunque, sfuggono ad ogni possibile riconoscimento e giudizio. La luce che da sempre è alba del mondo, diventa qui accecamento della vista, riverbero del nulla, sprofondamento nell’abisso o l’ultimo bagliore della morte che corteggia la follia e il pensiero impensabile. La coltre nera fotografica, che nasconde e protegge l’identità degli individui, si oppone ai discreti bagliori che illuminino i colori delle loro sagome, fino ad accompagnarli nei vicoli della malinconia e nell’inconsistenza del reale.
      Nella fotografia di Matricardi, dunque, ciò che rimane è un vagare di spiriti, di fantasmi che, nella loro dissolvenza eterea, trattengono la drammaticità della vita e della morte. Il profilo della forma percorre lentamente le sembianze di corpi ormai smaterializzati, mentre la luce trattiene il ricordo, l’ultima impronta di un rapporto negato con il mondo.”
      Giampietro Guiotto da “Bresciaoggi”, 22 ottobre 2011

      Mario Noto
      “Racconti dal Sud”

      “Ho voluto realizzare questa serie di scatti, anche per descrivere il posto in cui sono nato e vivo. La Sicilia. Una terra bellissima ma contemporaneamente sfregiata nell’orgoglio da anni di oppressione. Vivo in una cittadina nel centro dell’Isola, una cittadina fatta di gente che reputo perbenista e bigotta. Quel tipo di gente che vedendo uno che sta peggio di loro gli punta il dito addosso,  come fosse un appestato e lo emargina, solo per stare un gradino più in alto nella loro finta scala sociale.”

      Mario Noto afferma di essere nato in una “terra maledetta dove non esiste nessuna prospettiva di realizzazione personale”. Questa terra è la Sicilia, posto ingrato che lo spinge giorno dopo giorno ad osservare la gente intorno a lui, ad ascoltarne le storie in cui a volte sembra riconoscersi. Nasce così un lavoro dal forte valore umano. Negli scatti di Noto è possibile leggere infatti le storie dei soggetti che, lungi dal rivolgere semplicemente lo sguardo in  favore di macchina, si raccontano attraverso ritratti regalati con fiducia a chi li ha ascoltati, capiti, e resti protagonisti. Protagonisti di un circo dell’umanità, a metà tra il mondo freak e le visioni di eco felliniano, che ci catapultano nella “società dei vinti” che, abbandonate le regole del vivere civile, danno vita ad un mondo in cui non è difficile trovare, a fianco della dura e reale povertà, una poesia malinconica e coinvolgente.
      E Noto è capace di cogliere questa poesia che nasce dalla decadenza in modo impeccabile, forte di essere in qualche modo, uno di loro. Come i soggetti dei suoi scatti infatti Noto sente di condividere il disagio che si prova quando si vive “in un luogo che ami, ma che non ti dà nessuna possibilità di realizzazione personale”. Sarebbe un errore però parlare di pessimismo. La rivincita personale è sempre dietro l’angolo, urlando e dichiarando la propria diversità, il soggetto si riscatta. Fotografo e fotografato si trovano così ad urlare insieme, a spiccare voli che forse si arresteranno in un salto, torneranno forse con i piedi per terra, ma la fotografia ne documenterà per sempre solo il tentativo di staccarsene.

       


      wavephotogallery
      via trieste 32
      brescia
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